Strage Usa, arsenale in casa del killer. Pista terrorismo

Authorities search an area Wednesday, Dec. 2, 2015, following a shooting that killed multiple people at a social services center for the disabled in San Bernardino, Calif. (James Quigg/The Victor Valley Daily Press via AP)
Authorities search an area Wednesday, Dec. 2, 2015, following a shooting that killed multiple people at a social services center for the disabled in San Bernardino, Calif. (James Quigg/The Victor Valley Daily Press via AP)
Authorities search an area Wednesday, Dec. 2, 2015, following a shooting that killed multiple people at a social services center for the disabled in San Bernardino, Calif. (James Quigg/The Victor Valley Daily Press via AP)

NEW YORK. – America sotto shock per la strage di San Bernardino, in California, costata la vita a 14 persone, mentre altre 21 sono rimaste ferite. L’ennesimo massacro che mostra al mondo un Paese più che mai impotente di fronte al fenomeno della violenza delle armi da fuoco. E risveglia negli americani l’incubo del terrorismo.

Una pista che anche il presidente Barack Obama non esclude, seppure a distanza di 24 ore dalla sparatoria nel centro disabili il movente resti ancora sconosciuto. “Non sappiamo ancora il perché di questo nuovo evento terribile”, ha ammesso il presidente parlando dallo Studio Ovale della Casa Bianca, dopo aver riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale.

“Potrebbe essere legato al terrorismo. Ma è anche possibile che sia legato a una lite sul posto di lavoro”, ha spiegato, costretto a rinnovare l’accorato appello a porre fine alla mattanza: “Tutti dobbiamo fare di più per prevenire queste sparatorie e rendere più difficile l’accesso alle armi da fuoco in questo Paese”.

Gli investigatori lavorano senza sosta. Tante le cose ancora da chiarire e capire, anche se il mosaico di ora in ora si compone di sempre più tasselli. I killer – uccisi dalla forze dell’ordine al termine di uno spettacolare inseguimento ripreso in diretta tv dagli elicotteri dei vari media – erano due: Syed Rizwan Farook, 28 anni, cittadino americano di origini asiatiche ed ex ispettore dei servizi sanitari dello stato della California, insieme alla moglie Tashfeen Malik, 27 anni, musulmana nata in Pakistan.

Entrambi incensurati e mai nel radar dell’Fbi. Nella loro abitazione, nella località di Redlands, a pochi chilometri dal luogo della strage, gli agenti federali hanno trovato un vero e proprio arsenale, tra cui oltre 5 mila munizioni ed esplosivi artigianali: 12 ‘tubi-bomba’ come quello rinvenuto nei pressi della sala conferenze dell’Inland Regional Center, teatro della sparatoria, dove era in corso un party di Natale proprio degli ex colleghi di Farook.

Il congegno non è esploso – rivelano gli investigatori – solo per il malfunzionamento di un telecomando. Dettagli inquietanti, dunque, come le prime rivelazioni su Farook, che sarebbe stato ‘radicalizzato’ e avrebbe nel recente passato compiuto viaggi in Arabia Saudita.

“Era in contatto telefonico e via social media con più di un soggetto legato al terrorismo internazionale”, affermano fonti dell’Fbi, spiegando però che ogni riferimento al terrorismo di matrice islamica sia al momento prematuro. Piuttosto – si sottolinea – è probabile che la radicalizzazione di Farook possa aver contribuito insieme ad altri motivi ad accendere la miccia che ha portato alla strage.

Altri motivi come, ad esempio, una controversia nata nell’ambiente di lavoro. Farook infatti – raccontano alcuni testimoni – era presente alla festa di Natale dei suoi ex colleghi. Poi improvvisamente se ne sarebbe andato via infuriato, forse in seguito ad una discussione o un alterco. Sarebbe quindi tornato poco dopo con la moglie – entrambi vestiti con mimetica (lei di colore nero), passamontagna e giubbotti anti-proiettile – per compiere la strage, con fucili d’assalto e pistole.

Tutte armi – si è verificato – acquistate legalmente. La loro fuga è terminata con il Suv su cui viaggiavano crivellato di colpi: ben 380 quelli esplosi dagli agenti, che non hanno lasciato scampo ai due assassini.

Intanto i militanti dell’Isis sul web festeggiano: “Con l’hashtag #American_Burning hanno scritto diversi messaggi, tutti in arabo: “Tre leoni ci hanno fatto diventare orgogliosi”. E ancora: “le strade della California sono piene di soldati con armi pesanti, l’America sta bruciando”. Ma nessuna rivendicazione.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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