L’incertezza della Spagna, nuovo fronte per l’Ue

Spanish Prime Minister and candidate Mariano Rajoy speaks during the last election campaign event in Valencia, Spain, 18 December 2015. EPA/MANU BRUQUE
Spanish Prime Minister and candidate Mariano Rajoy speaks during the last election campaign event in Valencia, Spain, 18 December 2015. EPA/MANU BRUQUE
Spanish Prime Minister and candidate Mariano Rajoy speaks during the last election campaign event in Valencia, Spain, 18 December 2015. EPA/MANU BRUQUE

ROMA. – La Spagna, fino ad oggi saldamente in mano ai popolari o ai socialisti, due formazioni di decisa fede europeista, dopo il voto di oggi apre un nuovo fronte di incertezza nell’Ue, non essendo chiaro chi governerà il paese nei prossimi quattro anni né quali saranno le scelte politiche, economiche e sociali.

La vittoria del Partido Popular (Pp) di Mariano Rajoy, fortemente ridimensionato rispetto a quattro anni fa quando aveva ottenuto la maggioranza assoluta, appare insufficiente per garantire ai presidenti del Consiglio e della Commissione europei, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, considerati vicini alla cancelliera tedesca Angela Merkel, il proseguimento delle politiche ortodosse di austerità.

Scelte che a loro avviso stanno dando i primi validi risultati delineando la fine della crisi, ma che i partiti di sinistra o le nuove formazioni euroscettiche e/o di protesta osteggiano, con intensità variabili a secondo del loro posizionamento.

Difficile quindi che il Pp o anche il Psoe risultino in grado di governare da soli in Spagna e al momento l’ipotesi di una ‘Grosse Koalition’ alla tedesca pare molto lontana, a meno di un intervento in questo senso di re Felipe VI, ma è decisamente troppo presto per ipotizzarlo.

L’Europa dell’austerità e dei conti in ordine innanzi tutto, non ama le incertezze e oggi trema un po’ di più. Nel sud dell’Europa le perplessità spagnole si aggiungono a quelle della Grecia e dell’Italia, dove il premier Matteo Renzi chiede un approccio diverso da quello attuale, meno burocratico e più politico, e dove la componente euroscettica, tra Cinque Stelle, Lega e anche Forza Italia, è decisamente presente.

Nell’Europa centrorientale all’euroscetticismo autoritario dell’Ungheria si è aggiunto quello della Polonia, mentre al centro dell’Unione la Francia vede la maggioranza dei suoi giovani votare per il Front National che dall’Unione vorrebbe uscire uccidendo di fatto il progetto dell’Europa unita.

Senza dimenticare la Gran Bretagna, dove l’ipotesi di una Brexit è tutt’altro da escludere.

Chi governerà la Spagna domani non lo sappiamo, e non si può neppure escludere l’ipotesi di un ritorno alle urne a breve. Fatto sta che un governo minoritario del Pp, non osteggiato dai centristi di Ciudadanos, sarebbe comunque debole e in balia delle opposizioni nazionaliste e di sinistra. Molto difficile appare anche l’ipotesi di una alleanza tra il Psoe e i ‘post-indignados’ di Podemos, che con l’aiuto di qualche piccolo partito nazionalista potrebbero – ma è quasi fantascienza – riuscire a raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. Ma con Podemos al governo, le politiche di rigore finanziario rischierebbero di finire nel cassetto.

(di Emanuele Riccardi/ANSA)

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