Venezuela, l’Opposizione assume il controllo del Parlamento

Il Venezuela volta pagina: debutta il Parlamento in mano all'opposizione
Il Venezuela volta pagina: debutta il Parlamento in mano all'opposizione
Il Venezuela volta pagina: debutta il Parlamento in mano all’opposizione

CARACAS – L’opposizione venezuelana ha assunto il controllo dell’Assemblea Nazionale – dove dispone della maggioranza assoluta dei seggi, dopo le elezioni dello scorso 6 dicembre – in una seduta tumultuosa che ha segnato la fine di oltre tre lustri di egemonia parlamentare chavista e dalla quale si sono ritirati i deputati filogovernativi.

Henry Ramos Allup, leader del partito “Azione Democratica”, è stato eletto presidente dell’organismo e altri dirigenti antichavisti sono stati nominati per gli altri incarichi della presidenza del Parlamento, unicamerale grazie alla comoda maggioranza di seggi controllati dall’opposizione.

Il cambiamento politico, però, è stato già visibile prima che iniziasse formalmente la seduta: sono sparite le gigantografie di Hugo Chávez e Simón Bolívar che campeggiavano sul palco dell’assemblea (ritirate presuntamente dalla maggioranza uscente) e i giornalisti sono tornati nella tribuna stampa dalla quale erano stati esclusi dalla maggioranza precedente.

Presenti per l’occasione anche le mogli di tre più noti dirigenti d’opposizione attualmente in carcere – Leopoldo López, Daniel Ceballos e il connazionale Antonio Ledezma -, il nunzio apostolico Aldo Giordano, l’ex presidente colombiano Andrés Pastrana e Maria Corina Machado, l’ex deputata antichavista espulsa dal Parlamento dalla maggioranza chavista due anni fa.

Dopo l’entrata in carica delle nuove autorità dell’assemblea, il gruppo parlamentare chavista si è ritirato dall’emiciclo, denunciando che Ramos Allup ha concesso la parola al deputato Julio Borges (di un partito che si oppone al governo) per presentare i principali punti del programma della nuova maggioranza parlamentare.

Secondo il presidente uscente dell’assemblea, Diosdado Cabello, questo ha costituito una “violazione flagrante” del regolamento. Cabello, considerato il numero due del governo chavista, ha spiegato che in una seduta di insediamento della legislatura non è ammesso pronunciare discorsi programmatici.

L’intera seduta è stata segnata comunque da un clima di tensione: “Non ci siete più!”, gridavano gli oppositori, “Fascisti, imperialisti e assassini”, rispondevano i chavisti, mentre nei brevi interventi di dibattito sulle candidature i due blocchi si sono scambiati accuse di tradimento, violenza e corruzione.

Al di là dell’asprezza dei toni, però, l’opposizione ha dimostrato la propria volontà di non radicalizzare immediatamente lo scontro politico accettando che prendano possesso dei loro seggi solo 109 dei suoi deputati invece di 112, in applicazione di una dichiarazione del Tribunale Supremo di Giustizia (Tsj) che ha sospeso la proclamazione dei risultati elettorali nello stato meridionale di Amazonas.

Il Tsj è considerato un’appendice del governo di Nicolás Maduro, e vari dirigenti dell’opposizione avevano promesso che avrebbero giurato tutti i 112 deputati eletti. Ramos Allup non ha voluto accelerare lo scontro: è in gioco la maggioranza qualificata di tre quarti dei seggi (in totale, 167), con la quale l’antichavismo potrebbe perfino promuovere l’impeachment del presidente Maduro.

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