Una italiana su due costretta a rinunce sul lavoro per la famiglia

Pubblicato il 23 dicembre 2015 da redazione

mamma

ROMA. – Sono quasi dieci milioni le donne che sono state costrette a delle rinunce sul lavoro a causa degli impegni in famiglia. In percentuale, si tratta di poco meno di una su due. Hanno dovuto dire di no a un posto, non hanno accettato un incarico, sono state costrette a interrompere l’attività o a scartare un’opportunità che altrimenti avrebbero colto al volo.

Il risultato è un Paese ancora lontano dai target europei per l’occupazione femminile, anche se qualche avanzamento c’è stato: la rappresentanza ‘rosa’ nei consigli di amministrazione delle aziende è raddoppiata e lo stesso vale per il Parlamento europeo, ma qui un ruolo non da poco lo hanno giocato le leggi, con le misure a favore della presenza delle donne nelle sedi che contano, siano economiche o politiche.

Ma anche in famiglia qualcosa è cambiato: le donne breadwinner (tradotto, che portano il pane in casa) hanno sfondato la soglia degli otto milioni. Tuttavia quando c’è una capofamiglia spesso è semplicemente perché il marito è disoccupato o non c’è proprio, quindi nella maggioranza dei casi non si tratta di una posizione invidiabile.

A fare il punto sulla situazione è l’Istat nel rapporto, un e-book, ‘Come cambia la vita delle donne’. Uno studio che copre dieci anni (2004-2010), curato da Linda Laura Sabbadini, Sara Demofonti e Romina Fraboni. Dell’intero dossier la cifra che più colpisce è quella che misura tutti i no delle donne al mondo del lavoro.

“Complessivamente, nel nostro Paese sono poco meno di 10 milioni, pari al 44,1% della popolazione femminile tra 18 e 74 anni, le donne che nel corso della loro vita, a causa di impegni e responsabilità familiari, per una gravidanza o semplicemente perché i propri familiari così volevano, hanno rinunciato a lavorare, oppure hanno dovuto interrompere il lavoro, o non hanno potuto accettare un incarico lavorativo o, ancora, non hanno potuto investire come avrebbero voluto nel proprio lavoro perché hanno preso, per esempio, congedi con retribuzione parziale, hanno ridotto le ore di lavoro o accettato incarichi di minore importanza”, spiega la ricerca, sulla base di dati del 2011, gli ultimi a disposizione e di tutta attualità, evidenziano all’Istat, visto che le interviste hanno riguardato non gli eventi accaduti nell’anno ma nell’arco della vita di ciascuna.

Praticamente le donne che hanno dovuto ‘lasciar perdere’ sono più di quelle che risultano occupate (circa 9,3mln). Anche agli uomini capita di dover ripiegare per stare dietro alla famiglia, ma i casi di questo tipo si fermano a 4 milioni (meno di 2 su 10).

Tornando alle donne, “la rinuncia più frequente è quella che riguarda l’inizio o la ricerca di un lavoro. In valori assoluti hanno vissuto questa esperienza 6 milioni 888 mila donne”. E di queste circa 1 milione e mezzo non ha mai fatto ingresso nel mercato del lavoro.

L’Istat elenca anche i motivi principali: nell’ordine, dover accudire un bambino troppo piccolo, doversi occupare della famiglia e aspettare un figlio.

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