Passa la paura sui mercati. Spinta dal petrolio fino 32 dollari

I movimenti della borsa scorrono sullo schermo di un ponte a Shanghai, in Cina, il 7 gennaio 2016. (Afp)
I movimenti della borsa scorrono sullo schermo di un ponte a Shanghai, in Cina, il 7 gennaio 2016. (Afp)
I movimenti della borsa scorrono sullo schermo di un ponte a Shanghai, in Cina, il 7 gennaio 2016. (Afp)

MILANO. – Il grande gelo sui mercati finanziari sembra, almeno per il momento, passato. I listini hanno rimbalzato ancora una volta dai minimi di mercoledì. Ed è stata una corsa che, oltre a rivitalizzare le Piazze del Vecchio Continente, ha coinvolto l’Asia (con Tokyo sugli scudi) e poi anche Wall Street.

Questa volta la spinta è duplice: da una parte il petrolio che prima di chiudere la giornata a poco sotto 31,96 dollari il barile vola sopra quota 32 come non accadeva da due settimane a questa parte, dall’altra l’ennesima sferzata della Banca Centrale Europea già pronta ad impegnarsi da marzo con nuovi interventi.

“C’è speranza di più stimoli a marzo e c’è un potenziale di maggiori stimoli in Giappone e in Cina, quindi se ci sono concrete notizie economiche positive il rimbalzo potrebbe durare anche la prossima settimana”, ha sottolineato a Bloomberg John Plassard, senior trader della Mirabaud Securities Ginevra.

Con i timori sulla stabilità della Cina e il crollo dei prezzi del greggio (con Moody’s che ha messo sotto osservazione il rating di oltre 120 compagnie petrolifere, minerarie e attive nell’estrazione di gas), le Banche Centrali sono tornate prepotentemente sulla scena. Dal Forum economico di Davos, il presidente della Bce Mario Draghi ha assicurato che ci sono “numerosi strumenti” per far risalire l’inflazione, che “davvero” è lontana dall’obiettivo vicino al 2%. D’altro canto le prospettive inflazionistiche sono cambiate e “c’è meno da essere ottimisti”, non solo per il forte calo dei prezzi petroliferi, ma anche – sottolinea Draghi – per “la revisione al ribasso delle prospettive di crescita delle economie emergenti”.

L’Eurotower è dunque pronta a fare di tutto e i mercati, in qualche modo, hanno alleggerito le tensioni della settimana. Il rimbalzo è stato più evidente per Londra (+2,19%) e Parigi (+3,10%). In coda Francoforte (+1,99%) con la Germania che ha visto rallentare l’attività manifatturiera e dei servizi. A gennaio l’indice Pmi composito è sceso a 54,5 punti da 55,5 precedente contro stime per un calo più contenuto a 55,1 punti.

Corsa a scatti, invece, per Piazza Affari che ha rallentato nel finale di seduta (Ftse Mib +1,63% e spread a quota 109 punti). Ad incidere il tonfo di Saipem (-20,5%) in scia allo sconto del 37% annunciato sull’aumento di capitale da 3,5 miliardi. Ma sotto i riflettori restano ancora le banche con le popolari chiamate ad aggregarsi e, soprattutto, Mps (+2,74%) per la quale, secondo i rumors, sarebbe forte l’interesse da parte del Santander.

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