Greggio sotto i 35 dollari. Petrolio e Fed affondano le Borse

petrolio

NEW YORK. – Il petrolio crolla e scivola, per la prima volta dal 2009, sotto i 35 dollari al barile. E le Borse affondano, appesantite anche dall’incertezza per le decisioni di politica monetaria della Fed e sul loro possibile impatto sull’economia.

Le piazze finanziarie del Vecchio Continente chiudono in rosso, con Milano maglia nera. Piazza Affari dopo un avvio in positivo, frena e archivia la seduta in calo del 2,4%, con Eni che ha perso il 2,9% e Pininfarina arrivata a cedere fino al 68% con l’ufficializzazione della vendita agli indiani di Mahindra.

Wall Street procede in altalena, condizionata dall’attesa per la Fed: un aumento dei tassi mercoledì è dato per scontato, ma come la banca centrale si muoverà da lì in poi è da chiarire. Gli occhi sono puntati quindi su Janet Yellen, chiamata a definire la road map delle prossime mosse.

Secondo gli economisti, la Fed ritoccherà al rialzo il costo del denaro fra le due e le quattro volte nel 2016 per un aumento totale di 75 punti base. La volatilità sui mercati non si calmerà probabilmente fino alla Fed.

Il crollo del petrolio però alimenta la tensione. Il greggio è sceso sotto la soglia psicologica dei 35 dollari al barile, affondando ai minimi da febbraio 2009. Un crollo innescato dall’Iran che ha ribadito di voler aumentare le esportazioni di petrolio con le fine delle sanzioni, lasciando intravedere la possibilità di un mercato ancora più inondato di greggio.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia stima un aumento delle scorte di petrolio di 300 milioni di barili con l’accelerazione dell’export iraniano in un momento di raffreddamento della domanda cinese. Il petrolio ”è sotto di 10 dollari rispetto a un mese fa e questo è un calo significativo” afferma Ryan Larson, di RBC Global Asset Management.

”L’anno si sta chiudendo su una nota non piacevole. L’odore della paura è tornato nell’aria” mette in evidenza David Hufton di PVM, precisando che l’Opec ha smorzato ogni speranza sui prezzi, ora in ”caduta libera, con conseguenze pesanti”.

Il disaccordo all’interno dell’Opec e la produzione record di Iraq e Arabia Saudita alimentano le tensioni sui prezzi, che potrebbero calare ulteriormente se ci sarà un altro cessate il fuoco in Libia. ”Se la produzione libica torna a salire, l’effetto sul prezzo è impensabile” mettono in evidenza gli analisti.

A pesare è anche il dibattito negli Stati Uniti sulla possibile rimozione del divieto di esportare petrolio: se il divieto sarà rimosso, e un accordo sarebbe vicino, sul mercato arriveranno altri migliaia di barili al giorno alimentando la corsa al ribasso dei prezzi.

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