Crollano i redditi dei professionisti. E le donne guadagnano la metà degli uomini

Pubblicato il 15 dicembre 2015 da redazione

professionisti

ROMA. – Professionisti sempre più poveri e più anziani. Dal 2007 (in prossimità del deflagrare della crisi) al 2014, i guadagni di ingegneri, architetti, avvocati, notai e del resto della platea dei 1,5 milioni di liberi professionisti italiani, sono crollati di oltre il 18% (-18,35%). A certificarlo è l’ultimo Rapporto dell’Adepp, l’associazione delle Casse di previdenza private.

Il report, riferito al 2014 e presentato a Roma dal presidente dell’associazione Andrea Camporese, mostra come l’insieme degli iscritti Adepp stia invecchiando velocemente, con un calo vistoso delle fasce di età che vanno dai 25 ai 45 anni. E se i redditi sono stati erosi dalla crisi, le perdite non sono state però omogenee.

L’analisi Adepp punta i riflettori per la prima volta sulle situazioni territoriali mostrando come i guadagni siano declinati tra Nord e Sud e tra giovani e anziani, molto diversamente. Così, un professionista in Calabria guadagna addirittura il 65% in meno di un collega che risieda invece in Lombardia o in Trentino. E la situazione degli studi calabri è comune a quelli in Molise, Sardegna, Sicilia e Basilicata.

E mentre si irrobustisce l’esercito di professionisti con un balzo del numero degli iscritti (oltre 50mila iscritti in più nel giro di un anno, sfiorando ormai quota 1,5 milioni segno che le professioni libere continuano a essere attrattive), i redditi delle professioniste donne continuano a distanziarsi rispetto a quelli dei colleghi uomini.

In termini economici si tratta di professioniste ‘dimezzate’, guadagnando di fatto la metà dei maschi il cui reddito 2014 in termini reali è rimasto sotto quota 30 mila, fermandosi a 28.960,02 euro annui. In Campania, Lazio, Liguria le professioniste hanno incassato l’anno scorso tra il 51,6%e il 55% del reddito dichiarato dai maschi. ”Allarmante” poi il fatto – evidenzia il Rapporto – che il tetto massimo raggiunto dalle donne si fermi al 70% dei guadagni degli uomini.

Camporese ha ribadito l’allarme per le pensioni future e la necessità di un welfare allargato: ”Dobbiamo evitare in tutti i modi – ha detto – una frattura generazionale. Trovo insopportabili e in mala fede certe difese a prescindere di anziani signori con pensioni di livello e non commisurate a ciò che hanno versato ma, allo stesso tempo, credo che un giovane non possa non rendersi conto dei cambiamenti radicali che il sistema economico ha subito”.

”La sfida – ha aggiunto il presidente Adepp – è mantenere l’equilibrio tra ciò che si versa e ciò che si riceve agendo con forza su tutte le leve che portano a una protezione sociale utile ad evitare di avere centinaia di migliaia o milioni (inclusa la gestione separata Inps) di futuri pensionati a 500 euro al mese”.

Aumenta intanto la raccolta dei contributi pensionistici da parte delle Casse: nel 2014 ha sfiorato 9 miliardi di euro (+2,87% sul 2013). Anche il patrimonio complessivo si fortifica potendo contare su 64,4 miliardi di euro, in crescita costante. Decisamente a favore dell’impiego delle risorse di Casse e Fondi pensione a sostegno dell’economia reale, attraverso un fondo, si è pronunciato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, intervenuto alla presentazione.

”In questo contesto – ha detto Padoan – le iniziative delle Casse e Fondi per strumenti di investimento a lungo termine nell’economia reale, non solo sono i benvenuti ma vanno nella direzione giusta dal loro punto di vista”. ”Un’ottima idea – ha sottolineato – L’importante che siano iniziative volontarie. Auspico che la cosa vada avanti”.

(di Paola Barbetti/ANSA)

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