Mattarella e Renzi, pressing in Ue per la crescita

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la visita nella sede della Rappresentanza Permanente presso le Nazioni Unite, New York, 10 febbraio 2016. ANSA/UFFICIO STAMPA QUIRINALE-PAOLO GIANDOTTI
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la visita nella sede della Rappresentanza Permanente presso le Nazioni Unite, New York, 10 febbraio 2016. ANSA/UFFICIO STAMPA QUIRINALE-PAOLO GIANDOTTI
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la visita nella sede della Rappresentanza Permanente presso le Nazioni Unite, New York, 10 febbraio 2016.
ANSA/UFFICIO STAMPA QUIRINALE-PAOLO GIANDOTTI

ROMA. – Far passare il messaggio che non è più tempo di indugiare, che “di sola austerity si muore”. Convincere i leader europei che non solo perseverare nella “cura” del rigore li porterà a perdere le elezioni nei loro Paesi, ma che quella cura si è rivelata sbagliata ed è ormai chiaramente un “accanimento terapeutico” sull’economia europea.

A questo mira la “battaglia” ingaggiata con Bruxelles, assicura Matteo Renzi. Una battaglia che non ha ancora la spinta politica necessaria. Perciò il premier ha avviato una girandola di contatti per rinsaldare un asse anti-austerità innanzitutto nel campo socialista, che al momento – scuotono la testa i renziani – si presenta diviso e a dir poco timido. E incontrerà a Palazzo Chigi il presidente del Parlamento Ue, il socialista tedesco Martin Schulz, e il presidente austriaco Werner Faymann.

In questo momento, osserva da New York Sergio Mattarella, “non è condivisa da tutti” la linea italiana. Ma è ferma convinzione del presidente della Repubblica che dopo il “necessario periodo di austerity” c’è bisogno di “un momento di espansione”. Il capo dello Stato lo afferma in un discorso alla Columbia university: “L’Unione europea deve mirare a politiche che creino investimenti e occupazione”, mentre dà risposte “strutturali” alla questione dei migranti. E’ crescente, nota il presidente della Repubblica, la “sfiducia” nella capacità dell’Ue di reagire alle crisi ma “le difficoltà non sono insuperabili”. E l’Italia è persuasa che, nell’economia come sui migranti, servano più “integrazione” e capacità di “leadership”.

Forte anche di questo sostegno, il presidente del Consiglio ha intenzione di non mollare la presa sui colleghi europei. La prossima settimana, dopo un viaggio istituzionale in Argentina, incontrerà il leader socialista spagnolo, Pedro Sanchez, che sta provando a formare un governo a Madrid. E, dopo le consuete comunicazioni alla Camera e al Senato, in programma per mercoledì 17, volerà a Bruxelles per il Consiglio europeo.

Ma è nei contatti bilaterali – da Hollande e Cameron, al socialista austriaco Faymann che incontrerà domani a pranzo – che il premier sta provando a costruire il consenso necessario a spezzare la linea dell’austerità in Europa. Il colloquio con Schulz e poi quello del 26 febbraio con Jean Claude Juncker serviranno anche a ribadire che il Pd ha dato ai vertici istituzionali europei un mandato preciso, fondato su crescita e investimenti. Ora, non si stancano di ripetere gli europarlamentari Dem, ci si aspettano passi concreti. Un impegno che la pattuglia italiana a Bruxelles è pronto a far valere a giugno, quando Schulz dovrebbe lasciare la carica di presidente a un eletto Ppe.

Prima di discutere degli incarichi, prima di dibattere della proposta franco-tedesca – cui l’Italia è favorevole – di un ministro del Tesoro europeo, bisogna cambiare “direzione” alla politica economica europea, sottolinea Renzi. E intanto, ribadisce, l’Italia non accetta più di sentirsi sotto accusa. Perché ha fatto i “compiti a casa” delle riforme e “rispetta le regole” di bilancio, mentre altri Paesi come la Spagna sono cresciuti “violando in modo macroscopico le regole di deficit”.

Anche le accuse rivolte al sistema bancario italiano, mentre infuria l’ennesima tempesta delle borse, non hanno ragion d’essere, secondo il premier: “Il sistema italiano è solido, sono molto più preoccupato per banche di altri Paesi”, ha detto mercoledì notte dopo il Cdm. “Ad esempio – ha aggiunto, con implicito riferimento a Deutsche Bank – una crisi del sistema bancario ha certo effetti anche da noi”.

(di Serenella Mattera/ANSA)