Giovanni Di Salvo racconta: “Quando le ballerine danzavano col pallone”

Pubblicato il 26 gennaio 2016 da redazione

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CARACAS – I campioni del mondo sono gli Stati Uniti, il miglior allenatore del 2015 é Jill Ellis (vanta ben 3 titoli iridati in bacheca), il pallone d’oro é stato vinto da Carli Lloyd. Se non l’avete capito vi stiamo parlando di calcio femminile.

Forse pochi sanno che il calcio in rosa ha 121 anni di vita. Le sue origini le troviamo a Londra, dov e il 23 marzo del 1895 si giocò la prima partita fra donne che si ricordi. Per la cronaca la gara si disputò tra Inghilterra del nord e Inghilterra del sud, con il risultato di 7-1 in favore delle settentrionali.

In Italia, invece, arrivò solo nel 1933 a Milano col Gruppo Femminile Calcistico. Ben presto però le ragazze furono costrette a mettere il pallone in soffitta perché il calcio femminile venne ostracizzato dal CONI. Furono le ballerine a dare nuova spinta al movimiento nei primi anni del secondo dopo guerra in quanto iniziarono ad esibirsi non solo sui palchi dei teatri ma anche nei campi da gioco.

A piccoli passi il calcio femminile entrò nella famiglia della FIGC e nel 1986 venne inserita in ámbito della Lega Nazionale Dilettanti. Seguirono l’istituzione della Divisione Calcio Femminile e la sua recente trasformazione in Dipartimento.

Ci sono molte persone che ancora non accettano l’idea di vedere 22 ragazze in pantaloncini corti che corrono dietro a un pallone e tantomeno festeggiare un gol togliendosi la maglietta. Ma questo è uno sport che poco a poco sta guadagnandosi il suo spazio a livello mondiale, tant’è vero che è stato inserito nel programma olimpico dalle Olimpiadi di Atlanta (Usa) 1996. In quell’occasione, ad imporsi furono le padrone di casa.

L’autore siciliano Giovanni Di Salvo ha pubblicato un libro dal titolo “Quando le ballerine danzavano col pallone”.

“Il libro – spiega l’autore – vuole essere un’occasione per mostrare quanto le donne hanno dovuto lottare per giocare a calcio. Sembra una cosa strana ma non lo è. Fino al 1933 era necessario un parere medico per poter disputare delle partite. Il Coni poi vietò di praticare calcio e pugilato femminile. Si riprese solo negli anni ‘60 con le ballerine che erano solite concludere le loro esibizioni con una partita locale. Ci fu un risultato clamoroso che vide le donne giocare contro giornalisti uomini, con uno straordinario 3 a 2 che riempì i titoli dei giornali”.

Le sue 275 pagine raccolgono frammenti di storia, personaggi e defunte federazioni che rischiano di perdersi nelle pieghe del tempo. Non mancano aneddoti, curiosità e note di colore: dalla partita di beneficenza tra selezioni di universitari e arbitrata dal noto comico palermitano Franco Franchi, alla calciatrice “Miss” Paola Bresciano, che dopo aver ottenuto la fascia di più bella d’Italia si assicurò le gambe per un importo di mezzo miliardo delle vecchie lire, fino alle gemelline di Piacenza, che pur di giocare a pallone si travestirono da maschi. Un capitolo esamina il calcio femminile nelle sue altre incarnazioni: il calcio a 5 e ilbeach soccer.

Nell’opinione comune la ballerina rappresenta il massimo della femminilità mentre la calciatrice il punto più basso.

“Questo libro tenta di abbattere questi pregiudizi perché vuole dimostrare che c’è bellezza e dignità nel giocare a pallone”.

Il calcio femminile è trattato a 360° perché un capitolo esamina anche il futsal e il beach soccer e vengono accennate tutte le tappe significative del suo sviluppo: l’introduzione alle Olimpiadi, l’istituzione dei Mondiali, la nascita della Champion’s League ecc.

“La nostra numerosa comunità presente nel Regno Unito, oltre che essere appassionata di calcio femminile, è molto legata alla propria terra d’origine” conclude l’autore Giovanni Di Salvo “Perciò mi auguro che questo libro possa anche essere un ponte tra il Venezuela e l’Italia”.

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