Al vertice Ue Renzi parte all’attacco, noi rispettiamo gli impegni

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 08-04-2014 Roma Politica Conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri n°12 Nella foto Matteo Renzi Photo Fabio Cimaglia / LaPresse
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08-04-2014 Roma
Politica
Conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri n°12
Nella foto Matteo Renzi
Photo Fabio Cimaglia / LaPresse

BRUXELLES. – Le promesse europee non mantenute sull’immigrazione. Le corsie preferenziali riservate solo alla Germania, che riesce a bloccare il completamento dell’Unione bancaria e l’avvio dello schema di garanzia dei depositi. Le proposte di David Cameron per negoziare una riforma del rapporto con la Ue tanto ineludibile quanto impossibile da realizzare, almeno nei termini prospettati dal premier britannico per discriminare l’accesso degli altri europei al welfare di Londra. La contraddizione di chiedere a Mosca il sostegno in Siria e Libia salvo poi cercare di rinnovare in automatico le sanzioni economiche contro la Russia.

L’irritazione per la “strabiliante” procedura aperta da Bruxelles contro l’Italia per la mancata identificazione immediata dei migranti. Il ‘no’ preventivo dell’Italia (ma anche di 9 paesi dell’Est e degli stessi Usa) ad un possibile via libera della Commissione europea al raddoppio del gasdotto North Stream dopo la bocciatura del South Stream che interessava l’Italia e garantiva la fornitura di gas all’Europa mediterranea.

Sarà un Matteo Renzi all’attacco quello che arriverà a Bruxelles per l’ultimo vertice del 2015, il tredicesimo negli ultimi 12 mesi, il settimo centrato sulla crisi dell’immigrazione. Nei due giorni di summit “la parola d’ordine sarà ‘mettere in atto’ quanto già deciso finora”, spiegano fonti diplomatiche che parlano di uno stallo di fatto: da Francia e Germania si fa pressione ad esempio per aprire “centri di detenzione” per tenere sotto controllo i migranti, dall’Italia si rimprovera che ricollocazione e rimpatri sono fermi e si spiega che i centri non sono realistici di fronte ai numeri previsti.

Nessuna decisione nuova da prendere, ma tanti gli argomenti spinosi su cui scegliere se moltiplicare le linee di frattura o trovare terreno comune. E se Jean Claude Juncker al Parlamento europeo ha promesso che “sotto la mia leadership faremo tutto il possibile per difendere Schengen e rendere più forti i principi che esso rappresenta”, è anche evidente che aumenta lo scollamento tra molte capitali e la Commissione europea, sospettata di “fughe in avanti” che rendono ancora più confuso il quadro Ue.

Diversi diplomatici dei 28, ma anche fonti vicine allo stesso presidente del Consiglio Donald Tusk, non nascondono ad esempio la perplessità per la scelta della Commissione di presentare, a sole 48 ore dal summit, il progetto per la creazione del corpo di guardie di frontiera e guardacoste europei. Che dovrebbe intervenire per “aiutare” uno Stato membro in difficoltà anche quando non è richiesto.

“In realtà nessuno ha avuto il tempo di analizzare la proposta, ma finirà che i leader saranno chiamati a parlarne dai giornalisti senza aver fatto alcuna valutazione concreta, che sarà rimandata al prossimo appuntamento” spiega un alto funzionario del Consiglio.

Intanto, parlando a Camera e Senato, il presidente del Consiglio ha sottolineato che il vertice di sarà “l’occasione per illustrare in modo organico la nostra visione di diplomazia, di sicurezza, di politica estera, che non viene meno rispetto alla politica estera del passato”.

In Parlamento ha lasciato però già trapelare motivi di insofferenza. Annunciando l’apertura di un secondo hotspot ha sottolineato che l’Italia “è pronta a intervenire tenendo fede ai nostri impegni” aggiungendo che “chiederemo all’Europa se loro sono in grado di tenere fede ai loro”. E sottolineato che “non tutti i migranti sono stati identificati subito in Germania e Angela Merkel diceva ‘prima salvarli poi la burocrazia’, ma questo non sembra valere per l’Italia”.

(di Marco Galdi/ANSA)

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