Camera: s’inizia col voto sulle riforme, ma per il Governo tanti nodi aperti

Lunedì voto su riforme, ma per governo tanti nodi aperti
Lunedì voto su riforme, ma per governo tanti nodi aperti
Lunedì voto su riforme, ma per governo tanti nodi aperti

ROMA. – Il giorno è stato fissato da tempo e per il via libera lunedì prossimo alla Camera del ddl sulla riforma costituzionale per il superamento del bicameralismo il premier Matteo Renzi non ha nulla di cui preoccuparsi. I numeri della maggioranza fanno sì che il testo venga approvato senza particolari sorprese. Ma più che all’ok del Parlamento (servirà una seconda lettura) sia il presidente del Consiglio che i leader dell’opposizione si preparano alla vera battaglia rappresentata dal referendum confermativo.

Un appuntamento a cui guarda con interesse anche il presidente della Camera Laura Boldrini contraria però all’idea che si trasformi in un plebiscito sull’operato del capo del governo: Renzi – mette in chiaro in un’intervista al Fatto Quotidiano – ha scelto di legare il suo futuro politico al referendum. È una sua scelta personale e legittima. Ma bisogna precisare che, durante la discussione in Aula, a tratti anche aspra, non c’è stata una posizione conservatrice tesa a rallentare chi voleva riformare”.

Ma se la battaglia sulle riforme è destinata a sconfinare dalle Aule parlamentari, sia alla Camera che al Senato sono diversi i provvedimenti ‘caldi’ su cui le forze di opposizione stanno già organizzando le barricate. Sotto i riflettori è in particolare palazzo Madama dove ha fatto ‘irruzione’ il ddl del Pd per l’istituzione di una commissione bicamerale d’inchiesta sulla vigilanza del sistema bancario e su cui l’opposizione ne rivendica la presidenza.

Dossier banche a parte però, a minare gli equilibri all’interno della maggioranza è il delicatissimo tema sulle unioni civili. A dividere il Partito Democratico dagli alleati di Ap è il capitolo che riguarda le stepchild adoption, punto su cui anche all’interno dei Dem si registrano delle resistenze.

Non a caso, il Pd ha istituito un gruppo di lavoro ad hoc, costituito da parlamentari di diverse sensibilità, per mettere nero su bianco alcuni emendamenti condivisi. Il termine per la loro presentazione è il 22 gennaio. Dopo 4 giorni il ddl Cirinnà inizierà il suo iter in Aula e non si esclude che per l’approvazione del testo il Partito Democratico possa andare a ‘pescare’ fuori dallo steccato della maggioranza. Sia il Movimento Cinque Stelle che gli esponenti di Sinistra Italiana infatti si sono detti favorevoli al testo.

Sempre al Senato, poi, è in attesa di essere esaminato il ddl sullo ius soli ‘temperato’ approvato alla Camera il 13 ottobre. Una legge che permetterà ai minori nati in Italia e figli di genitori stranieri di richiedere (con rigidi requisiti) la cittadinanza italiana ma sulla quale pende, oltre alla violenta protesta della Lega, un contesto internazionale segnato dall’allerta terrorismo.

E sempre a palazzo Madama attende da mesi un ok il ddl per l’istituzione (attesa da 30 anni) del reato di tortura, approvato in aprile alla Camera ma sul quale la commissione Giustizia ha già inserito modifiche: il testo, quindi, è destinato ad un nuovo rimpallo con Montecitorio.

Le distanze tra Pd e Ap pesano, invece, sul ddl sulla prescrizione (con il nodo del raddoppio dei tempi per i reati di corruzione) approvata in marzo alla Camera e in attesa di vedere la luce al Senato che, il 12 gennaio, riaprirà invece i battenti sulla riforma del codice degli appalti.

Il giorno prima, alla Camera, sarà quello del sì alle riforme costituzionali: il ddl Boschi tornerà quindi al Senato per i suoi passaggi finali prima del referendum, previsto per ottobre e sul quale Renzi ha in mente una campagna capillare.

(di Yasmin Inangiray/ANSA)

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