Obama in lacrime, basta stragi. Scatta la stretta sulle armi

Pubblicato il 05 gennaio 2016 da redazione

President Barack Obama (L) wipes away tears while delivering remarks at an event held to announce executive actions to reduce gun violence, beside US Vice President Joe Biden (R), in the East Room of the White House in Washington, DC, USA, 05 January 2016. EPA/MICHAEL REYNOLDS

President Barack Obama (L) wipes away tears while delivering remarks at an event held to announce executive actions to reduce gun violence, beside US Vice President Joe Biden (R), in the East Room of the White House in Washington, DC, USA, 05 January 2016. EPA/MICHAEL REYNOLDS

WASHINGTON. – Rabbia e determinazione nelle lacrime che rigano il volto di Barack Obama mentre annuncia che l’America non può più aspettare, non può essere più ostaggio delle lobby delle armi. E per fermare una ennesima strage il presidente degli Stati Uniti annuncia una stretta sul controllo della vendita di pistole e fucili, facendo leva su quei poteri esecutivi che sono sua prerogativa ma anche risorsa estrema.

Appassionato ed emotivamente coinvolto, come non lo si era mai visto, Obama guarda negli occhi la politica americana a cui lancia la sfida promessa, la stessa ripetuta negli appelli ogni volta che la violenza cieca ha colpito “con più di 30 mila americani uccisi dalle armi da fuoco ogni anno”, lasciando sgomenti l’America e il mondo.

Anche ieri, in Georgia, una bimba di due anni è stata uccisa accidentalmente da un altro bambino con una pistola lasciata incustodita in casa. “Le costanti scuse per non agire non sono più sufficienti”, ha detto il presidente Usa. “Il Congresso deve agire sulla sicurezza della armi, ma oggi annuncio queste azioni esecutive perché l’America non può piu’ aspettare”.

Obama piange, per una rabbia e un dolore da impazzire: “Ogni volta che penso a quei bambini, divento matto”, spiega, ricordando le vittime della strage della scuola elementare Sandy Hook di Newtown, in Connecticut. Furono 20 vite innocenti ad essere spezzate, un giorno che Obama aveva già definito “il più triste” della sua presidenza.

Ma mentre si asciuga le lacrime incalza, non si tira indietro e risponde a quell’opposizione che resta ferma nell’accusare il presidente di aver scavalcato il Congresso calpestando il secondo emendamento, quello sulla libertà di difendersi: “Questo non è un complotto per confiscare le armi a tutti”, afferma Obama, e rivendica la facoltà di agire perché “è troppo”, pur senza rinunciare ad invocare ancora un’unità dettata dal senso di urgenza, fino a citare Ronald Reagan che già trent’anni fa sosteneva: “Se controlli obbligatori possono salvare vite, vale la pena applicarli”.

I controlli sono al centro del provvedimento con cui il presidente Usa ha voluto inaugurare il suo ultimo anno alla Casa Bianca: ogni rivenditore – che operi online, al dettaglio o nelle fiere di settore – sarà obbligato ad un’apposita licenza e a condurre approfondite verifiche. Si prevede inoltre un incremento del 50% degli agenti Fbi addetti ai controlli e un impegno finanziario pari a 500 milioni di dollari per intervenire anche sul piano della salute mentale.

Eppure l’industria delle armi vola: durante la presidenza Obama la produzione risulta raddoppiata, solo per lo scorso dicembre – dopo la strage di San Bernardino – si assiste ad un picco di vendite che non si registrava da due decenni, mentre il titolo Smith&Wesson è ai massimi dal ’99.

La Nra – la potentissima lobby americana delle armi – reagisce e provoca postando su twitter una minacciosa immagine che ritrae due parlamentari democratiche di Brooklyn con accanto alcuni proiettili. E i repubblicani sono già sul piede di guerra: “Non importa coò che dice Obama. Vigileremo attentamente. Il suo ordine esecutivo sarà sicuramente sfidato nei tribunali”, ha fatto sapere lo speaker della Camera Paul Ryan.

(di Anna Lisa Rapanà/ ANSA)

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