Allarme in Libia, l’Isis avanza verso i pozzi di petrolio

Pubblicato il 14 dicembre 2015 da redazione

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IL CAIRO. – Adesso “l’Isis avanza verso i pozzi di petrolio libici”. L’allarme, dopo gli orrendi crimini, le esecuzioni, le crocifissioni e la minacciosa propaganda da parte dei jihadisti legati al Califfo, arriva dal ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian.

A meno di due giorni dalla tanto attesa firma a Skhirat in Marocco per un nuovo esecutivo di unità nazionale dai due governi rivali di Tobruk – il cui Parlamento è riconosciuto a livello internazionale – e Tripoli, dominato dagli islamisti, il titolare della Difesa francese ha allertato del pericolo rappresentato dai militanti dell’Isis in Libia che “sono a Sirte, estendono il loro territorio su 250 chilometri lineari di costa, ma cominciano a penetrare verso l’interno e a puntare a un tentativo di accesso a dei pozzi di petrolio e a delle riserve”.

Da qualche mese più fonti, non solo occidentali, avevano lanciato l’allerta sostenendo che i tagliagole dello Stato islamico stanno programmando di impossessarsi delle riserve di greggio per finanziare le loro operazioni terroriste.

Sabato scorso ‘Dar el Iftaa’ del Cairo, la casa degli editti religiosi (fatwa), aveva messo in guardia contro l’espansione dell’organizzazione terroristica che da Sirte mira ai pozzi di oro nero ad Ajdabya a est, tra Sirte e Bengasi. Una minaccia da non sottovalutare e che può essere arginata solo dopo che la Libia riuscirà a riorganizzare le proprie istituzioni statuali, riunificandosi sotto un unico governo di concordia nazionale che dovrebbe essere approvato mercoledì prossimo.

A dare una spinta in questa prospettiva l’accordo di Roma raggiunto al termine della conferenza sulla Libia tenutasi alla Farnesina, alla quale hanno partecipato 17 Paesi, più l’Onu, Ue, Lega Araba e Unione Africana. L’intesa prevede l’insediamento entro i prossimi 40 giorni a Tripoli del nuovo governo di concordia, un appello per il cessate il fuoco immediato e l’apertura di corridoi umanitari.

La comunità internazionale garantirà inoltre la sicurezza dell’insediamento dell’esecutivo nella capitale ed in questo percorso di stabilizzazione l’Italia giocherà un “ruolo fondamentale” nel quadro Onu. Il premier proposto per un possibile governo, Fayez Sarraj, ha nuovamente lanciato un nuovo appello ai libici a serrare i ranghi per porre fine alla guerra.

Ed è anche di questi giorni la notizia di nuove esecuzioni pubbliche dell’Isis a Sirte. Secondo testimoni, riporta l’agenzia Lana, “una donna marocchina è stata decapitata dopo essere stata accusata di stregoneria dalla Corte islamica, mentre un palestinese è stato ucciso a colpi di pistola per spionaggio”. Un terzo uomo, “un libico, è invece stato punito con il taglio della mano per furto”.

E mentre si teme che lo Stato Islamico possa rifarsi vivo a Sabrata e minacciare le rovine archeologiche dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco, a Bengasi, in violenti scontri fra estremisti islamici e miliziani di Fajr Libya, sono morte almeno nove persone, fra cui alcuni dirigenti del gruppo al potere nella capitale.

Intanto un giudice libanese ha emesso un ordine d’arresto per Hannibal Gheddafi, figlio del defunto leader libico Muammar Gheddafi, con l’accusa di nascondere informazioni sul caso dell’Imam sciita Mussa Sadr, scomparso nel 1978 in Libia.

(di Giuseppe Maria Laudani/ANSA)

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