Il referendum sulle trivelle si farà il 17 aprile, quorum a rischio

Pubblicato il 11 febbraio 2016 da redazione

trivelle

ROMA. – Nessun election day. Il referendum contro le trivelle per la ricerca di petrolio in Adriatico si farà il 17 aprile e non quindi nello stesso giorno delle elezioni amministrative (data peraltro non ancora fissata). Il Cdm lo ha deciso nonostante appelli e sollecitazioni a non sprecare centinaia di milioni di euro (dai 300 ai 400 è la stima) che costerebbe organizzare la consultazione popolare.

Ora ambientalisti e alcune frange politiche sperano in un ‘rifiuto’ del presidente della Repubblica a firmare il decreto. Altro timore è che sia un flop, per mancanza di quorum. Il risultato è “meno partecipazione e più costi” sintetizza Roberto Speranza, deputato che guida la minoranza Pd. E il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, pur dello stesso avviso, avverte che “è una scelta che può essere rimeditata dal governo” anche per dare più informazione ai cittadini su una materia complessa.

Il quesito riguarderà la durata delle autorizzazioni già rilasciate a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti entro le 12 miglia dalla costa e cioè che abbiano la “durata della vita utile del giacimento”.

Ad attaccare l’Esecutivo è il Movimento 5 Stelle, secondo cui l’obiettivo è “affossare definitivamente” il referendum. In sostanza, dice Loredana De Petris (Gruppo Misto-Sel), “è il tentativo sfacciato di rendere più difficile il raggiungimento del quorum”. Si rincorrono i commenti e gli attacchi alla scelta del governo ‘truffaldina’ secondo Nicola Fratoianni di Sel perchè “non consente il tempo sufficiente per aprire nel Paese una discussione ampia che permetta agli italiani di decidere consapevolmente e in maniera approfondita”.

Sinistra Italiana ha presentato una proposta di legge, “semplice e snella di due articoli, che potrebbe essere approvata in 24 ore se solo si volesse” spiega, ‘aiutando’ il ministro Alfano che una settimana fa aveva spiegato che per l’election day ci voleva una legge. Una proposta di legge è stata presentata anche da Alternativa Libera. Che insieme a Sinistra Italiana e Possibile formano un asse per un appello rivolto, più che a Matterella, ad ambientalisti del Pd e presidenti di Regione che hanno promosso il referendum, in modo che Palazzo Chigi riveda la scelta.

Per Pippo Civati, obiettivo del governo è “rendere inutile la consultazione”, “richiesta da Regioni spesso guidate dal partito di cui il premier è segretario”. Il tutto, “per tenersi buoni i petrolieri” dice Rosa Rinaldi, responsabile Ambiente di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea. Di “truffa” parla anche l’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, attuale presidente della Fondazione UniVerde.

Scendono in campo gli ambientalisti da Greenpeace (‘scelta antidemocratica e scellerata, una truffa pagata coi soldi degli italiani) al Wwf (‘la politica del Governo si conferma fossile, nella sostanza e nei metodi’) a Legambiente e al Coordinamento No Triv che ricordano che sulle trivelle, dinanzi alla Corte costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione, la cui ammissibilità verrà decisa a breve con il rischio che gli italiani possano essere richiamati a votare, con ulteriore spreco di denaro pubblico. Il Codacons ricorrerà al Tar.

(di Stefania De Francesco/ANSA)

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