Ministeri, nel corso del 2015 addio a 100 auto blù

Pubblicato il 04 febbraio 2016 da redazione

Auto blu parcheggiate in piazza del Quirinale, Roma, 12 marzo 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Auto blu parcheggiate in piazza del Quirinale, Roma, 12 marzo 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ROMA. – Le auto blu nei ministeri si sono ridotte “dei due terzi” in un anno, passando a 59 da 159. Quindi dai parcheggi dello Stato nel corso del 2015 ne sono uscite 100. A fare le cifre il ministro della P.A, Marianna Madia, dando conto del monitoraggio sugli effetti del decreto del governo Renzi, che ha fissato a cinque il limite massimo di vetture con autista nelle amministrazioni centrali. A livello locale invece dove per ora, per legge, c’è solo l’obbligo di comunicare i dati sulle macchine a disposizione si fa fatica.

Ecco che Madia ha dato un ultimo mese di tempo, dopo di che scatteranno le sanzioni per tutte le amministrazioni inadempienti, con un taglio del 50% della spesa per i trasporti. Non è però solo una questione di sforbiciate, il ministro ha infatti inviato una lettera a tutti i ministeri per ricordare come l’auto blu a uso non esclusivo (54 su 59) non possano essere utilizzata per lo “spostamento tra abitazione e luogo di lavoro”.

Dai paletti sono però escluse alcune vetture, tra cui, specifica il ministro, quelle “blindate per ragioni di sicurezza e protezione personale” (è anche il caso di alcuni esponenti del governo). Inoltre, nelle lettera, si richiede, di “comunicare le modalità di riduzione delle auto” per quantificare “i risparmi”, visto che la dismissione può avvenire a titolo oneroso o gratuito (se verso Onlus).

Madia ha fornito i nuovi dati e ricostruito le tappe della Spendig Review su uno dei simboli degli sprechi della politica nel corso del suo intervento in commissione Affari Costituzionali alla Camera dove è in discussione una proposta del M5s per imprimere un’ulteriore stretta.

Madia si è detta “disponibile a recepire proposte da tutti i gruppi parlamentari per rendere più stringente” il percorso, ma ha aggiunto “non sono disposta a mettere in discussione un piano che dura da due anni e che sta producendo risultati”, con quasi tutte le amministrazioni centrali sotto il limite delle cinque vetture.

Intanto non si ferma il lavoro sui decreti attuativi della riforma della P.A. Prima di andare in Parlamento il ministro ha infatti incontrato i sindacati del pubblico impiego sul provvedimento anti-furbetti. Cgil, Cisl, Uil, Confsal, Usb hanno sollevato diversi dubbi, giudicando troppo brevi i tempi del procedimento con il rischio intasamento nelle aule dei tribunali.

Ma il tavolo è stato anche il momento per tornare a parlare del rinnovo contrattuale e i sindacati, in primis Cgil e Uil, hanno sottolineato come sia “quasi impossibile” riaprire la contrattazione, viste le risorse “insufficienti” e le regole per cui “solo un esiguo numero di lavoratori potrebbe ottenere minimi vantaggi”. Per i sindacati le norme che regolano il rapporto sul pubblico impiego vanno riviste e lo strumento giusto da loro indicato è il Testo unico atteso per l’estate. Non si tratterebbe più a questo punto, stando almeno alle intenzioni dei sindacati, di un codice che riprende quanto già scritto ma di una vera e propria riforma dopo quella targata Brunetta.

I sindacati vedono con “preoccupazione” anche il decreto sulle partecipate, dopo che il numero uno dell’Anas, Gianni Vittorio Armani, ha rivelato: “La nostra scelta industriale è di andare verso nuove assunzioni ma abbiamo letto le bozze del decreto Madia attualmente in discussione e, se saremo inclusi, non faremo le assunzioni”. Il testo infatti prevede lo stop a nuove reclute in tutte le partecipate per assorbire gli esuberi che deriveranno dalla razionalizzazione. La Cgil fa sapere di condividere “l’allarme lanciato da Armani”, visto che “da anni denunciamo la carenza di personale sulle strade e di questo ne risente la manutenzione e la sicurezza dell’utenza stradale”.

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