Francia: il successo di Fn cambia gli equilibri per la corsa presidenziale del 2017

Leader of French far-right political party National Front (FN) Marine Le Pen (L) and National Front party member and Member of Parliament, Marion Marechal-Le Pen (R) attend a political rally for the French regional elections, in Nice, France, 27 November 2015. ANSA/SEBASTIEN NOGIER
Leader of French far-right political party National Front (FN) Marine Le Pen (L) and National Front party member and Member of Parliament, Marion Marechal-Le Pen (R) attend a political rally for the French regional elections, in Nice, France, 27 November 2015.  ANSA/SEBASTIEN NOGIER
Leader of French far-right political party National Front (FN) Marine Le Pen (L) and National Front party member and Member of Parliament, Marion Marechal-Le Pen (R) attend a political rally for the French regional elections, in Nice, France, 27 November 2015. ANSA/SEBASTIEN NOGIER

PARIGI.- Altro che potere locale. La vera posta in gioco delle elezioni regionali francesi è la corsa alle presidenziali del 2017. A cominciare da Marine Le Pen, la leader vittoriosa del Front National, che ora userà il grande successo elettorale – con il Fronte primo partito di Francia intorno al 30%, seguito dai Républicains di Nicolas Sarkozy con il 27% e i socialisti al 23% – da trampolino di lancio verso il portone dell’Eliseo.

Per la Dama Nera che vola oltre al 40% nella regione Picardie-Nord-Pas-de-Calais l’exploit trasforma il suo movimento in una “forza di governo” pronta a trasferirsi nel cuore del potere. Ai suoi occhi lo scrutinio locale sancisce “il definitivo ingresso” del Fronte nella famiglia dei “grandi partiti” transalpini.

“Siamo inarrestabili”, pronosticava già nei giorni scorsi la bionda Marine che in testa a un unico chiodo fisso. Non certo la presidenza del Nord-Pas-de-Calais per cui ha incassato uno primo score ma la corsa presidenziale del 2017. “Riconquisteremo i territori perduti della Repubblica”, ha detto commentando i primi risultati e lanciando slogan dai toni quasi presidenziali. “Vive la France, Vive la République francaise”.

Ma l’esito delle scrutinio regionale è anche cruciale per delineare i rapporti di forza all’interno del centro destra. Fino a poche settimane fa i Républicains guidati dall’ex presidente Nicolas Sarkozy continuavano a sperare in una marea neogollista. Per l’ex capo dello Stato eletto poco più di un anno fa alla guida del partito si trattava di imporsi anche al livello interno sugli altri sfidanti nelle primarie.

E però, a tre settimane dallo choc degli attentati jihadisti di venerdì 13 novembre, molti potenziali elettori si sono voltati verso l’ultradestra lepenista. Indebolendo la posizione di Sarkozy e rafforzando invece quella dei suoi sfidanti nel voto interno del prossimo autunno. A partire da Alain Juppé, l’ex premier ed attuale sindaco di Bordeaux sempre più amato dai francesi.

Tra i socialisti la parola d’ordine è resistere, resistere e resistere. La disastrata maggioranza che fino ad oggi governava in 21 regioni su 22 (anche se la recente riforma territoriale le ha ridotte a 13) si trova ora in una situazione difficilissima. Nella Francia post-attentati lo straordinario balzo in avanti della popolarità di Hollande non ha portato l’auspicato impatto positivo sui candidati socialisti alle regionali. Per molti di loro è profondo rosso.

A 16 mesi dalla corsa presidenziale il Ps deve ricostruire tutto. La svolta ‘neo-liberale’ del premier, Manuel Valls, non sembra aver pagato. Agli occhi di molti una nuova alleanza con ecologisti e gauche radicale in vista del voto presidenziale sembra più che mai necessaria.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. A Parigi in molti credono che a Hollande l’avanzata lepenista possa quasi fare comodo. Nel caso di un eventuale ballottaggio contro di lei nella corsa presidenziale, sarebbe lui in posizione di vantaggio. In quel caso, infatti, si ripeterebbe lo scenario del 2002, quando Jacques Chirac si trovò al secondo turno contro Jean-Marie Le Pen.

Quel giorno molti socialisti si trovarono costretti a turarsi il naso e votare per il candidato neogollista. Questa volta potrebbe verificarsi lo scenario contrario, con la destra moderata costretta a sostenere il socialista in nome del ‘patto repubblicano’. Un’ipotesi da prendere assolutamente con le molle. Oggi il Ps è a pezzi e la partita è ancora tutta da giocare.

(di Paoloi Levi/ANSA)

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