Venezuela: il presidente nel suo labirinto. Nuova sfida per la Mud

Pubblicato il 25 gennaio 2016 da redazione

maduro

Solo, nel suo labirinto. Il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro continua a perdere popolarità. E la perde proprio in quei settori, la classe popolare e gli strati più umili della popolazione, sui quali si sostiene tutta l’impalcatura del potere costruita con pazienza certosina dall’estinto presidente Chávez.

I venezuelani continuano, con stoicismo, a fare lunghe file alle porte dei supermercati nella speranza di poter acquistare generi alimentari o prodotti per l’igiene. E’ vero. Non vi sono ancora sondaggi che traducano in numeri e percentuali il malcontento popolare. Ma è sufficiente ascoltare le conversazioni dei venezuelani che attendono impassibili l’arrivo improbabile di un carico di polli, pasta, farina, zucchero o carne per rendersi conto di come sia cambiato l’umore della gente.

Dalla caratteristica malizia “criolla”, emergono dubbi, perplessità, irritazione. Non c’è più passione per il “processo rivoluzionario”. L’ondata di entusiasmo è stata sostituita da frustrazioni e delusione. E viene meno la fiducia verso il “delfino” mentre resta inalterata l’ammirazione per l’estinto “Comandante Supremo”.

Il presidente della Repubblica è sempre più solo. Nei discorsi ripete con ostinata ossessione il suo diagnostico della crisi economica che ha portato il paese sull’orlo del burrone. “Guerra economica” e débâcle dei prezzi del petrolio. Due fenomeni, insiste, provocati dalle forze reazionarie dell’“imperialismo internazionale” che muovono, da dietro le quinte, le trame del potere. Ma non presenta soluzioni. O, ancor meglio, non propone nuove idee in alternativa a quelle che, come abbiamo visto, non hanno ottenuto alcun risultato positivo.

Il “Decreto di Emergenza”, al centro della polemica nei giorni scorsi, è stato semplicemente l’enunciato non di provvedimenti concreti per mettere la crisi con le spalle al muro – leggasi, ad esempio, politica dei prezzi della benzina, provvedimenti orientati a dare nuovo ossigeno ai complessi produttivi privati, strategie per riscattare le industrie e le cooperative inefficienti in mano dello Stato o politiche per liberare lo Stato dal peso di aziende deficitarie e oggi fonte di corruzione – ma la richiesta di maggiori poteri all’Esecutivo. Una richiesta ovviamente inaccettabile per un Parlamento controllato dall’Opposizione.

Quanto avvenuto nei giorni scorsi non è stato altro che la “cronaca di una morte annunciata”. Un luogo comune, è vero, ma che illustra chiaramente l’ambiente che si respirava nel Paese ancor prima della presentazione del rapporto redatto dalla Commissione creata “ad hoc” per analizzare il “Decreto di Emergenza”.

Insubordinazione, renitenza, riluttanza. Soprattutto timore a un esame che avrebbe probabilmente messo allo scoperto irregolarità e anomalie. Il capo dello Stato ha assunto la responsabilità della mancata presentazione dei ministri dell’Economia alla Commissione presieduta dall’economista José Guerra. Al di là delle conseguenze giuridiche che i costituzionalisti potranno attribuire al gesto di indisciplina, pare ovvio che i funzionari hanno preferito non esporsi all’esame del Parlamento. E, nel sollecitare che l’udienza fosse privata, all’esame dei venezuelani.

E’ senz’altro vero che vi è una massa critica di informazioni che non può essere ventilata pubblicamente senza serie conseguenze per il paese. Ad esempio, provvedimenti futuri nell’ambito del mercato cambiario e finanziario. Ma lo è anche che vi è un’altra massa critica di informazioni che il Paese deve conoscere. Ad esempio, quali sono l’entità reale delle Riserve Internazionali del paese, l’ammontare del debito estero, la consistenza del deficit, la capacità produttiva della holding petrolifera, la spesa che rappresenta Petrocaribe e i singoli accordi con paesi del Centro-America, e così via.

