Papa: l’indifferenza minaccia la famiglia umana

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CITTA’ DEL VATICANO. – E’ stato l’anno del piccolo corpo di Aylan abbandonato sul basgnasciuga di Bodrum, in Turchia, e dei troppi corpi, tantissimi giovani, uccisi al Bataclan e negli attentati del 13 novembre, perpetrati in nome di Dio. Immagini che, almeno per un po’, hanno dissolto l’indifferenza, e scosso le coscienze delle persone e degli Stati. Chissà se papa Francesco le aveva presenti nello scrivere “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”, Messaggio per la 49.ma Giornata mondiale per la pace, pubblicato oggi e, come sempre, inviato a tutti i capi di Stato del mondo.

Certo è che nel testo forte è la denuncia del fatto che “l’indifferenza costituisce una minaccia per la famiglia umana”, e che va contrastata, dai singoli e dagli Stati, per “conquistare la pace”. “Dio non è indifferente, a Dio importa dell’umanità”, è il significativo incipit, dal forte potenziale interreligioso ed ecumenico, del Messaggio: 21 pagine in cui, partendo dai segnali positivi della Cop21 di Parigi sul clima, del summit di Addis Abeba e della Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, papa Francesco si muove tra eredità del Concilio e insegnamenti di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, per denunciare l’indifferenza verso Dio, verso il prossimo e verso il creato, e che mina la “corresponsabilità solidale, radice della vocazione fondamentale alla fratellanza e alla vita comune”.

L’indifferente, colui che “chiude il cuore per non prendere in considerazione gli altri, chiude gli occhi per non vedere ciò che lo circonda o si scansa per non essere toccato dai problemi altrui” è una tipologia umana che sempre esistita ma, denuncia il Papa, “ai nostri giorni ha superato decisamente l’ambito individuale per assumere una dimensione globale e produrre il fenomeno della ‘globalizzazione dell’indifferenza’”.

L’indifferenza “cerca spesso pretesti: nell’osservanza dei precetti rituali, nella quantità di cose che bisogna fare, negli antagonismi che ci tengono lontani gli uni dagli altri, nei pregiudizi di ogni genere che ci impediscono di farci prossimo”. Alla indifferenza il Pontefice oppone la “solidarietà”, “virtù morale e atteggiamento sociale”, contro le “piaghe del nostro tempo”, e nella “innegabile interdipendenza” nel mondo globalizzato tra “la vita del singolo e della sua comunità in un determinato luogo e quella di altri uomini e donne nel resto del mondo”.

A questa analisi il Messaggio affianca una serie di appelli in vista di “gesti concreti” e “atti di coraggio”, soprattutto degli Stati, per costruire la pace: contro la pena di morte, per l’amnistia; per nuove legislazioni sulle migrazioni nel senso della accoglienza e della integrazione; per il lavoro, la casa e la terra, soprattutto per le categorie sociali più fragili; per evitare “non trascinare altri popoli in conflitti e guerre”; per la cancellazione o la gestione sostenibile del debito internazionale dei paesi poveri; per politiche di cooperazione che non si pieghino alla “dittatura di alcune ideologie”, e non siano “lesive dei valori delle popolazioni locali e del diritto dei nascituri alla vita”.

Gli appelli si fondano sulla certezza che la “cultura della solidarietà”, che il Papa invita tutti, media compresi, a costruire, è già vitale nelle ong e gruppi caritativi, non solo ecclesiali, in quanti soccorrono i migranti, nei reporter che “informano sulle situazioni che interpellano le coscienze”, in quanti difendono i diritti umani, nelle famiglie che “educano controcorrente”, in quanti hanno accolto un migrante a casa, nei giovani che “si uniscono per realizzare progetti di solidarietà”. Anche se di loro si parla poco, il Papa li vuole “incoraggiare: la loro fame e sete di giustizia sarà saziata”.

(giovanna.chirri@ansa.it)