Usa 2016: Sanders tallona Clinton, divisi sulla pena di morte

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WASHINGTON. – Incubo sondaggi per Hillary Clinton dopo il duello tv ad alta tensione con Bernie Sanders, con attacchi a volte caustici su Wall Street, sanità e politica estera e divisioni anche sulla pena di morte – argomento mai affrontato prima – con lei a favore e lui contro. L’anziano senatore ‘socialista’ non solo continua a restare saldamente in testa nelle intenzioni di voto dei democratici alle imminenti primarie del New Hampshire, ma ha agganciato l’ex segretaria di Stato anche nei sondaggi nazionali.

Secondo il nuovo rilevamento della Quinnipiac University, il senatore del Vermont è salito al 42%, ingaggiando un testa a testa con l’ex first lady, ferma al 44%. Non solo. Sempre secondo lo stesso sondaggio, se si votasse oggi per la Casa Bianca, Sanders batterebbe l’outsider repubblicano Donald Trump con 10 punti di vantaggio, e Ted Cruz o Marco Rubio con 4 punti. La Clinton invece sconfiggerebbe il magnate newyorkese per 5 punti, sarebbe alla pari con Cruz e addirittura perderebbe per sette punti con Rubio, dato ora in forte ascesa in tutti i sondaggi.

Percentuali che confermerebbero la rivendicazione di Sanders di essere lui, e non Hillary, il candidato democratico con maggiori possibilità di essere eletto. Convinzione ribadita anche nel faccia a faccia in diretta tv a Durham, nel New Hampshire, a cinque giorni dalle primarie in questo Stato ‘liberal’ del New England dove Sanders gioca praticamente in casa.

Un duello di due ore con qualche reciproca galanteria, impensabile in un confronto tra i candidati repubblicani, ma nel quale la Clinton si è tolta i guanti diverse volte in una serie di attacchi e contrattacchi con risultati alla fine abbastanza equilibrati, che hanno visto prevalere l’ex segretario di Stato sulla politica estera e il suo rivale sulla politica interna.

Tra i temi ‘inediti’ la pena di morte, che lo scorso settembre il Papa aveva chiesto di abolire intervenendo al Congresso Usa. Lei la ritiene una “punizione adeguata” per “un certo numero di crimini molto limitato e particolarmente efferati”, anche se si dice “profondamente in disaccordo con il modo in cui molti Stati la stanno attuando”. Il senatore ‘socialista’ pensa che lo Stato non dovrebbe essere “parte di un omicidio”.

Uno dei temi di fondo del dibattito è stato il ruolo giocato dal denaro nella campagna elettorale e più in generale nella democrazia americana. Hillary ha accusato Sanders di aver orchestrato una “ingegnosa calunnia” insinuando che lei è a libro paga di Wall Street e delle corporation, come dimostrerebbero i super Pac (i comitati elettorali che raccolgono fondi per i candidati) al quale invece il senatore ha rinunciato per non subire condizionamenti.

“Non penso che questi attacchi siano degni di te. Quando è troppo è troppo, se hai qualcosa da dire, dillo direttamente”, ha incalzato Clinton alzando la voce, assicurando di non aver mai cambiato un voto per un dono ricevuto. Ma lui non si è lasciato intimidire, chiedendo provocatoriamente se la deregulation di Wall Street potrebbe aver avuto qualcosa a che fare con i contributi elettorali e definendo l’imperante modello di business una frode. “La classe media ha salvato Wall Street quando è stato necessario, ora è arrivato il momento che Wall Street aiuti la middle class”, ha rincarato, aumentando i timori nel mondo finanziario, tanto che l’ad di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, ha definito “un potenziale pericolo” la sua candidatura. Ma Sanders gli ha risposto per le rime, affermando che non accetta lezioni dopo gli enormi salvataggi ricevuti da Wall Street.

I due candidati sono apparsi divisi su tutto, anche se spesso condividono gli obiettivi generali, come il miglioramento della sanità e dell’accesso al sistema scolastico. “Rappresenti l’establishment, io, spero, gli americani comuni”, ha accusato il senatore. “Ma io non faccio promesse che non posso mantenere”, ha sottolineato la pragmatica Hillary, sostenendo che nelle proposte di Sanders i conti non tornano.

Quando il duello tv ha virato sulla politica estera, l’ex segretario di Stato ha fatto valere la sua maggiore esperienza. Sanders l’ha ammesso, ma ha ricordato che l’esperienza non basta, occorre anche la capacità di giudizio: un modo per rinfacciare a Hillary il suo voto a favore della guerra in Iraq. Questa volta però l’ex first lady ha reagito guardando avanti: un voto nel 2002 non è un piano per sconfiggere l’Isis, si è difesa, ammonendo che ora l’attenzione va posta su come battere il terrorismo di oggi.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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