Sono informazioni indispensabili per tratteggiare interventi di politica economica orientati a recuperare la fiducia dell’investitore, ridurre l’inflazione, rafforzare l’impresa pubblica e privata e frenare la crisi.

Ma rendere pubbliche le cifre dell’economia venezuelana sarebbe stato probabilmente l’equivalente a esporre il governo a un esame dal quale sarebbe stato se non “bocciato”, almeno “respinto a settembre”. E avrebbe messo a nudo la proporzione di una crisi che non è solo frutto della débâcle petrolifera e, tanto meno, di una presunta “guerra economica”.

Probabilmente sarebbero emersi tanti elementi legati non alla razionalità economica ma a quella geopolitica; elementi che, sia detto per inciso, in determinate occasioni sono validi e fanno parte della politica globale di un Governo. D’altronde, negli anni d’oro dell’economia venezuelana – leggasi decade del ‘60 e del ‘70 -, la partecipazione del Venezuela al “Patto Andino” e ad altri accordi internazionali in centroamerica rispondeva più che a criteri di razionalità economica ad altri di politica internazionale e di strategie geopolitiche.

La decisione del Parlamento di rispedire al mittente il “Decreto di Emergenza Economica”, così com’è stato presentato, era inevitabile. Continua il “muro contro muro”. Naufraga il tentativo del Governo di far partecipe l’Assemblea Nazionale delle responsabilità della crisi. Il Parlamento se ne tira fuori, non senza presentare alcuni suggerimenti.

La crisi economica del paese, quindi, resta responsabilità del Governo. E sarà suo interesse risolverla al più presto, se non vorrà subire una nuova sconfitta elettorale: all’orizzonte fa capolino l’elezione per il rinnovo di Governatori e Sindaci.

Questo appena iniziato, stando alle previsioni del Fondo Monetario Internazionale e di altri organismi multilaterali, sarà il terzo anno consecutivo di profonda recessione. Si stima la caduta del Prodotto tra il 6 e l’8 per cento. Brutte notizie anche sul fronte dell’inflazione. Si teme che nel 2016 il Venezuela possa entrare nella spirale dell’iperinflazione. Ovvero, tasso di crescita mensile dei prezzi superiore al 50 per cento a causa del deficit fiscale finanziato dalla stampa di nuova moneta.

Se ciò fosse poco, il mercato petrolifero, con l’irruzione dell’Iran che ha già annunciato l’intenzione di vendere oltre un milione di barili al giorno, non pare sia in condizione di recuperare terreno nei prossimi mesi. L’incremento dell’offerta di greggio, a fronte di una domanda sempre debole a causa della crisi cinese e della lenta ripresa europea, permette di pronosticare prezzi se non inferiori ai 20 dollari il barile certamente non superiori ai 30.

E’ in questo contesto che il Governo dovrà assumere le proprie responsabilità, se vorrà disinnescare la bomba dell’esplosione sociale ed evitare che l’Opposizione continui a guadagnare le simpatie dell’elettorato.

A tutto questo, il “Tavolo dell’Unità” tace. Dopo mesi, la strana alleanza che ha permesso il trionfo dell’Opposizione nella Parlamentarie, ha ceduto la battuta al Parlamento. Ma dovrà riprenderla a breve. A prescindere da quale delle correnti in seno all’Opposizione prevarrà – sullo sfondo vi è lo scontro tra falchi, che difendono la teoria della “Salida”, ossia di un referendum per destituire il Capo dello Stato, e colombe, che sostengono la strategia dei piccoli passi -, l’Opposizione dovrà impegnarsi per conquistare il maggior numero di Governi locali. Insomma, dovrà ipotecare nuovi spazi. E affrontare un Governo che, dopo la sconfitta del 6 dicembre, non sarà disposto a cederne altri.

All’orizzonte si presenta un 2016 di aspro confronto politico; di dispute che porranno sotto stress l’intera struttura democratica e spingeranno forze politiche a tirare dalla giacca istituzioni – leggasi Forze Armate – preposte a incombenze nelle quali la partecipazione politica non dovrebbe essere contemplata.

