Mattarella, dalle principali difficoltà alle principali speranze di ogni giorno

Pubblicato il 02 gennaio 2016 da redazione

Italian President Sergio Mattarella during the year-end speech to Italians at Quirinale Palace in Rome, Italy, 31 December 2015. ANSA/QUIRINALE PRESS OFFICE/FRANCESCO AMMENDOLA

Italian President Sergio Mattarella during the year-end speech to Italians at Quirinale Palace in Rome, Italy, 31 December 2015.
ANSA/QUIRINALE PRESS OFFICE/FRANCESCO AMMENDOLA

ROMA. – Niente politichese per la “prima” di Sergio Mattarella a reti unificate. Il presidente sorprende tutti mostrando una spinta ambientalista che le forze politiche sembrano aver perso da tempo. Ma soprattutto parla della gente, dei problemi dei troppi italiani in difficoltà, delle fasce più deboli, i giovani e le donne, gli anziani e i disabili e riapre la grande questione meridionale.

Il presidente della Repubblica ha scelto di pronunciare il suo messaggio di fine anno rivolgendosi ai cittadini dal salotto del suo appartamento al Quirinale. E subito sgombra il campo da eventuali equivoci: “stasera dedicherò questi minuti con voi alle principali difficoltà e alle principali speranze della vita di ogni giorno”, premette seduto in poltrona con alle spalle un presepe napoletano.

E parte subito, duro, dalle incertezze che rimangono in un Paese che eppur si muove. Per prima l’inaccettabile disoccupazione che affligge soprattutto il Mezzogiorno: “L’occupazione è tornata a crescere. Ma questo dato positivo, che pure dà fiducia, l’uscita dalla recessione economica e la ripresa non pongono ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante persone e di tante famiglie.

Il lavoro manca ancora a troppi dei nostri giovani”, scandisce agli italiani riuniti per brindare a un nuovo anno ancora troppo gravido di incognite. In un mix bilanciato di realismo e carica energizzante il capo dello Stato non nasconde che “la condizione economica dell’Italia va migliorando e che le prospettive per il 2016 appaiono favorevoli”.

Ma nessuno può crogiolarsi su dati ancora incerti, né le forze politiche, né i cittadini. Sì, perché il discorso del presidente non è asettico, non punta le nuvole ma chiama in causa anche il singolo, il cittadino e i suoi comportamenti, spesso virtuosi, a volte indegni di un Paese civile. Come l’inaccettabile evasione fiscale che, ricorda Sergio Mattarella, “vale ben 7,5 punti di Pil” e danneggia la crescita e “gli onesti”.

“Soltanto dimezzando l’evasione si potrebbero creare oltre 300.000 posti di lavoro” aggiunge spiegando che finalmente in Italia si respira un clima diverso e cresce la consapevolezza che “le tasse sarebbero decisamente più basse se tutti le pagassero”.

Questo nel messaggio: poi oggi torna a precisare ancora meglio le sue preoccupazioni per il disagio di molti italiani e le sue perplessità da cattolico riformatore sulla piega che sta prendendo il mondo. Serve una maggiore “educazione alla legalità e alla solidarietà”, per il presidente, che – in un messaggio a papa Francesco – richiama la politica a non abdicare su questi temi. Ci vuole “dunque l’impegno delle Istituzioni italiane per corrispondere con garanzie solide alle legittime aspettative delle componenti più fragili della nostra società”. Senza nascondere che proprio i più deboli pagano il prezzo di una “cultura dell’indifferenza e del consumismo edonistico”.

Ma Mattarella ha rotto gli schemi e ha presentato un profilo ambientalista, un inaspettato “green president” che affronta di petto nodi che da troppo tempo viaggiano sottotraccia. “In questi giorni avvertiamo allarme per l’inquinamento. Il problema dell’ambiente, che a molti e a lungo è apparso soltanto teorico, oggi si rivela concreto e centrale”, spiega il capo dello Stato forse notando l’assenza dei partiti sul tema.

E quindi l’unico vero affondo politico su un tema di strettissima attualità, quello dello smog che attanaglia le nostre città: serve “maggior impegno delle istituzioni, nazionali e locali” e non basta “chiedere ai cittadini di limitare l’uso delle auto private”. Bisogna fornire anche un “trasporto pubblico efficiente e purtroppo non dovunque è così”.

Dopo un invito a non sottovalutare l’importanza della raccolta differenziata dei rifiuti, il capo dello Stato si sposta sul tema dei diritti civili. E parte dalle donne alle quali invia un “pensiero di riconoscenza”. “Fanno fronte – ricorda – a impegni molteplici e tanti compiti, e devono fare ancora i conti con pregiudizi e arretratezze. Con una parità di diritti enunciata ma non sempre assicurata; a volte persino con soprusi o violenze”.

E non è un caso se quattro nomi citati nel suo discorso sono femminili: Fabiola Giannotti, che assume la direzione del Cern di Ginevra, l’astronauta Samantha Cristoforetti e l’atleta paralimpica Nicole Orlando. E non scorda un quarto nome, quello di Valeria Solesin, purtroppo uccisa dai terroristi fondamentalisti al Bataclan di Parigi.

L’orgoglio di essere italiani, quindi. E il coraggio di tornare alla “legalità”, anche all’interno di un tema caldo come quello dell’immigrazione. “Serve accoglienza, ma serve anche rigore”, premette il presidente. “Chi è in Italia deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese. E quegli immigrati che commettono reati devono essere fermati e puniti, come del resto avviene per gli italiani che delinquono.

Quelli che sono pericolosi vanno espulsi”, aggiunge con chiarezza spiegando però che la gran parte dei cittadini stranieri si sono integrati “rispettando le nostre leggi e pagando le tasse”. Ma soprattutto, riconoscendo amaramente che “le migliaia di donne e uomini annegati nel Mediterraneo, i 700 bambini morti nella speranza di raggiungere un’esistenza serena, sono muti e sofferenti testimoni di un fallimento drammatico”.

Vi è poi un fenomeno molto italiano, quello “dell’illegalità, di chi corrompe e di chi si fa corrompere. Di chi ruba, di chi inquina, di chi sfrutta”. E questi sono comportamenti inaccettabili, da sradicare. Anche perché, ricorda, “la quasi totalità dei nostri concittadini crede nell’onestà e pretende correttezza”.

(di Fabrizio Finzi/ANSA)

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