Mattarella in Usa, la storica partnership di ferro è più salda che mai

Pubblicato il 04 febbraio 2016 da redazione

Il Presidente della Repubblica Sergio  Mattarella al suo arrivo all'Aeroporto di Orly, in occasione della visita nella  Repubblica Francese e all'agenzia Spaziale Europea, Parigi, 30 marzo 2015. ANSA/ ANTONIO DI GENNARO - UFFICIO STAMPA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al suo arrivo all’Aeroporto di Orly, in occasione della visita nella Repubblica Francese e all’agenzia Spaziale Europea, Parigi, 30 marzo 2015.
ANSA/ ANTONIO DI GENNARO – UFFICIO STAMPA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

ROMA. – Guerra all’Isis, crisi globale dei rifugiati, focus sulla necessità di politiche espansive in Europa, accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti, ricerca di consensi sulla candidatura dell’Italia per un seggio non permanente all’Onu. Ma soprattutto il rebus Libia. E’ ricchissimo il menù delle conversazioni in programma il prossimo lunedì 8 febbraio a Washington, dove Sergio Mattarella incontrerà per la prima volta il presidente Barack Obama. Si tratta di una visita importante che cade in un momento delicatissimo della lotta internazionale all’Isis: nonostante la campagna elettorale americana sia entrata nel vivo Obama mostra una leadership in perfetta salute.

Il presidente americano in questi giorni è attivissimo nel fronte anti-Daesh e Washington resta uno snodo imprescindibile su molti dossier globali che restano aperti, dalla Siria al rapporto con l’Iran, fino alle strategie per la lotta al terrorismo quotidianamente sotto la lente di Casa Bianca e Pentagono. Ma è sulla Libia, o meglio sulla configurazione dell’ormai prossimo intervento in Libia, che l’Italia cercherà di concentrare i diversi colloqui che Mattarella avrà negli Stati Uniti.

Da giorni è evidente quanto l’amministrazione Usa voglia accelerare i tempi del contrasto all’Isis e il fronte libico rimane quello più indietro nell’organizzazione. Se l’Italia ha già definito la propria disponibilità ad una piena logistica, all’addestramento dei militari ed anche alla tutela degli ambiti governativi in loco, Francia e Gran Bretagna devono ancora chiarire il loro ruolo – si discute anche di leadership europea della coalizione – in un’operazione complessa e che interesserà molti Paesi dell’area. Il tutto in attesa di una cornice di legalità internazionale che ancora manca, come ha sottolineato più volte il premier Renzi.

Inutile sottolineare ancora una volta quanto per il presidente Mattarella sia forte il legame tra crisi, terrorismo e flussi migratori, altro tema forte dell’incontro alla Casa Bianca. Tra Roma e Washington la storica partnership di ferro è più salda che mai, come non ha mancato di sottolineare qualche giorno fa la stessa Casa Bianca formalizzando le date della prima trasferta americana del capo dello Stato: “L’Italia è un apprezzato alleato Nato e uno stretto partner in una vasta gamma di sfide globali”.

Ma oggi Washington è anche un privilegiato punto di osservazione per la campagna per le presidenziali Usa, ormai in pieno svolgimento. Tra l’altro Mattarella vivrà in diretta le primarie del New Hampshire, gustandosi dall’interno la vivacità del sistema elettorale americano in attesa di vedere all’opera in casa l’Italicum.

E’ ovvio che anche l’Italia guardi con attenzione alle presidenziali del prossimo novembre: ma di certo chiunque vincerà non cambierà l’atteggiamento dell’esecutivo rispetto alla necessità di lavorare in tutti i modi per la crescita mondiale. E Mattarella vedrà confermata, assicurano fonti del Quirinale, la vicinanza di Obama sulla necessità che l’Unione europea intensifichi politiche espansive abbandonando la strada stretta dell’austerity e del rigore di bilancio.

Nella lunga missione che inizierà a Washington il 6 febbraio e si concluderà il 13 a Houston con una visita alla Nasa, ci sarà una tappa importante a New York con colloqui alle Nazioni Unite. L’Italia sin dal 2009 ha avanzato la candidatura per un seggio non permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per il biennio 2017-19 e se la vedrà con le analoghe ambizioni di Svezia e Paesi Bassi. Due sono i posti in ballo e la decisione verrà presa entro l’anno. L’Italia a questo punto della corsa è “fiduciosa” di un risultato positivo. Nella due giorni newyorchese Mattarella avrà numerosi contatti ad alto livello per promuovere la candidatura dell’Italia.

Da parte americana si metterà l’accento sulla necessità di chiudere il ‘Transatlantic trade and investment partnership’ (Ttip) che dovrebbe portare l’apertura degli Usa alle imprese dell’Ue e viceversa, la definizione di nuove norme per rendere più agevole ed equo esportare, importare e investire oltreoceano. Ma sul quale esistono tutt’oggi decise riserve: ad esempio sul fatto che i prodotti importati nell’Ue rispettino i nostri standard elevati di sicurezza ambientale e della salute e che i Governi europei possano mantenere autonomia nella difesa del loro sistema sociale e di welfare.

Ad accompagnare il presidente ci sarà la figlia Laura e, all’incontro con Obama, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

(di Fabrizio Finzi/ANSA)

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