Obama: Siamo sempre il Paese più potente della Terra

Pubblicato il 14 gennaio 2016 da redazione

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Un piede alla Casa Bianca, l’altro già nella storia. Barack Obama, il primo presidente afroamericano, ha presentato il suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione. Se non vi saranno colpi di scena e avvenimenti rilevanti, quest’anno non tornerà in Parlamento.

Quindi il suo discorso di oltre un’ora di fronte al Congresso riunito in seduta comune, alla maggioranza repubblicana che lo ha ascoltato con rispetto e attenzione applaudendolo solo in quelle rare occasioni in cui non ne ha potuto fare a meno, ai rappresentanti di tutti i poteri presenti senza eccezione, e agli americani sovente estranei alla politica, dovrebbe essere l’ultimo in quell’assise.

Amarezza ma anche soddisfazione. Quello di Obama non è stato il consueto discorso del presidente che di fronte al paese snocciola cifre, sottolinea mete raggiunte e illustra propositi a livello nazionale e internazionale. Il “Yeswe can”, slogan della sua campagna elettorale otto anni fa, non pare si siatrasformato, nel “yes wecouldn’t” insinuatodai repubblicani.

Obama ha difeso la sua gestione dai durissimi giudizi negativi dei conservatori. Ma ha anche ammesso di non essere riuscito a mantenere tutte le promesse. In primis, quella fatta agli immigrati latinoamericani: la normalizzazionedella posizione legale.

Obama riassume le sfide del paese in quattro punti principali:crescita equa per permettere aogni americano “opportunità e sicurezza” nella nuova economia; uso positivo delle nuove tecnologie con lo scopo di superare le grandi sfide a cominciare dallo sviluppo e uso di energie rinnovabili; un mondo più sicuro in cui l’America non sia più il “gendarme”; e una politica che sia riflesso del meglio del paese e degli americani.

Il presidente Obama ha sottolineato che l’America resta il paese più potente della terra; che la sua economia, in netta ripresa, va meglio di ogni altra al mondo; e che il terrorismo, pur restando un pericolo, non minaccia la nazione.

– Stasera – ha detto il capo dello Stato a inizio del suo intervento – vi parlo del futuro verso il quale dobbiamo andare con coraggio e fiducia, come abbiamo sempre fatto nella nostra storia quando abbiamo dovuto affrontare sfide formidabili.

Ha negato che il Paese sia in declino e ha posto l’accento sulla creazione dei nuovi posti di lavoro.
– Permettetemi di iniziare con l’economia – ha detto -. E’ un elemento essenziale. Ora gli Stati Uniti hanno la più robusta economia del mondo. Siamo in presenza della più lunga serie di creazione di posti di lavoro nel settore privato dagli anni ’90, e del calo della disoccupazione. Negli ultimi 6 anni l’industria della manifattura ha creato 900 mila nuovi posti di lavoro, etutto nonostante la riduzionedel deficit in quasi tre quarti.

Ma i posti di lavoro, ha anche affermato, possono essere minacciati dall’automatizzazione e la delocalizzazione all’estero. Per il presidente Obama, nonostante la creazione di nuovi posti di lavoro “per i giovani è più difficile uscire dalla povertà” e “andare in pensione quando si vuole”.

Il capo dello Stato ha invitato a superare le paure e ha cercato di contrastare il discorso negativo e disfattista diffuso dai candidati repubblicani alla presidenza. Non ha citato chiaramente né Donald Trump né il resto dei candidati, ma a tutti è parso chiaro che le sue parole erano rivolte a loro. In particolare, al “magnate del mattone” che, grazie ai suoi atteggiamenti radicali, alle posizioni estreme contro gli immigrati latinoamericani e contro l’accoglienza dei profughi di religione musulmana, oggi cavalca con disinvoltura tutti i sondaggi d’opinione.