(Mauro Bafile/Voce)

Ultima ora

01:29Calcio: De Biasi, addolorato per i petardi dei nostri tifosi

(ANSA) - ROMA, 24 MAR - "Sono addolorato per il lancio di petardi e fumogeni di alcuni nostri tifosi: mai avrei pensato di vedere una cosa del genere". Sono le parole di Gianni De Biasi, ct italiano dell'Albania, dopo la sconfitta di Palermo contro gli azzurri e lo stop di 8' alla partita per il lancio di petardi e fumogeni in campo da parte di alcuni tifosi albanesi. "Mi è dispiaciuto tantissimo per il lancio di fumogeni - aggiunge - Mi ha fatto vedere un'altra realtà, che non conoscevo. Sono molto deluso da questo evento. Non so cosa sia successo, mi sembra così assurdo, non so spiegarla. Da cinque anni sono in Albania e all'Europeo i nostri tifosi si erano distinti per quanto di bello avevano fatto. Sono deluso, soprattutto se queste cose accadono davanti agli occhi del mondo, ad una platea così vasta. Ho sempre cercato di "vendere" sempre l'Albania in un certo modo, per questo sono ancora più seccato. Se farò valutazioni con il presidente della Federcalcio? A 60 anni ho imparato a non fare valutazioni immediate".

01:15Calcio: Ventura, non esaltanti ma piccolo passo avanti

(ANSA) - ROMA, 24 MAR - "Anche in una serata non esaltante, abbiamo fatto un piccolo passo avanti": Giampiero Ventura analizza così la vittoria dell'Italia sull'Albania, nelle qualificazioni ai Mondiali 2018. "Sta nascendo qualcosa di importante per il futuro della Nazionale - ha detto il ct azzurro a RaiSport - Quando capiranno le cose che possono fare, a questi ragazzi si aprirà un mondo nuovo". "A parte il primo tiro, l'Albania non ci ha mai messo in difficoltà - ha aggiunto Ventura - e noi ogni, volta che andavamo davanti, potevamo essere pericolosi. Nel secondo tempo siamo cresciuti in maturità". Infine, una valutazione su Verratti: "La partita di stasera dice che non hanno senso le questioni se deve giocare in un centrocampo a due o a tre: ha fatto una grande partita".

00:26Calcio: Mondiali 2018, Italia-Albania 2-0

(ANSA) - ROMA, 24 MAR - L'Italia batte 2-0 l'Albania in una gara del gruppo G di qualificazioni ai Mondiali. Al Barbera di Palermo, decidono i gol di De Rossi su rigore al 12' (con il centrocampista della Roma che spiazza il laziale Strakosha) e di Immobile al 71' con un colpo di testa da posizione ravvicinata ma decentrata, su cross dalla destra di Zappacosta. Al 57' la partita è stata sospesa per 8 minuti a causa del lancio di petardi e fumogeni in campo da parte di alcuni tifosi. Le altre gare del girone: Spagna-Israele 4-1 (13' Silva, 46' pt Vitolo, 51' Diego Costa, 76' Refaelov, 88' Isco); Liechtenstein-Macedonia 0-3 (43' Nikolov, 68' e 73' Nestorovski). In classifica, Spagna e Italia restano appaiate in vetta con 13 punti e proseguono il testa a testa per il primo posto. Entrambe hanno un solo pareggio (nello scontro diretto a Torino), ma gli iberici sono avanti per differenza reti: +17 (19 gol fatti e 2 subiti) contro il +9 degli azzurri (13-4). Si qualifica direttamente solo la prima, la seconda va allo spareggio.

