Tempi duri per Mosca, greggio e sanzioni affossano il Pil

Pubblicato il 25 gennaio 2016 da redazione

russia

MOSCA. – Mosca archivia un anno nero, il 2015, ma di certo non i suoi problemi economici, e guarda con apprensione all’immediato futuro, con il 2016 che potrebbe rivelarsi un secondo anno consecutivo di recessione. Il collasso del prezzo del petrolio e le sanzioni occidentali per la crisi ucraina hanno letteralmente affossato il Pil del paese più vasto del mondo, che – stando a dati preliminari dell’istituto nazionale di statistica – lo scorso anno è sceso del 3,7%: un risultato in linea con le previsioni più recenti, ma comunque ampiamente negativo.

L’anno prima, in quel 2014 segnato dal deterioramento dei rapporti tra Mosca e Occidente per l’annessione russa della Crimea e il conflitto nel Donbass, il Pil russo aveva comunque registrato una, per quanto flebile, crescita: dello 0,6%. Adesso al braccio di ferro delle sanzioni si somma però il prezzo del greggio ai minimi termini, crollato del 70% negli ultimi 15 mesi e ora attorno ai 30 dollari al barile.

Un vero disastro per la Russia, che ha calcolato il proprio bilancio 2016 basandosi su un prezzo del petrolio di 50 dollari al barile e sarà quindi probabilmente costretta a rivedere i suoi conti pubblici con pesanti tagli. Il premier Dmitri Medvedev ha già annunciato che entro una settimana sulla sua scrivania ci sarà un nuovo piano anticrisi del governo che terrà conto dell’attuale andamento del prezzo del petrolio.

Mentre Vladimir Putin non ha potuto fare a meno di sottolineare che per le autorità russe “la cosa più importante” in questo momento di crisi deve essere “garantire decenti standard di vita alle persone”. Sono parole che fanno ben capire come il malessere dell’economia russa non è una questione astratta di numeri, ma ha conseguenze ben visibili sulla vita dei cittadini.

Innanzitutto nel 2015 si è registrato un boom della disoccupazione, che è cresciuta del 7,4% raggiungendo il 5,8% della popolazione attiva, cioè 4,42 milioni di persone. Poi c’è la contrazione dei salari reali del 9% (nei primi 11 mesi dello scorso anno), che si accompagna a un’inflazione da record: stimata al 12,9% nel 2015, ancora peggio dell’11,4% del 2014.

Come se non bastasse, il rublo negli ultimi tempi è letteralmente affondato e giovedì scorso ha superato per la prima volta quota 84 sul dollaro per poi tirarsi un po’ su trascinato da una leggera risalita del prezzo del greggio. La produzione industriale ridottasi del 3,4% e le vendite di auto scese del 36% completano il quadro di un anno da dimenticare.

Neanche la tv di Stato russa può permettersi di ignorare il problema, ma di certo non muove nessuna critica a Putin, che pure in 15 anni al potere non ha diversificato abbastanza l’economia in modo da renderla meno dipendente dalle esportazioni di gas e petrolio.

(di Giuseppe Agliastro/ANSA)

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