Erica Berra, 10 mesi senza sosta dell’Istituto Italiano di Cultura in Venezuela

Pubblicato il 23 dicembre 2015 da redazione

Erica Berra, direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura di Caracas

Erica Berra, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Caracas

CARACAS – Dieci mesi, forse poco più. Tanti sono trascorsi dal suo arrivo. Il Paese, in poco tempo, si è trasformato vertiginosamente. Nell’ambito politico, dopo una intensa campagna elettorale, dal voto del 6 dicembre è emersa una nuova maggioranza parlamentare che ha ravvivato l’accanito scontro tra Governo e Opposizione; in quello economico, la débâcle dei prezzi del greggio ha fatto precipitare il Paese in una crisi profonda e fatto emergere tutte le contradizioni di un modello di sviluppo mono esportatore trainato unicamente dall’oro nero; e in quella sociale, le indagini dei centri di ricerca delle università nazionali più prestigiose hanno svelato un Paese fino a ieri ignorato e negato: quello dalla grande povertà.

E’ in questo contesto, complesso labirinto, somma di crisi economica, instabilità politica e difficoltà sociale, che la dottoressa Erica Berra ha trascorso i suoi primi dieci mesi alla direzione del nostro Istituto Italiano di Cultura. Dieci mesi che, in fin dei conti, sono sempre assai pochi, ma certamente sufficienti per permettere un primo bilancio; bilancio dal quale Berra non si esime.

– Posso affermare che, nonostante le circostanze che vive il Venezuela, il bilancio di questi primi dieci mesi è senz’altro positivo. L’Istituto è un punto di riferimento per chi è interessato alla cultura italiana e alla cultura in senso lato. Appena arrivata, ho preso immediatamente contatto con tutte le istituzioni. Non solo a Caracas, ma anche nella provincia. Inoltre, ho iniziato a stringere rapporti con i Centri Italiano-Venezuelani, le Case d’Italia e i nostri consolati. Si è così costruito un rapporto che, spero, possa cementarsi sempre più nel 2016. A mio avviso, si è creata una sinergia importante che ci permetterà senz’altro di sviluppare tante altre iniziative.

Spiega che “in momenti di crisi”, come quello che attraversa oggi il Paese, “è necessario sommare… unire forze per offrire i migliori prodotti della nostra cultura”.

– Siamo fortunati perché l’Italia è un paese amato – commenta -. E poi in Venezuela risiede una comunità enorme, più di un milione e mezzo di connazionali, di cittadini di origine italiana. Abbiamo un substrato sul quale sostenerci. Ma non si tratta solo di questo. Molti venezuelani hanno parenti in Italia e, quindi, gli interessa il Paese.

Sottolinea, con un orgoglio che non possiamo non condividere, che “l’Italia è il paese dell’arte: una nazione che possiede circa il 70 per cento del patrimonio Unesco dell’Umanità”.

– Per non parlare poi del cibo – aggiunge sorridendo -. La gastronomia è parte della nostra cultura, così come lo è il ‘design’. Ogni qualvolta propongo un’attività, ottengo una risposta positiva. E’ importante, poi, rilevare che il nostro Istituto collabora con tutte le istituzioni europee che operano in Venezuela. Incontriamo periodicamente tutti i rappresentanti del settore culturale europeo in Venezuela per organizzare e realizzare attività comuni. Un esempio è stato l’Euroscopio.

All’iniziativa, promossa dalla Delegazione dell’Unione Europea, hanno aderito 10 paesi del Vecchio Continente. Sono stati proiettati 16 film.

Commenta che “Euroscopio” è un’iniziativa interessantissima in quanto, in un mercato dominato dalla cinematografia nordamericana, permette ai venezuelani di accedere a quella europea forse meno commerciale ma altrettanto appassionante.

– In Venezuela sono molto poche le sale per la proiezione del cinema alternativo rispetto a quelle che troviamo in Europa e negli Stati Uniti…

– E’ vero – riconosce -. Ma abbiamo notato che questo tipo d’iniziative ha il suo pubblico. La gente ha fame di cultura. E la cultura, oggi, è la cartina di tornasole; è il volto gentile della società; è uno strumento di evasione. L’Istituto, ogni qualvolta ha proposto un’attività, ha ottenuto una risposta positiva.

– In questi dieci mesi, quali sono state le manifestazioni che più le hanno dato soddisfazione?

