La sfida di Renzi all’Ue: banche, flessibilità e migranti

08/03/2014 Roma, il governo presenta il Documento di Economia e Finanza. Nella foto il premier Matteo Renzi
08/03/2014 Roma, il governo presenta il Documento di Economia e Finanza. Nella foto il premier Matteo Renzi
08/03/2014 Roma, il governo presenta il Documento di Economia e Finanza. Nella foto il premier Matteo Renzi

BRUXELLES. – Nell’immediato, il nodo del salvataggio delle banche. Quindi i migranti, e la procedura d’infrazione sulle impronte. E sullo sfondo il tema cruciale della flessibilità, in vista del via libera di primavera della Legge di Stabilità. Insomma, gran parte dell’agenda di governo del 2016, sul piano economico come su quello politico, sarà fortemente condizionata dall’esito della sfida tra il premier Matteo Renzi e Bruxelles.

Si tratta del “Cantiere Europa”, come lo ha definito il sottosegretario Sandro Gozi, cioè la battaglia per far cambiare musica alla Ue, dove, come ricorda sempre Gozi, “non c’è solo Beethoven, ma anche Verdi, Puccini e Bizet”. L’obbiettivo è una nuova Ue attenta allo sviluppo e all’occupazione, e non solo ”agli zero virgola”, come ripete spesso Renzi, più collegiale e non a guida tedesca.

Temi sul tavolo già nelle prossime settimane, quando Renzi vedrà il Presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, e Angela Merkel. Un fronte ambizioso, aperto esplicitamente dallo stesso Renzi, durante l’ultimo Consiglio europeo di questo 2015, un ‘annus horribilis’ per l’Ue.

In quella occasione, Renzi disse che era tempo per l’Italia di uscire dalla “”cultura della subalternità”. E a porte chiuse affrontò Angela Merkel, polemizzando sul Nord Stream. “Cara Angela – le disse – non potete raccontarci che state donando il sangue all’Europa”.

Primo banco di prova di questa partita tra Roma e Berlino, via Bruxelles, riguarderà proprio le banche: sin dai primi giorni del 2016 il tentativo di completare l’Unione bancaria con uno schema unico di garanzia per i depositi si continuerà a scontrare con l’opposizione della Germania, tra i Paesi che più ha beneficiato delle vecchie regole Ue per aiutare le proprie banche.

Già l’anno scorso, Bruxelles mise nel mirino le banche italiane, preoccupata per i tanti crediti deteriorati accumulati, chiedendo di trovarvi una soluzione con “misure vincolanti entro fine 2015”. Era stato inizialmente accolto come un segnale positivo la riforma delle popolari realizzata un anno fa, e poi quella delle fondazioni.

A inizio febbraio era stato avviato il dialogo sulla costituzione di una ‘bad bank’ italiana per risolvere il problema. Il confronto è continuato tutto l’anno, con continui contatti e incontri anche del ministro all’economia Pier Carlo Padoan con i diversi commissari coinvolti, in particolare la responsabile alla concorrenza Margrethe Vestager.

A settembre però arriva la doccia fredda: nessuna speranza di chiudere in tempi brevi. A gelare proprio la commissaria alla vigilia della missione a Roma: “Non siamo in alcun modo vicini alla conclusione”.

Il nodo è sempre lo stesso: gli aiuti di Stato e il giro di vite del 2013 per il loro utilizzo nel salvataggio delle banche, e l’entrata in vigore tra 2015 e 2016 della direttiva sulla risoluzione (Brrd) prevede che i costi ricadano sui privati.

Oltre al nodo banche, Roma sotto la lente Ue anche sul fronte dei presunti aiuti di stato all’Ilva, un dossier già oggetto di una procedura d’infrazione. Infine, ma non meno inquietante, la tensione sul tema dei migranti. Anche su questo fronte, su Roma pende una procedura d’infrazione per eventuali inadempienze sul fronte del riconoscimento.

Di contro il governo da tempo spinge perché l’Ue trovi in tempi rapidi un’intesa su come superare Dublino, considerato unanimemente obsoleto.

(di Marcello Campo/ANSA)

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