I missili jihadi lab, incubo per gli aerei di linea

missili jahid

LONDRA. – Nel ‘jihadi lab’, il laboratorio jihadista di Raqqa, un gruppo di scienziati imbevuti di fanatismo mette la tecnologia al servizio del terrore globale. Secondo le immagini diffuse da Sky News, i jihadisti sono in grado addirittura di riattivare vecchi missili considerati ormai inservibili e di utilizzarli per abbattere aerei civili e militari.

In alcuni filmati si vedono all’opera questi tecnici – molti di loro sarebbero foreign fighters – che nei laboratori della città siriana preparano un vero e proprio arsenale per compiere attacchi nel Medio Oriente e nel resto del mondo.

Quello che più preoccupa gli esperti di sicurezza, e che rappresenta un nuovo incubo per i trasporti aerei, è la capacità dei tecnici jihadisti di realizzare ‘in casa’ le batterie termiche, componenti fondamentali di un missile terra-aria a ricerca di calore, che permettono di colpire un velivolo con una precisione vicina al 100% una volta che è stato ‘agganciato’ il bersaglio.

Anche altri gruppi terroristici e paramilitari in passato, a partire dall’Ira, disponevano di questo tipo di armamenti ma avevano difficoltà a mantenerli in funzione sul lungo periodo. Problema superato dall’Isis che, sempre secondo le immagini, può mettere in campo anche delle auto-bomba telecomandate da lanciare contro edifici governativi e basi militari.

Ma gli esperti si concentrano soprattutto sulla “capacità missilistica” dell’Isis di cui sino a oggi si sapeva poco. “Un aereo di linea che sta atterrando a Heathrow, Gatwick o Stansted, o in qualsiasi parte d’Europa, America o Russia, diventa così un bersaglio molto facile per un missile terra-aria come questi”, ha detto Sir Michael Graydon, ex comandante Raf.

Sky News ha sentito in proposito anche una “vecchia conoscenza” dei conflitti in Medio Oriente, Paul Wolfowitz, l’ex vicesegretario alla Difesa Usa che aveva elaborato la dottrina neoconservatrice di espansione americana basata sul principio dell’azione unilaterale. E che aveva avuto nella Seconda Guerra del Golfo contro l’Iraq di Saddam Hussein il suo controverso – e, secondo molti tragico – epilogo per le vittime nel conflitto e l’instabilità portata nella regione.

Per Wolfowitz, le immagini diffuse da Sky News spiegano molto bene quanto l’Isis sia pericoloso, sia perché può contare su “vasti network” di sostenitori sia per l’esperienza tecnologica di cui dispone. “Serve uno sforzo maggiore non solo per sconfiggere lo Stato islamico ma per farlo in modo rapido e risolutivo”.

Condividi: