Petrolio: secondo l’Agenzia internazionale dell’energia il prezzo ancora giù in 2016

Pubblicato il 19 gennaio 2016 da redazione

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ROMA. -Le quotazioni del petrolio “potrebbero andare più in basso” nel 2016 con la domanda che dovrebbe rallentare ancora. E’ la previsione dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie)secondo cui il mercato globale del petrolio potrebbe “annegare nell’eccesso di offerta” tenuto conto anche del fatto che l’Iran riprenderà l’export dopo la fine delle sanzioni. Nel rapporto, l’Aie ha tagliato le stime sulla domanda e per il 2016 vede un rallentamento della crescita a 1,2 mili oni di barili al giorno da 1,7 milioni del 2015.

La crescita della domanda, calcola l’Aie, rallenterà dell’1,3% per un totale di 95,7 milioni di barili al giorno. Al tempo stesso, l’offerta mondiale è vista in aumento e nella prima metà del 2016 l’Aie si attende un surplus di 1,5 milioni di barili al giorno nonostante il calo della produzione di greggio dei Paesi non Opec con un taglio stimato attorno ai 600.000 barili a giorno il più forte dal 1992.

Una contrazione che con tutta probabilità verrà compensata dall’Iran che da metà 2016 punta a un export di 600.000 barili/giorno. Nel rapporto dell’Aie si evidenzia che la produzione dei Paesi Opec è diminuita a dicembre di 90.000 barili al giorno a 32,28 milioni di barili, soprattutto per la riduzione delle forniture da parte di Arabia Saudita e Iraq.

Le stime del Fondo Monetario Internazionale

L’economia mondiale rallenta sotto il peso di Cina e petrolio. E i rischi restano al ribasso: se gli aggiustamenti in atto nell’economia globale non saranno gestiti con successo, la crescita globale ”potrebbe deragliare”. Il 2016 potrebbe essere un ”periodo travagliato” avverte il Fmi, rivedendo al ribasso le stime di crescita globali e mettendo in guardia su tre ‘grandi’ rischi: il ribilanciamento della crescita in Cina, i più bassi prezzi delle commodity e la graduale uscita dalle misure straordinarie di politica monetaria della Fed.

L’Italia in questo quadro tiene, con la crescita confermata al +1,3% nel 2016 e al +1,2% nel 2017. ”Con il rischio di bassa crescita per un periodo prolungato e centrale che il potenziale di crescita venga aumentato con un mix di aiuto alla domanda e riforme strutturali” afferma il Fmi, sottolineando che per le economie avanzate le priorità restano le riforme per rafforzare la partecipazione al mercato del lavoro.

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