Pensioni: alle donne 6mila euro in meno rispetto agli uomini

Pubblicato il 04 gennaio 2016 da redazione

Un momento della giornata di mobilitazione nazionale unitaria delle organizzazione sindacali CGIL, CISL e UIL dei pensionati, 5 novembre 2014 a Roma ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Un momento della giornata di mobilitazione nazionale unitaria delle organizzazione sindacali CGIL, CISL e UIL dei pensionati, 5 novembre 2014 a Roma
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ROMA. – Nel 2014 il numero dei pensionati è sceso a 16,3 milioni (-134 mila unità rispetto al 2013). La riduzione più significativa è quella delle pensioni di vecchiaia. Per chi resta migliora la media dell’assegno: 400 euro all’anno in più rispetto all’anno precedente per una pensione media lorda arrivata a 17.040 euro.

Lo rileva l’Istat nel suo focus sulle “condizioni di vita dei pensionati” sottolineando che il reddito medio pensionistico netto è stimato 13.647 euro, pari a circa 1.140 euro mensili. I nuovi pensionati mediamente guadagnano meno di quelli cessati. I redditi di chi va in pensione oggi percepisce in media 13.965 euro contro i 15.356 euro delle pensioni cessate.

Le donne rappresentano la maggioranza dei pensionati (52,9%) e ricevono mediamente importi annui di circa 6 mila euro inferiori a quelli maschili. Le donne sono però la stragrande maggioranza (87%) dei soggetti che cumulano più trattamenti pensionistici e vivono più a lungo (quasi 3 su 10 pensionate hanno più di 80 anni e le ultranovantenni sono il 6% mentre i pensionati ultraottantenni sono 19,2% e gli ultranovantenni il 2,4%). Sempre le donne sono la stragrande maggioranza (81,4%) del totale di chi percepisce integrazioni al minimo: in numeri assoluti sono 2,9 milioni a fronte di 673mila uomini.

Se avere una laurea non aiuta i giovani italiani a trovare un lavoro meglio essere diplomati (come afferma il Censis), aiuta invece i pensionati ad avere un reddito lordo pensionistico più alto. Secondo i dati Istat il pensionato con laurea ha un reddito lordo medio da pensione di circa 2.490 euro al mese, più del doppio di quelli senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro).

Ma l’aspetto forse più interessante del focus Istat è la conferma che le pensioni sono ormai diventate un baluardo di fronte al rischio povertà per le famiglie. Le famiglie con pensionati sono stimate in 12 milioni 400 mila. Per quasi i due terzi di queste (63,2%) i trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile.

Se da un lato il reddito netto medio delle famiglie con pensionati è di 28.480 euro, cioè circa 2.000 euro inferiore a quello delle famiglie senza pensionati (pari a 30.400 euro), il fatto di avere un pensionato in famiglia abbassa il rischio che la famiglia scivoli nella povertà e “mette al riparo da situazioni di forte disagio economico”.

Infatti, sempre secondo Istat, nel 2013, il rischio di povertà tra le famiglie con pensionati è stimato essere più basso di quello delle altre famiglie (16% contro 22,1%). “E’ grazie ai pensionati se le famiglie italiane sono riuscite a superare la crisi di questi anni”. ha commentato il segretario generale della Fnp-Cisl, Gigi Bonfanti.

“Il fatto che le famiglie con dei pensionati al loro interno – ha aggiunto – abbiano visto ridursi il rischio di diventare povere, sta a testimoniare quanto sia necessario un intervento governativo per fare in modo che venga scongiurato il rischio di povertà che, come dimostrano i dati Istat riferiti al 2013, rimane elevato tra i pensionati che vivono da soli (circa il 22,3%)”.

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