Obama ha invitatoa guardare al futuro, “non al prossimo anno ma ai prossimi 5 anni, 10 anni e oltre”.
– Viviamo un’epoca di straordinarie trasformazioni, di mutamenti che stanno modificando la nostra vita, il nostro lavoro, il nostro pianeta, il nostro posto nel mondo – ha commentato. – E’ una trasformazione che promette incredibili progressi nella medicina ma anche perturbazioni nell’economia.

Il presidente Obama ha poi sottolineato che gli “Stati Uniti hanno già vissuto epoche di grandi trasformazioni, guerre e depressioni, l’influenza degli immigranti, dei lavoratori che hanno lottato per una migliore qualità di vita e che hanno permesso la conquista dei diritti civili”.

– C’è sempre stato qualcuno che affermava di temere il futuro – ha detto. – E ogni volta abbiamo superato queste paure. Abbiamo agito in modo da trasformare le sfidein benefici, abbiamo individuato opportunità dove altri vedevano solo pericoli e ostacoli. Così siamo diventati più forti e migliori di prima.

Il capo dello Stato ha posto enfasi nella sua politica estera. Ha assicurato che il Paese continua a essere la nazione più forte. E ha attaccato il concetto di “nazione gendarme”. E’ velato il riferimento alla dottrina del “National Building” sposata da George Bush. Sostiene che l’America non persegue più la chimera di costruire nazioni.

Sottolinea che ha preminenza la lotta allo Stato Islamico. E afferma:
– La priorità è la protezione degli americani e la lotta alle reti terroristiche. Sia AlQaeda sia ora l’Isis rappresentano una minaccia diretta contro il nostro popolo. Nel mondo attuale un piccolo gruppo di terroristi, che disprezza il valore della vita umana, può far danni. I terroristi usano Internet per avvelenare le menti degli individui dentro e fuori il paese. Debilitano i nostri alleati.

Se il Congresso vuole veramente vincere questa guerra e desidera inviare un messaggio alle nostre truppe e al mondo, deve autorizzare l’uso delle forze militari contro l’Isis. Votate. Gli americani devono comunque sapere che con o senza l’intervento del Parlamento, l’Isis riceverà la stessa lezione dei terroristi che l’hanno preceduto.

E ha rilevato:
– Quando qualcuno attacca un cittadino americano può star sicuro che lo cercheremo. Può passare del tempo, ma può avere la certezza che abbiamo buona memoria e il nostro raggio d’azione non ha limiti.
Ma allo stesso tempo Obama si oppone alle invasioni militari.
– Abbiamo imparato da Vietnam e da Iraq – sostiene.

Difende l’apertura verso Cuba e afferma che è ora di riconoscere che la guerra fredda è finita. Non manca la stoccata al Congresso, in cui la maggioranza repubblicana si nega ostinatamente a togliere l’embargo all’isola.

– Cinquant’anni d’isolamento a Cuba non sono serviti a promuovere la democrazia – afferma -. Ma ci ha frenato in America Latina. Per questo abbiamo recuperato le relazioni diplomatiche, abbiamo aperto le porte ai viaggi e al commercio. E ci siamo riproposti di migliorare la vita dei cubani. Vogliamo rafforzare e consolidare la nostra leadership e attendibilità nell’emisfero? Allora, riconosciamo che la guerra fredda è terminata. Eliminiamo l’embargo.

(Mariza Bafile/Voce)

  • luigi

    e chi ci crede al negretto superstar ? pinocchio in quanto a bugie e uno scolaretto in confronto col negretto l esercito piu potente del mondo? a natale regalo al negretto un televisore cosi vede il livello militare di russia e cina meglio che stia bono sai mai che ………………… ormai gli usa non sono piu credibili a nessun livello.

  • luigi

    forte quella che sono il paese da tripla A forse voleva dire da tripla ah ah ha comico il negretto il debito che hanno lo ripagheranno stampando altra carta verdina o tirand qualche bomba intelligente se ci sara qualche centinaio di morti in piu cosa da poco in toscana si dice che voi che esse

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