Brasile: impeachment contro Dilma apre tsunami politico

Pubblicato il 03 dicembre 2015 da redazione

dilma

RIO DE JANEIRO. – Si aggrava la crisi politica in Brasile, che vive una fase recessiva acuta anche dal punto di vista economico: il mandato della presidente della Repubblica, Dilma Rousseff (rinnovato per altri quattro anni alle scorse elezioni del 2014) corre il rischio di terminare prima del tempo.

Il presidente della Camera dei deputati di Brasilia, Eduardo Cunha, ha infatti accolto una richiesta di ‘impeachment’ mossa contro di lei dalle opposizioni al suo governo, accusato di aver violato la Legge di responsabilità fiscale. La decisione, piombata come una bomba nelle stanze del potere, scatena anche una guerra aperta tra due delle più alte cariche dello Stato: Rousseff e Cunha – da mesi su posizioni divergenti – ormai si attaccano reciprocamente anche nei discorsi ufficiali.

“Io non ho conti in Svizzera, né sono sospettata di aver stornato denaro pubblico”, ha detto Dilma riferendosi alle denunce di corruzione a carico di Cunha per il presunto coinvolgimento nello scandalo di tangenti dentro Petrobras. “Tutti sanno che non sono una ladra”, si è poi sfogata Rousseff con il suo entourage.

Pesantissima la replica del presidente della Camera. Dilma “ha mentito alla nazione”, ha affermato Cunha, secondo cui il governo avrebbe tentato la strada dello “scambio di favori”: ottenere il via libera all’approvazione di una polemica manovra fiscale in cambio della protezione del mandato di Cunha nel processo aperto contro di lui nel Consiglio di etica, dopo la scoperta di conti segreti in Svizzera a suo nome.

“Chi sta mentendo é il presidente della Camera”, ha ribadito pochi minuti dopo il ministro della Casa civile, Jaques Wagner. Per la stampa brasiliana, l’ok all’impeachment è stato una evidente “ritorsione” da parte di Cunha contro la presidente: il Partito dei lavoratori (Pt) di Dilma poche ore prima aveva annunciato di essere a favore dell’azione disciplinare contro Cunha per “condotta incompatibile con il decoro parlamentare”.

La “messa in stato di accusa” di Dilma non significa comunque destituzione immediata: a partire da questo momento, infatti, l’iter dell’impeachment si snoderà attraverso fasi lunghe e complesse, che prevedono la creazione (già lunedì prossimo) di una commissione speciale, passando per la plenaria della Camera, il Supremo tribunale federale e, infine, il Senato, dove la capo di Stato potrà essere eventualmente assolta o condannata.

Il Pt ha intanto comunicato che impugnerà il procedimento adottato da Cunha davanti alla Corte suprema. Mentre il ministro della Giustizia, José Eduardo Cardozo, ha suggerito che anche i singoli cittadini possano avviare un'”azione popolare” contro il presidente della Camera. E il presidente del Pt, Rui Falcao, dopo aver definito la richiesta di impeachment “un tentativo di golpe”, ha scritto sui social network che “i golpisti non passeranno”.

(di Leonardo Cioni/ANSA)

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