23:57Calcio: Italia-Albania, stop di 8′ per petardi e fumogeni

(ANSA) - ROMA, 24 MAR - Italia-Albania, partita di qualificazione ai Mondiali in corso al Barbera di Palermo, è ripresa dopo circa 8' di stop: al 57' infatti, sul risultato di 1-0 per gli azzurri, l'arbitro sloveno Vincic aveva mandato le due squadre negli spogliatoi per il ripetuto lancio di petardi e fumogeni in campo da parte di alcuni tifosi albanesi. La partita era stata disturbata allo stesso modo già nel primo tempo, in occasione del rigore che ha portato l'Italia sull'1-0 al 12', e lo speaker dello stadio aveva lanciato un appello. Così come, al nuovo episodio di intemperanze nella ripresa, aveva fatto il capitano dell'Albania Ansi Agolli andando sotto il settore dei propri tifosi.

23:41Moto: Rossi, io indietro ma forse sono sulla strada giusta

(ANSA) - ROMA, 24 MAR - Piloti della MotoGp in difficoltà, nella seconda giornata di prove libere del Gran Premio del Qatar, a causa del grip della pista peggiorato rispetto a ieri. "Dobbiamo migliorare l'entrata in curva - dice Valentino Rossi a Sky Sport - In Fp2 il grip posteriore era sì faticoso, ma tutto sommato andavo bene. Invece nella Fp3 le condizioni sono peggiorate, con la pista più sporca. Ho avuto un problema al sensore di un ammortizzatore che non abbiamo potuto risolvere come si doveva. Non abbiamo lavorato bene quest'inverno, siamo un po' indietro, ma forse abbiamo imboccato la strada giusta". "Possiamo migliorare, soprattutto sul grip posteriore - spiega il compagno di squadra di Rossi nella Yamaha, Maverick Vinales - Oggi la pista era diversa. La mia scivolata? Sono solo finito su parte più sporca, nulla di grave". "Oggi si faceva più fatica - concorda il campione del mondo Marc Marquez - Noi abbiamo cambiato troppo la moto, perdo soprattutto nell'uscita di curva. Il passo gara? Si può fare meglio...".

23:05Trump: repubblicani ritirano riforma sanitaria

(ANSA) - WASHINGTON, 24 MAR - I repubblicani, a corto di voti, ritirano il loro disegno di legge per la riforma sanitaria che doveva sostituire l'Obamacare. Secondo fonti della Cnn, sarebbe stato Trump a chiedere tale mossa. Il voto previsto alla Camera dei Rappresentanti è quindi annullato. Secondo fonti del Congresso, lo speaker della Camera, Paul Ryan ha chiamato il presidente Donald Trump mezz'ora prima del voto e il presidente gli ha chiesto di ritirare il disegno di legge repubblicano con cui l'Amministrazione e molti repubblicani volevano sostituire l'Obamacare. Ma Trump, commentando sul Washington Post e il New York Times, si mostra ottimista: "Ora avanti sulle tasse. E quando l'Obamacare esploderà, allora forse i democratici apriranno su un accordo". E Ryan ha invece commentato: "Oggi è un giorno deludente per noi", "abbiamo deluso le aspettative".

23:04Juve-tifo:Agnelli in atti,davamo retta a chi stava con Conte

(ANSA) - ROMA, 24 MAR - Il rapporto tra la Juve e Rocco Dominello nasce - stando ad alcune intercettazioni agli atti dell'inchiesta della magistratura di Torino delle quali l'ANSA ha preso visione - a seguito delle richieste dell'allora tecnico bianconero Antonio Conte di "gestire la curva". In una telefonata del 5/8/206 tra Andrea Agnelli e il suo avvocato Chiappero, il presidente Juve ricostruisce l'inizio di una vicenda che lo ha portato ad essere deferito dal procuratore Figc e messo sotto la lente d'ingrandimento dell'Antimafia. Agnelli dice: "E poi, ribadisco che lui (Dominello) si accompagnava a Germani, e Germani era pappa e ciccia con Conte...La pressione che metteva Conte la conosci anche tu, a chiunque stesse vicino a Conte noi gli davamo un po' più retta". Quindi, dice Agnelli, "se Germani sta vicino a Conte, Dominello sta vicino a Germani, noi diamo più retta a questo. Perchè noi ci abbiamo voglia? No, perchè poi la curva fa casino, non siete capaci di gestire un c.., cioè non devo spiegare a te come ragiona Antonio"

Archivio Ultima ora