– All’inizio dell’anno – ricorda -, abbiamo avuto il concerto dell’illustre maestro Ugo Uti, per l’occasione accompagnato dal “Sistema d’Orchestra”. E’ stata un’esperienza unica, emozionante. Il maestro Uti non si è limitato al concerto. Ha incontrato i giovani del “Sistema d’Orchestra” e ha realizzato una master-class. Voglio sottolineare che ogniqualvolta viene un artista italiano, l’Istituto promuove sempre uno scambio con istituzioni del Paese, sia a livello musicale sia teatrale. Sempre si organizza un laboratorio, una master-class.

Altra manifestazione che Berra ritiene importante è la partecipazione italiana ai due festival di Jazz, quello di Barquisimeto e quello di “El Hatillo”. Quest’anno il Bel Paese è stato rappresentato da “Antonio Flinta Trio” che ha suonato anche a Maracay e a Maracaibo. “Antonio Flinta Trio”, inoltre, è stato protagonista d’interessantissime master-class a Maracay, Barquisimeto e “El Hatillo” alle quali hanno assistito tanti giovani jazzisti.

– Hanno riscosso un grande successo – afferma con soddisfazione -. Penso che il Jazz sia una corrente musicale molto appassionante.

Dal Jazz alla musica classica. Un altro evento, che ormai si ripete da anni, è la partecipazione al “Festival dei Giovani Solisti”, promosso dalla Delegazione dell’Unione Europea. E’ ormai una tradizione, una consuetudine. L’Italia quest’anno vi ha partecipato con la giovane e talentosa pianista Leucrezia Slomp. La giovane virtuosa, prima ha suonato assieme al resto dei giovani partecipanti provenienti da altri paesi d’Europa e poi si è esibita con il “sistema d’Orchestra”.

Berra assicura che il Festival “permette la proiezione all’estero dei nostri giovani virtuosi” e quindi “vale la pena parteciparvi, ripetere l’esperienza il prossimo anno”.

– Poi – commenta – c’è stata la “Settimana del cinema italiano”, al “Trasnocho”. Ha riscosso un grandissimo successo. E’ stata tale l’affluenza degli amanti del nostro cinema che le sale cinematografiche che hanno ospitato la rassegna sono state insufficienti. Molti, purtroppo, non hanno potuto vedere i film proposti. L’offerta cinematografica, in quest’ occasione – aggiunge -, è stata un po’ mirata. Abbiamo cercato produzioni che evidenziassero la differenza tra nord e sud; che ponessero l’accento sulla disoccupazione e sui problemi riguardanti la famiglia. Questi tre temi, a volte, sono stati presentati sotto forma di dramma, altre come commedie. Sono argomenti che accomunano il paese…

Prosegue commentando che, a livello teatrale, l’Istituto ha collaborato nella messa in scena dello spettacolo “Monna Lisa”, di Luigi Sciamanna.

– Sciamanna – sostiene – è un grande attore, registra e collaboratore del nostro Istituto. Lo spettacolo è stato presentato al Celarg.

Berra spiega che il Celarg, nel corso del 2015, ha ospitato anche altre attività dell’Istituto. Ad esempio, il “cineforum” “Miracolo a Milano”.

– E’ stata – commenta – un’iniziativa a nostro avviso appassionante. “Miracolo a Milano” è una produzione cinematografica che rompe con gli schemi del neo-realismo tradizionale: è un “neo-realismo magico”. Abbiamo poi inaugurato, tre giorni prima della chiusura dell’Expo, una mostra che abbiamo voluto fosse un saluto a Milano – prosegue -. In collaborazione con la fondazione Mondadori, abbiamo presentato la rassegna “Milano para leer”, che resterà aperta fino al 31 gennaio. Nell’ambito di questa iniziativa sono state decise quattro attività: “Milano nella Musica”, con la corale del “sistema di Orchestra”; “Miracolo a Milano”, con la presentazione di Luigi Sciamanna; la conferenza “Milano nel Design” con l’architetto Umberto Calabresi e infine “Luces a Milano”, una conferenza sul capoluogo lombardo e la Letteratura con il nostro Ambasciatore, Silvio Mignano.

“Milano nella Letteratura” è stato un singolare e dotto excursus che ci ha introdotto nel complesso mondo della letteratura italiana. Il nostro Ambasciatore ha preso spunto dal Manzoni e dal Gadda per aiutarci a navigare nella cultura del nostro Paese, per illustrare lo sviluppo letterario e l’evoluzione della lingua.

Berra ha anche ricordato la partecipazione dell’Istituto che dirige al “Paseo Italia”.

– L’abbiamo chiamata da “Caravaggio a Mina” – ha detto -. Ed è stata una vera e propria “maratona” dedicata a Milano. Abbiamo iniziato con la proiezione del film “Caravaggio, l’uomo del genio” di Angelo Longoni; abbiamo proseguito con una conferenza su Giorgio Strehler, presentata da Antonio Costante. E’ stata inaugurata la mostra “Notturno Esclusivo”, di Mino di Vita. E, dopo il cocktail offerto da Campari, che è appunto un prodotto legato a Milano, Biella Da Costa ha interpretato un lungo repertorio di canzoni di Mina.

