Approvata alla Camera la riforma, parte la battaglia del referendum

Il tabellone elettronico della Camera certifica che l'Aula approva con 367 sì, 194 no e cinque astenuti, il disegno di legge Boschi di riforma della Costituzione, Roma, 11 gennaio 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI
Il tabellone elettronico della Camera certifica che l'Aula approva con 367 sì, 194 no e cinque astenuti, il disegno di legge Boschi di riforma della Costituzione, Roma, 11 gennaio 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI
Il tabellone elettronico della Camera certifica che l’Aula approva con 367 sì, 194 no e cinque astenuti, il disegno di legge Boschi di riforma della Costituzione, Roma, 11 gennaio 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

ROMA. – La riforma costituzionale è al giro di boa. Il sì della Camera, con 367 sì, 194 no e cinque astenuti, chiude la prima lettura. Mancano solo i passaggi confermativi del Senato e, tra tre mesi, ancora della Camera. Poi il bicameralismo perfetto sarà archiviato. Con un’ultima incognita: il referendum di ottobre, con il quale i cittadini saranno chiamati a confermare o cassare la riforma. Perciò nel giorno del voto a Montecitorio, parte ufficialmente la campagna referendaria.

Matteo Renzi ha annunciato – e Maria Elena Boschi ribadisce – che da quel passaggio dipenderà la vita del governo. Ed è perciò contro la riforma ma anche contro Renzi che i partiti del NO, da FI al M5S, da SI a Fdi e Lega, lanciano la battaglia: “Abbiamo già le firme necessarie”, annuncia il Comitato per il NO, “l’esito del voto non è affatto scontato”.

Ma intanto Renzi può festeggiare, nel giorno del suo compleanno, un ulteriore passo avanti in quella che ha definito “la madre di tutte le battaglie”. “Oggi maggioranza schiacciante in attesa di conoscere il voto dei cittadini in autunno. Stiamo dimostrando – scrive il premier su Facebook – che per l’Italia niente è impossibile. Con fiducia e coraggio, avanti tutta”.

Il testo torna al Senato dove nel pomeriggio Anna Finocchiaro ha già convocato l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali e dove il Pd spingerà perché la seconda lettura sia il più veloce possibile (entro fine mese, se possibile prima delle Unioni civili). Poi a ottobre il referendum: “Sono molto ottimista. Ma tutto il governo, e quindi anche io – assicura il ministro Boschi – se gli italiani diranno no, dovrà sottoporsi necessariamente alla scelta dei cittadini. Non è una personalizzazione ma un atto di correttezza e serietà”.

A quell’appuntamento, scommette il capogruppo Ettore Rosato, il Pd sarà “compatto” a sostenere “con orgoglio” una riforma che Matteo Orfini in Aula definisce “storica”, “attesa da decenni e che chiude la II Repubblica”. Il prossimo passaggio, annuncia, sarà la legge sui partiti (“Sostenetela, vi renderà parlamentari liberi”, è la sfida che lancia ai Cinque Stelle). Ma la sinistra Pd continua a chiedere anche di correggere la legge elettorale.

Il voto della Camera fotografa intanto due schieramenti compatti. Per il sì la maggioranza più i verdiniani di Ala. Per il no M5s, Fi, Si, Lega, Fdi. “Vendola, Grillo e Brunetta formano il grande fronte della conservazione”, attacca il Pd. Ma la minoranza Dem resta critica. Sia perché, osserva Gianni Cuperlo, è stato “un errore” non votare il testo con una maggioranza più ampia. Sia perché “sarebbe uno strappo gravissimo rendere il referendum un plebiscito personale o comunque un voto estraneo al merito”, dice ancora Cuperlo, che definisce perciò “non scontato” il suo voto a favore.

E se la minoranza Pd teme che il fronte del SI’ rappresenti l’embrione del partito della nazione, anche Ap con Maurizio Lupi avverte Renzi che sarebbe “un errore personalizzare” il referendum. Quanto al fronte del NO, il tentativo in atto è battere il premier sul tempo e prendere l’iniziativa della proposta di referendum: M5s, Si e civatiani già assicurano le 126 firme necessarie.

Perciò un gruppo di costituzionalisti guidato da Alessandro Pace lancia alla Camera la sua campagna: oltre alla consultazione per cancellare la riforma verranno presentati due quesiti contro l’Italicum. Si deve evitare che “il 2016 consacri la fine della Repubblica”, dice Domenico Gallo, che parla prima di Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Giovanni Maria Flick. C’è anche Maurizio Landini: “Aumentano gli spazi autoritari”.

“Non aderiamo al comitato per il NO perché non vogliamo sia una battaglia di parte e vogliamo che anche il centrodestra possa aderire. Ma faremo di tutto – banchetti in piazza, eventi – per affossare questa riforma e Renzi”, annuncia il Cinque Stelle Danilo Toninelli. E M5s in Aula ‘manifesta’ esponendo bandiere tricolore. FI annuncia che farà comitati per il NO con Lega e Fdi: “Renzi andrà a casa”, proclama Renato Brunetta.

“Sarà divertente – ironizza Boschi – vedere Brunetta e Vendola, Grillo e Zagrebelsky insieme per il NO”.

(di Serenella Mattera/ANSA)