Renzi, nel 2016 Pil oltre 1,5%. La manovra spinge la crescita

Pubblicato il 20 dicembre 2015 da redazione

Italy's Prime Minister Matteo Renzi (L) and Economy Minister Pier Carlo Padoan attend a news conference at the end of a cabinet meeting at Chigi Palace in Rome, Italy, October 15, 2015.  REUTERS/Tony Gentile

Italy’s Prime Minister Matteo Renzi (L) and Economy Minister Pier Carlo Padoan attend a news conference at the end of a cabinet meeting at Chigi Palace in Rome, Italy, October 15, 2015. REUTERS/Tony Gentile

ROMA. – L’Italia è guarita e ormai si può dire fuori dalla crisi, tanto che nel 2016 la crescita potrà superare l’1,5%, anche grazie a una legge di Stabilità che riduce le tasse e sprona le imprese a tornare a competere e ad assumere.

Il giorno dopo il via libera notturno della Camera alla legge di Stabilità sia Matteo Renzi sia Pier Carlo Padoan difendono l’impianto di una manovra che, secondo il ministro dell’Economia, ora è “più ricca” e “più espansiva” e che, come spiega il premier, “contiene molti lingottini”, a partire dal calo delle tasse.

“Il 2015 si chiude meglio del 2014 ma non sono ancora soddisfatto” dice il premier in tv, ribadendo che “i segnali di ripresa ci sono” e dicono che “per il 2016 andremo ancora meglio”. Ma al di là dei decimali, “l’importante è che ci credano gli italiani, è tutto nelle nostre mani”. Mani che potranno sfruttare dal prossimo anno tutte le misure che il governo ha messo in campo con la manovra che non contiene “mance” ma risorse per il sociale, con “soldi che vanno ad associazioni, volontariato, scuola, cultura, Coni”.

Un bene, sostiene il premier, “perché l’Italia è fatta di questo”. Certo, per finanziare i quasi mille commi che ora compongono la legge di Stabilità – lievitata nel secondo passaggio a Montecitorio fino a 34,5 miliardi – si è sfruttata fino in fondo la leva del deficit, portato al 2,4% così come autorizzato dal Parlamento, e non ancora da Bruxelles.

Ma si tratta comunque del livello più basso rispetto al Pil degli ultimi 10 anni, rivendica Renzi, e in un percorso di aggiustamento dei conti pubblici, precisa Padoan, che permetterà nel 2016, per la prima volta da otto anni a questa parte, di ridurre il debito, rendendo l’Italia “più credibile”, e di raggiungere il pareggio strutturale, come previsto, nel 2018.

Chiusa la maratona della Camera, dove la commissione Bilancio ha lavorato per 36 ore consecutive e l’Aula ha dato il suo ok nel cuore della notte, ora l’ultimo passaggio al Senato sarà rapido e blindato: un esame lampo in commissione domani, per passare all’Aula già martedì e chiudere in giornata – o al massimo entro il 23 – con la fiducia.

Nella notte si sono consumate anche le ultime schermaglie con il Movimento Cinque Stelle – che secondo il premier fa opposizione “solo a telecamere accese” – in risposta a una difesa appassionata da parte di Marco Causi, dopo la querelle sollevata dai grillini sulle risorse (poi non assegnate) alla Fondazione RomaEuropa guidata dalla moglie.

Con il doppio passaggio parlamentare la manovra “si è arricchita di importanti novità che ne hanno potenziato gli effetti espansivi finalizzati ad accelerare la crescita” ha fatto sapere il Tesoro, mentre Padoan ha osservato che si tratta di un “ulteriore passo avanti ella politica economica del governo” il cui “fine ultimo” è “la creazione di posti di lavoro di buona qualità, grazie al ritorno a una crescita sostenuta e sostenibile”.

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