Senatore Claudio Micheloni, chiesti chiarimenti sulla posizione degli ex-emigrati nell’ambito del Voluntary Disclosure

Pubblicato il 27 gennaio 2016 da redazione

svizzera

ROMA – In occasione della discussione alla Commissione Esteri del Senato del provvedimento di “Ratifica ed esecuzione del Protocollo, che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio”, il senatore eletto nella ripartizione Europa Claudio Micheloni(Pd), relatore del ddl 2125 alla 3° Commissione, ha deciso di non presentare la sua relazione, sospendendo di fatto la ratifica, per via delle mancate risposte (più volte sollecitate) del Governo italiano circa alcune violazioni della doppia imposizione da parte della Svizzera.

Il senatore ha anche ribadito l’urgenza di chiarire la posizione degli ex-emigrati (ex-aire) circa la Voluntary Disclosure, considerandoli fuori dalla dichiarazione volontaria.

“Chiedo ancora un po’ di tempo per permettere al Governo di rispondere alle mie domande, – ha esordito nel suo intervento in Commissione Claudio Micheloni – perché le risposte fornite dal sottosegretario Giro sono limitate ad un estratto di accordi del 1976, che conoscevo già vista la mia venerabile età. Il problema che sollevo, – ha spiegato Micheloni – non è legato alla ratifica di questo accordo ma alla fase di negoziazione dell’accordo stesso.

Abbiamo più volte sollecitato il Governo (anzi, i Governi che si sono succeduti in questa fase di negoziati) ad affrontare i problemi fiscali sulle doppie imposizioni riguardanti più di mezzo milione di italiani che vivono in Svizzera. Ma tali sollecitazioni sono state totalmente ignorate dai nostri negoziatori. Voglio portare qui un esempio per precisare la domanda che pongo al Governo italiano.

Alla fine di questo anno scadrà in Svizzera la possibilità per i cittadini italiani di dichiarare gli immobili posseduti in Italia (si tratta soprattutto di case, terreni ed altri beni ereditati) che non sono stati dichiarati fino ad ora al fisco svizzero, perché per molti anni quest’obbligo non era previsto in Svizzera. Nell’accordo di non doppia imposizione risulta che il fisco svizzero deve tassare questi beni solo per la cosiddetta fortuna, che sarebbe una tassa sul patrimonio, in quanto in Italia questa tassa non esiste.

Alcuni cantoni – ha proseguito il senatore – (ad esempio il cantone di Neuchâtel, ma ce ne sono molti altri), invece, non solo applicano una tassa sul patrimonio, ma addirittura calcolano un rendimento di questi immobili, come se fosse affittato. Il calcolo è teorico e non reale, ma viene comunque inserito nel reddito dei nostri cittadini in Svizzera.

Il tutto è tassato attorno ai 30/40%. Ciò rappresenta però una violazione dell’accordo di non doppia imposizione, che penalizza centinaia di migliaia di italiani. Ho chiesto più volte al Governo italiano di intervenire e chiarire questo comportamento del fisco Svizzero, ma con i risultati che sapete. Ribadisco in questa occasione che sto aspettando delle risposte”.

Micheloni ha inoltre chiesto chiarimenti anche sulla situazione dei nostri ex-iscritti Aire (vale a dire, ex-emigrati che sono rientrati in Italia). “Anche qui, – ha ribadito il senatore del Pd – mi sono stancato di aspettare, avendo proposto emendamenti al decreto, riproposto emendamenti alla Legge di Stabilità per risolvere questo problema, che è un problema di definizione.

Con l’entrata in vigore della norma sulla Dichiarazione Volontaria (Voluntary Disclosure) oggi i nostri ex-emigrati sono considerati degli evasori, non solo per il diritto italiano ma anche per le banche svizzere. Per quanto riguarda la doppia imposizione, avevamo organizzato già quattro cinque anni fa un incontro tra i due Senati, italiano e svizzero. Sugli altri punti riguardanti gli ex-emigrati e gli ex-frontalieri, abbiamo proposto emendamenti, ma ci troviamo davanti ad un muro di gomma.

Nel frattempo, è cambiata anche la norma europea riguardante il rapporto con i lavoratori transfrontalieri. Il Governo italiano ha firmato un nuovo accordo con la Svizzera qualche mese fa. Ho fatto richiesta del testo ma non riesco ancora ad averlo. Questo vuol dire che stiamo lavorando su questi temi, partecipando a dibattiti, non avendo nemmeno il testo di riferimento. Ci dobbiamo accontentare di ciò che ci riferiscono a voce.

Vi rendete conto – ha affermato Micheloni – che non riusciamo nemmeno ad avere il testo di un accordo firmato dal nostro Governo? Se il lavoro di parlamentare non consente neanche di ottenere delle risposte da parte del Governo, negative o positive che siano (tutte sono legittime purché ci siano), allora direi, dopo aver rottamato il Senato, perché non rottamiamo anche la Camera? Facciamo andare avanti solo i tecnici e i ministri? Capite che non è più sostenibile questa situazione”.

Caro presidente, – ha concluso Micheloni sottolineando la necessità di avere delle risposte prima di mettere ai voti la ratifica del provvedimento – se non ottengo risposte da parte del Governo italiano su come intende affrontare i temi posti con il Governo svizzero, non presento nessuna relazione sulla ratifica. Consideri che le scadenze stanno andando avanti. In Svizzera le penali sono tra il 100% e il 300%. Un cittadino ha ricevuto un adeguamento fiscale di 66 mila franchi svizzeri, che con un’eventuale penale potrebbe arrivare fino a 180 mila franchi”.

“Noi abbiamo capito perfettamente che il problema che solleva il collega non è tanto riferito a questo atto parlamentare, ma all’interpretazione legislativa adottata nell’ambito di qualche cantone svizzero; – ha affermato il presidente della Commissione Esteri Pier Ferdinando Casini – siamo in presenza di una situazione che diventa assai perniciosa per i nostri connazionali, perché a fronte di interpretazioni corrette che alcuni cantoni danno, altre sono molto discutibili, e comunque non abbiamo la certezza del diritto nell’interlocuzione con l’autorità svizzera”.

Casini ha anche annunciato l’invio di una lettera, al fine di acquisire chiarimenti su questo tema, al ministro degli Esteri Gentiloni. Una missiva in cui, per quanto riguarda il Ddl 2125, si ribadirà la necessità di sapere quali iniziative il Governo intenda assumere nei confronti delle autorità elvetiche per garantire ai cittadini italiani residenti in Svizzera la certezza dei loro diritti e di capire come si voglia procedere per chiarire la posizione degli ex-emigrati ed ex-frontalieri rientrati in Italia sulla questione della Voluntary Disclosure.

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