Israele, l’ex premier Olmert condannato a 18 mesi di carcere per corruzione

Pubblicato il 29 dicembre 2015 da redazione

Israele, a Olmert 18 mesi di carcere per corruzione

Israele, a Olmert 18 mesi di carcere per corruzione

TEL AVIV. – L’ex premier israeliano Ehud Olmert è stato condannato dalla Corte Suprema di Gerusalemme a una pena detentiva di 18 mesi. Ehud Olmert (primo ministro negli anni 2006-9), si è trovato coinvolto in quello che i media definiscono ”il più grave caso di corruzione” nella storia del Paese.

Nel 2011 la Corte Suprema aveva condannato anche l’ex Capo di Stato Moshe Katzav a sette anni di carcere, per stupro. Da metà febbraio Olmert e Katzav si troveranno entrambi fra le mura del carcere di Maassyahu (Ramla), in un settore protetto e a distanza di sicurezza dai detenuti comuni.

Nel 2014 Olmert era stato condannato da un giudice del tribunale distrettuale di Tel Aviv a sei anni di detenzione per aver accettato tangenti (quando fungeva da sindaco di Gerusalemme) per l’equivalente di 150 mila euro da un mediatore impegnato a far approvare un grandioso progetto edile, il Holyland, che in città è tristemente noto come ”il Mostro”.

Oggi cinque giudici della Corte Suprema hanno preferito non calcare la mano su Olmert, un ex dirigente del Likud che in seguito è stato fra i fondatori del partito centrista Kadima. Hanno confermato che, oppresso da gravi debiti, suo fratello Yossi ricevette dal mediatore una cifra ingente, oltre 100 mila euro. Ma hanno ammesso di non poter affermare con certezza che Ehud Olmert fosse stato al corrente di quel versamento.

Nel frattempo i dieci assegni staccati dal mediatore si sono volatilizzati. E il mediatore stesso non può più parlare: è infatti deceduto due anni fa, mentre nel tribunale di Tel Aviv veniva torchiato dagli avvocati di Olmert, che adesso ha dunque goduto del beneficio del dubbio. La sua condanna a 18 mesi si basa su una cifra minore, che il mediatore inoltrò alla segretaria di Olmert.

Dalla sentenza dei giudici della Corte Suprema è comunque emerso un quadro inquietante: nella gestione di Olmert e del suo successore Uri Lupoliansky il municipio di Gerusalemme concesse a famelici imprenditori edili agevolazioni senza precedenti, a scapito della collettività.

”Questa sentenza rappresenta uno spartiacque nella lotta contro la corruzione pubblica” ha confermato Liat Ben Ari Shweiki, la responsabile della pubblica accusa nel ‘processo Holyland’. Di fronte alle telecamere Olmert è emerso sereno, anche se deluso. Ancora una volta ha sostenuto che nessuno ha mai cercato di corromperlo e che non si è lasciato corrompere ”né direttamente né attraverso intermediari”. Ad ogni modo, ha concluso, ”occorre inchinarsi di fronte alla Corte Suprema”.

La vicenda lascia negli israeliani un sapore amaro. Da un lato viene espressa da più parti la soddisfazione nel constatare che il sistema giudiziario sa essere inflessibile anche verso i potenti. Dall’altro vi è – almeno nella opposizione al governo di Benyamin Netanyahu – la sensazione che questo processo ad Olmert (ed altri ancora, uno dei quali è tuttora in appello) abbiano improvvidamente interrotto nel 2009 contatti serrati con il presidente Abu Mazen che avrebbero potuto portare alla firma di un accordo israelo-palestinese.

In questi ambienti è diffusa l’opinione che per la nazione sarebbe stato preferibile consentire a Olmert di portare a compimento i propri sforzi di pace con i palestinesi, e regolare in seguito i conti per la sua ormai lontana gestione del municipio di Gerusalemme. Da quando Olmert è uscito di scena, fanno notare, Netanyahu è rimasto unico protagonista indisturbato della politica locale.

(di Aldo Baquis/ANSA)

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