Usa 2016: Putin scende in campo a favore di Trump

Pubblicato il 17 dicembre 2015 da redazione

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MOSCA. – ”E’ una persona molto fuori dal comune, di talento, senza alcun dubbio. Non spetta a noi giudicarne i pregi, ma è il leader assoluto della corsa presidenziale”: forse non è un endorsement vero e proprio, ma il leader del Cremlino Vladimir Putin è entrato a gamba tesa nella campagna elettorale Usa spezzando una lancia a favore del miliardario Donald Trump, il candidato in testa ai sondaggi delle intenzioni di voto dei repubblicani, accreditato del 38,% secondo un sondaggio Washington Post/ABC apparso l’altro ieri.

Non lo ha fatto pubblicamente, nella sua maxi conferenza stampa di fine anno, durante la quale anzi ha assicurato che ”la Russia è pronta e vuole sviluppare i rapporti con l’America e con qualunque presidente gli americani decideranno di eleggere”. Ma alla fine del lungo botta e risposta, parlando con i cronisti, ha fatto capire chiaramente a chi vanno le sue simpatie nella battaglia elettorale che sta già infiammando gli Stati Uniti a poche settimane dall’inizio delle primarie.

E le sue frasi populiste antiimmigrati e antimusulmani che sono state condannate da Obama e dal premier britannico David Cameron? ”Per quanto riguarda le cose interne, le frasi che usa, cioè quello che lui utilizza per aumentare la propria popolarità, tutto ciò non riguarda la Russia, non spetta a noi giudicarle”, si è affrettato a precisare Putin, mostrando una certa indulgenza verso quella che forse ritiene solo retorica elettorale.

Non si scompone neppure di fronte al fatto che Trump sia come uno di quegli oligarchi che lui in Russia ha messo in riga, tenendoli lontano dalla politica. A Putin interessa di più l’apertura di credito del magnate verso la propria leadership e verso la Russia: “dice che vuole passare a un altro livello di relazioni, a un livello più stretto e più profondo di rapporti. Come possiamo non dare il benvenuto a ciò? Naturalmente gli diamo il benvenuto”.

Tre mesi fa, in un dibattito tra i candidati repubblicani alla Casa Bianca, Trump è stato l’unico ad affermare che lui andrebbe ”d’accordo con Putin: farei di tutto per trovare un’intesa”. ”E non penso che ci sarebbe il tipo di problemi che ci sono ora”, aveva aggiunto, riferendosi all’amministrazione Obama. E si era spinto a sostenere che ”una parte del problema tra l’Ucraina e gli Usa deriva dal fatto che Putin non rispetta assolutamente il presidente Obama”.

All’inizio di novembre si era detto convinto che ”possiamo avere un rapporto molto buono con la Russia e che avrò un rapporto molto buono con Vladimir Putin”. Insomma, l’esatto contrario degli altri candidati repubblicani. M

a anche e soprattutto l’esatto contrario di quello che appare ormai il vero candidato democratico, quella Hillary Clinton che nel marzo 2014 aveva paragonato l’operato di Putin in Crimea a quello di Hitler prima della Seconda Guerra Mondiale con le popolazioni di etnia tedesca in Cecoslovacchia e Romania: una offesa che Putin difficilmente dimenticherà o giustificherà con la retorica pre-elettorale.

In fondo la Russia, fin dai tempi sovietici, ha avuto sempre rapporti più facili, o più chiari, nel reciproco riconoscimento della propria irriducibile diversità, con i presidenti repubblicani. Di Putin, George Bush ebbe a dire: ”l’ho guardato negli occhi e visto la sua anima, un uomo diretto, che ispira fiducia”. Un’anima che invece il vice presidente Usa Joe Biden ha detto di non aver mai visto.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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