Lavoratori sempre più vecchi nelle aziende italiane

Pubblicato il 07 gennaio 2016 da redazione

operai

ROMA. – Lavoratori sempre più vecchi nelle aziende italiane mentre i più giovani fanno fatica a trovare occupazione e spesso decidono di rinunciarci: i dati diffusi dall’Istat sull’occupazione a novembre sono positivi nei numeri complessivi con un calo consistente della disoccupazione (all’11,3%) e un aumento dell’occupazione, ma confermano il cambiamento iniziato ormai da anni nel mercato del lavoro sempre più “maturo”.

Tra il 2005 e il 2015, infatti, leggendo le serie storiche Istat, le persone occupate con meno di 35 anni sono diminuite di 2,3 milioni di unità mentre quelle con oltre 50 anni sono aumentate di oltre 2,4 milioni di unità. Colpa dell’invecchiamento della popolazione in generale, ma anche delle riforme previdenziali che tengono le persone al lavoro molto più a lungo costringendo le aziende, soprattutto in periodo di crisi, a bloccare il turn over.

In parte il ritardo nell’entrata del mercato del lavoro è dovuto a tempi più lunghi dedicati all’istruzione ma se si considera che meno di un quarto dei giovani tra i 30 e i 34 anni ha un grado di istruzione superiore al diploma è probabile che il rinvio del momento nel quale si inizia a lavorare dipenda da altre cause.

Nel nostro Paese i giovani tra i 20 e i 34 anni che risultano inattivi e non in un percorso di formazione o istruzione – secondo dati Eurostat riferiti al 2014 – sono il 25,4% del totale a fronte di una media Ue del 9,7% (il 5,5% appena in Germania).

Il dato sulle difficoltà di accesso al mercato del lavoro in Italia è particolarmente pesante per la fascia delle persone tra 25 e 34 anni, quella nella quale dovrebbe essere terminato il percorso formativo, con quasi 1,8 milioni di lavoratori in meno in dieci anni e un calo del tasso di occupazione di oltre dieci punti (dal 69,7% al 59,4%).

Se a novembre 2005 risultavano occupate 7,3 milioni di persone under 35 (1.541.000 tra i 15 e i 24 anni, 5.797.000 tra i 25 e i 34 anni) dieci anni dopo le persone al lavoro in questa fascia di età erano appena 4.997.000 (944.000 under 25 e 4.053.000 tra i 25 e i 34 anni). E’ cresciuto il tasso di disoccupazione in maniera significativa per gli under 25 (dal 22,5% al 38,1%) ma anche per la fascia di età successiva passando dal 10,3% del novembre 2005 al 17,1% del novembre 2015 (era all’8,2% nel novembre 2007, prima della crisi).

Per i lavoratori nella fascia di età più matura (50 anni e più) invece, anche grazie alle riforme del sistema previdenziale che hanno aumentato l’età di accesso alla pensione e in genere i requisiti per il ritiro anticipato rispetto all’età di vecchiaia, negli ultimi 10 anni si è registrato un incremento delle persone al lavoro di oltre 2,4 milioni.

In pratica se nel 2005 le persone al lavoro ultracinquantenni erano appena 5,09 milioni dieci anni dopo risultavano essere 7,5 milioni. In questa fascia però sono aumentate anche nel periodo considerato le persone disoccupate (da 185.000a 508.000) e il tasso di disoccupazione (dal 3,5% al 6,3%).

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