Il marchio dell’Isis sulla strage in California

Pubblicato il 04 dicembre 2015 da redazione

Investigators search for bullet casings at the scene where Wednesday's police shootout with suspects took place, Thursday, Dec. 3, 2015, in San Bernardino, Calif. A heavily armed man and woman dressed for battle opened fire on a holiday banquet for his co-workers Wednesday, killing multiple people and seriously wounding others in a precision assault, authorities said. Hours later, they died in a shootout with police.(ANSA/AP Photo/Jae C. Hong)

Investigators search for bullet casings at the scene where Wednesday’s police shootout with suspects took place, Thursday, Dec. 3, 2015, in San Bernardino, Calif. A heavily armed man and woman dressed for battle opened fire on a holiday banquet for his co-workers Wednesday, killing multiple people and seriously wounding others in a precision assault, authorities said. Hours later, they died in a shootout with police.(ANSA/AP Photo/Jae C. Hong)

NEW YORK. – “Stiamo indagando sul caso come un atto di terrorismo”. L’Fbi dopo due giorni di indagini, tenta di mettere un primo punto fermo sulla strage di San Bernardino, in California, costata la vita a 14 persone. E spunta la pista dell’Isis, con l’organizzazione del califfo che sul web ha manifestato il suo appoggio al massacro, sostenendo che l’attacco e’ stato condotto in nome della causa dello stato islamico.

Mentre gli investigatori rivelano che Tashfeen Malik, la donna del commando, aveva espresso sostegno al califfato in un messaggio su Facebook proprio nel giorno della strage, poco prima di cominciare l’attacco contro i dipendenti del centro sociale dove vengono assistite persone disabili.

Il “marchio” dell’Isis è giunto con un comunicato ufficiale attraverso Aamaq, il network di propaganda dello Stato islamico, lasciando intravedere clamorosi sviluppi nelle indagini.

Nel frattempo scoppia la polemica per la decisione di far entrare le telecamere dentro la casa della coppia-killer, a Redland, con le indagini ancora in corso e il rischio che i giornalisti inquinino le prove su quella che dovrebbe essere considerata ancora una scena del crimine.

Secondo quanto riferiscono fonti investigative, Malik ha scritto il messaggio pro-Isis sul social media usando un account con uno pseudonimo dove esprimeva fedeltà al califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Il messaggio è stato poi cancellato. I dettagli su cosa ci fosse scritto non sono stati resi noti e gli investigatori non hanno spiegato come siano arrivati a questa conclusione. Ma – precisano – la coppia potrebbe essere stata “ispirata” dallo Stato islamico, ma non “diretta”, confermando in qualche modo che marito e moglie si erano radicalizzati.

I due non hanno lasciato alcuna rivendicazione, hanno eliminato l’hard disk dal computer di casa e i loro cellulari nuovi sono stati trovati distrutti. Inoltre, accanto all’arsenale trovato in casa dei killer (incluso 12 tubi bomba) la polizia ha recuperato copie di istruzioni su come fabbricare una bomba in casa, prese probabilmente dalla rivista online di al Qaida, ‘Inspire’.

Dopo i dettagli emersi su Farook e il suo passato, dal quale emergono alcuni viaggi in Arabia Saudita, gli investigatori stanno ora concentrando le indagini sulla moglie. Malik, 27 anni, nata in Pakistan, è giunta in Usa nel 2014 con visto da fidanzata, sposandosi in un secondo momento con Farook in California. I due hanno avuto una bimba che ora ha sei mesi e che hanno affidato alla nonna poco prima di uscire di casa e compiere il massacro.

Oltre all’arsenale, nell’abitazione della coppia sono stati ritrovati documenti distrutti, passaporti, carte di identità, il corano, foto e i giocattoli della bambina in un angolo. Tutto ripreso dalle telecamere dei media.

(di Gaetana D’Amico/ANSA)

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