Dal ponte di Verrazzano ai tanti ponti che uniscono oggi l’Italia e gli Stati Uniti

Pubblicato il 12 febbraio 2016 da redazione

Il presidente Mattarella e il governatore Cuomo durante l'incontro con la collettività italiana nel Museo Guggenheim a NY

Il presidente Mattarella e il governatore Cuomo durante l’incontro con la collettività italiana nel Museo Guggenheim a NY

NEW YORK: Avrebbe potuto essere una visita meno impegnativa quella effettuata dal Presidente Mattarella a New York dopo l’intenso tour de force di Washington ma il nostro Capo di Stato non si è risparmiato in questa sua prima visita alla Grande Mela. Città e Stato di New York, governati da due italo-americani lo meritavano.

Bill De Blasio e Andrew Cuomo sono l’espressione del potere e del rispetto di cui gode la nostra comunità. Ed è ciò che ha ribadito il Presidente nel suo incontro con i tantissimi connazionali che lo hanno accolto nella stupenda cornice del Museo Guggenheim dopo aver sfidato il freddo intenso mentre aspettavano diligentemente in fila che i vari servizi d’ordine ne permettessero l’ingresso.

Gli onori di casa sono stati fatti dalla Console Natalia Quintavalle, ormai in partenza dopo aver concluso con successo la sua missione a New York.

Con voce pacata e parole che tradivano la sua emozione Mattarella ha ricordato i sacrifici di quei pionieri che per primi si sono avventurati in mare per raggiungere la Merica, e in particolare delle donne che hanno affrontato prove molto dure quando hanno dovuto integrarsi in una società tanto diversa e lontana da quella lasciata in patria. Ha parlato dei grandi passi avanti fatti negli anni dalle nuove generazioni grazie ai sacrifici e al lavoro svolto dai primi emigrati.

Oggi le seconde e terze generazioni, perfettamente integrate e completamente americane, continuano a mantenere il legame con la madre patria e, come il Capo di Stato ha sottolineato, rappresentano il grande volano del made in Italy in questo paese.

Parlando di New York ha messo l’accento sulla sua capacità di accoglienza di persone di ogni razza e religione e ha sottolineato come questo aspetto degli Stati Uniti, la facilità con cui integra le comunità che arrivano da ogni parte del mondo, costituisca un grande esempio per chi, come l’Italia, si trova oggi ad affrontare tutte le sfide dell’accoglienza di immigrati che cercano in Europa un diverso futuro, proprio come fecero ieri gli italiani che lasciarono il proprio paese.

Raccontando della sua visita a Ground Zero ha ricordato l’impegno congiunto dei due paesi nella lotta alla barbarie e al terrorismo.

Con orgoglio ha parlato dell’ingegno italiano ricordando anche il lavoro svolto dall’architetto Renzo Piano e in particolare ha fatto riferimento alla nuova sede del Museo “Withney”.

Ad esempio della laboriosità e ingegno degli italiani il Presidente ha citato Giovanni da Verrazzano, l’italo-americano che, insieme ad altri, ha costruito un ponte che porta il suo nome e che unisce Staten Island con Brooklyn. Come quel ponte che unisce, anziché isolare, che accoglie anziché respingere, voi rappresentate un “ponte” tra Stati Uniti e Italia ha detto per poi concludere il suo intervento dicendo in inglese “Today I’m a new yorker”.

Emotive anche le parole del governatore Andrew Cuomo che ha parlato delle proprie origini italiane, napoletane da parte di padre e siciliane da parte di madre, di cui, ha detto, va molto orgoglioso, dell’amicizia del suo paese con l’Italia e dell’orgoglio che prova nell’essere governatore di uno stato, New York, in cui “quasi tutti sono immigrati”.

Diverso il discorso che il Presidente Mattarella ha tenuto nella Columbia University dove lo attendevano studenti e docenti.

Qui ha parlato di politica internazionale, del ruolo dell’Italia all’interno dell’Europa in un momento in cui l’immigrazione prende sempre più i contorni di un’emergenza umanitaria. Mattarella ha puntato il dito contro chi vorrebbe risolvere tutto alzando muri e fili spinati. Ha parlato della necessità di promuovere un’Europa più forte e coesa per dare risposte adeguate alla richiesta d’aiuto che arriva da popolazioni che fuggono dalla guerra e dalla fame.

Seguendo la stessa linea di ragionamento ha spostato il discorso verso il terrorismo dell’Isis riaffermando anche qui l’importanza di un’Europa forte e matura e di un’occidente capace di difendere i valori della giustizia e della democrazia. “Alla barbarie dell’Isis va contrapposto l’occidente dei diritti”. Il Capo dello Stato si è soffermato a lungo sulla realtà italiana impegnandosi a mostrare gli aspetti migliori di un paese la cui immagine all’estero è piuttosto deteriorata dalle informazioni riguardanti i vari scandali che colpiscono personalità pubbliche e rappresentanti istituzionali.

Mattarella ha sottolineato i grandi passi avanti che sta compiendo l’Italia per diventare un paese più trasparente, per modernizzare il suo apparato burocratico e per rendere più agile il lavoro del Parlamento. Su questo punto si è soffermato a lungo difendendo la riforma del Senato che, a detta del Presidente, permetterà all’Italia di dare risposte adeguate alle problematiche che di volta in volta si troverà ad affrontare. E soprattutto di farlo in tempi brevi, consoni con la velocità impressa dalle nuove tecnologie all’epoca che stiamo vivendo.

Emotiva poi la visita ad Ellis Island e cordiale quella con il sindaco Di Blasio.

Dopo aver ascoltato il Presidente Mattarella, dopo aver assistito al modo come ha gestito situazioni anche scomode con gli studenti della Columbia che non hanno avuto remore a fare domande difficili sui mali dell’Italia, viene proprio da dire “meno male che l’Italia ha i suoi Presidenti”.

In questi ultimi anni, Napolitano prima e Mattarella poi sono l’espressione di un’Italia che per fortuna resiste, nonostante tutto, anche se spesso è resa invisibile dalla volgarità e banalità di politici mediocri capaci solamente di urlare in mancanza di argomenti validi da difendere. È l’Italia della cultura, dell’eleganza, della discrezione, della serietà.

È l’Italia che accoglie, che crede nella pace, che lotta per un mondo migliore e che difende i valori profondi della democrazia. È l’Italia di cui vogliono continuare a sentirsi orgogliosi i tanti connazionali che vivono all’estero.

(Mariza Bafile/Voce)

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