In collaborazione con l’Associazione Romagnoli in Venezuela, l’Istituto Italiano di Cultura ha allestito la mostra “Emilia Romagna si Racconta”.

– La Consulta degli Emiliano-Romagnoli – spiega Berra – ci ha inviato la mostra che stiamo itinerando per tutto il Paese. Tra i progetti futuri – pone l’accento la direttrice dell’Istituto – vi sono la realizzazione di mostre e altre iniziative nelle quali siano coinvolte le nostre associazioni regionali più importanti.

– Difficoltà per operare in un Paese in crisi?

Io sono una persona entusiasta – ci dice subito con un ampio sorriso -. Non m’intimoriscono le difficoltà. Le assumo come una sfida. A volte, però, devo riconoscere che è complicato realizzare progetti o organizzare manifestazioni perché il finanziamento che riceviamo è limitato. Ad esempio, non è semplice per noi far venire scrittori e artisti. Specialmente se si tratta di una compagnia.

– Sicuramente c’è chi verrebbe anche gratis, ma bisogna assicurare almeno vitto e alloggio…

– Per mia fortuna – commenta – ho coordinato per oltre 30 anni il settore musica e danza nel Ministero degli Esteri. Sono amica di tanti artisti, tanti musicisti. In 30 anni ho creato rapporti interessanti…

– Resta comunque l’aspetto economico…

– A volte – spiega – siamo riusciti a coinvolgere le istituzioni regionali e le associazioni, che hanno affrontato le spese del viaggio. Quasi tutti i nostri invitati sono venuti “ad honorem”. Noi logicamente abbiamo provveduto al biglietto aereo. Siamo riusciti a trovarne a prezzi veramente interessanti.

Fa notare che nel caso di partecipazione ai Festival locali, “sono gli organizzatori della manifestazione quelli che si preoccupano del vitto e dell’alloggio e anche della logistica”.

– E a volte – aggiunge – ospito gli artisti a casa mia. Anche questa è una soluzione. Per fortuna – prosegue – i nostri corsi, che sono numerosi, ci permettono di coprire le spese degli alberghi. E così, nonostante la situazione del paese, siamo riusciti a dar vita a tante iniziative.

Non dimentica la mostra, “Sudamericanamente”, “La larga temporada del Teatro de la Opera de Roma”, allestita nel “Platillo Protocolar del Teatro Teresa Carreño”.

“Sudamericanamente” ricorda le tournée programmate dal Teatro Costanzi, oggi “Teatro dell’Opera di Roma”, in America Latina tra il 1900 e il 1928. Nel catalogo che accompagna la Mostra, Massimo Ricardi, Vice Direttore Generale per la promozione del Sistema Paese, scrive che “Sudamericanamente” mette in evidenza gli stretti legami tra l’Italia e i paesi latino americani ripercorrendo i periodi della grande stagione lirica italiana nel sub continente a partire dall’affascinante macchina operistica e dei viaggi in piroscafo dei celebri tenori fino alla presentazione di documenti originali, bozzetti, figurini, costumi, cimeli, articoli di stampa, testimonianze sonore”.

– Questa – spiega – è una mostra itinerante che rievoca le Tournee che il Teatro dell’Opera di Roma, a principio del secolo scorso si chiamava Teatro Costanzi, realizzava verso maggio-giugno con i maggiori cantanti, da Beniamino Gigli a Enrico Caruso. S’imbarcavano tutti sulla nave, con i loro costumi e le scenografie. E dall’Argentina risalivano per tutta l’America Latina fino ad arrivare a Caracas. Per l’occasione sono venuti due curatori che hanno presentato il catalogo. La mostra è stata inaugurata con un bellissimo concerto, “Viva verdi”. Il maestro Alfredo Rugeles ha diretto la “Sinfonica Juvenil Evencio Castellanos”. I curatori sono rimasti impressionati della qualità e il virtuosismo dei giovani integranti dell’orchestra.

– Le imprese italiane collaborano con l’Istituto?

– L’Ambasciatore Mignano – spiega per concludere – ha cercato di coinvolgere le aziende italiane. La risposta è stata positiva. Penso che nel 2016 possa essere anche migliore. In altri paesi in cui ho lavorato era tutto più facile. Ma mi rendo conto che in Venezuela viviamo un momento particolarmente complesso e difficile.

(Mauro Bafile/Voce)

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