Pentagono, forze speciali Usa in Iraq contro l’Isis

Pubblicato il 13 gennaio 2016 da redazione

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WASHINGTON. – Si rafforza la presenza di militari Usa in Medio Oriente per combattere l’Isis: dopo la Siria, forze speciali Usa, per ora 200 soldati, sono sbarcate in Iraq per dare la caccia ai leader e ai militanti del Califfato o per liberare ostaggi. Non sono ancora “boots on the ground” in larga scala, ma il Pentagono sta scommettendo sempre di più sulle operazioni di intelligence mirate, in collaborazione con le forze irachene e i Peshmerga curdi, anche per supportarle nella riconquista di roccaforti come Mosul.

L’annuncio è stato dato dal segretario alla difesa Usa Ashton Carter nella nella sede della 101/ma divisione aviotrasportata, di cui circa 500 uomini saranno inviati in Iraq alla fine di febbraio, mentre altri 1300 soldati del gruppo di combattimento della 2/a brigata verranno mandati in tarda primavera.

“Li uccideremo o cattureremo ovunque li troveremo”, ha detto Carter riferendosi ai miliziani dell’Isis. Ma la reazione del premier iracheno, Haider Al-Abadi, non è stata delle migliori: “non c’è necessità di truppe di terra straniere da combattimento”, ha precisato, sollecitando invece più armi, addestramento e sostegno all’esercito iracheno da parte dei partner internazionali di Baghdad.

Il capo del governo iracheno ha anche ammonito che qualsiasi operazione speciale contro l’Isis nel suo Paese richiede l’approvazione del governo e il coordinamento con le forze irachene, nel pieno rispetto della sovranità nazionale.

Il segretario di stato Usa John Kerry ha tentato di prevenire eventuali polemiche sostenendo che Baghdad era stata informata in anticipo dagli Usa e che Washington coopererà consultandosi sul tipo di forze inviate, sulla zona d’intervento e sulla natura delle missioni delle forze speciali americane.

I ‘Rambo’ Usa hanno già condotto operazioni analoghe nel Paese: nel 2006 hanno ucciso il leader di Al-Qaida in Iraq, Abu Musab al-Zarqawi, mentre più recentemente, insieme alle forze speciali irachene, hanno compiuto un raid in un compound del nord liberando circa 70 prigionieri iracheni che rischiavano di essere giustiziati: in quella occasione ha perso la vita un soldato Usa, il primo americano a cadere in Iraq da quando la Casa Bianca ha lanciato la sua campagna contro l’Isis nell’agosto del 2014.

La task force Usa potrà compiere operazioni unilaterali anche in Siria, ha riferito Carter, che la prossima settimana incontrerà a Parigi i colleghi di altri Paesi, principalmente europei, tra cui Italia, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna.

“Ogni nazione ha un interesse significativo nel completare la distruzione di questa organizzazione malvagia, e dobbiamo includere tutte le capacità che possiamo portare in questo campo”, ha spiegato. Lo sbarco delle forze speciali, annunciato all’inizio di dicembre, segue il discorso alla nazione di Obama, secondo cui l’Isis non rappresenta una “minaccia esistenziale” per gli Usa ma mina e destabilizza i suoi alleati e quindi va combattuta e distrutta.

“Se il Congresso è serio nella sua decisione di vincere questa guerra, e vuole mandare un messaggio alla nostre truppe e al mondo – ha ammonito il presidente – autorizzi l’uso della forza militare contro l’Isis: votate”.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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