Totti e la Roma, fine di un grande amore?

Pubblicato il 22 febbraio 2016 da redazione

Totti e Spalletti (2006)

Totti e Spalletti (2006)

CARACAS – Icona, bandiera, simbolo della Roma per 24 anni: Francesco Totti é il capitano. Campione per sempre per alcuni, calciatore sul viale del tramonto per altri. Totti é l’uomo del cucchiaio all’Olanda nell’Europeo del 2000, ma anche quattro anni dopo é quello dello sputo al danese Poulsen. Il campione nato a Roma il 27 settembre 1976, é quello dello Scudetto vinto dai giallorossi nella stagione 2000-2001, quello degli sfottò alla Lazio.

In questo campionato il matrimonio Totti-Roma non sta attraversando momenti felici.

Nella partita contro il Carpi del 26 settembre 2015 subisce un grave infortunio che lo terrà fuori dal campo per circa 4 mesi. Recuperato dall’infortunio, torna in campo il 9 gennaio, entrando al 70º minuto della partita pareggiata 1-1 contro il Milan, allo Stadio Olimpico e con la sua 592ª presenza in campionato raggiunge Gianluca Pagliuca al terzo posto della classifica di presenze in Serie A. Il 30 gennaio, supera Pagliuca definitivamente per numero di presenze in Serie A, subentrando nella partita all’Olimpico contro il Frosinone e inventando un assist per il definitivo 3 a 1 di Pjanić.

Il 17 febbraio, con il suo esordio stagionale in Champions League avvenuto nell’andata degli ottavi di finale contro il Real Madrid, diviene il terzo giocatore più anziano (39 anni e 143 giorni) ad aver preso parte alle fasi a eliminazione diretta della competizione continentale dopo Ryan Giggs (40 anni e 123 giorni) e Paolo Maldini (39 anni e 252 giorni).

Pochi giorni dopo, Francesco Totti, ha rilasciato un’intervista al Tg1, con dichiarazioni polemiche sul suo rapporto ed il poco utilizzo da parte del mister Luciano Spalletti.

Nel loro rapporto di soli ‘buongiorno e buonasera’, per dirla come il capitano giallorosso, Spalletti e Totti hanno raggiunto il punto più basso. Durante la mattinata di domenica a Trigoria, dopo il consueto buongiorno, ha riservato la rottura: il tecnico, subito dopo la colazione, ha convocato il capitano nel suo ufficio e gli ha comunicato la decisione di non ritenerlo più a disposizione per la gara di domenica contro il Palermo (vinta facilmente dai giallorossi per 5-0). Totti, preso atto di quanto deciso da Spalletti, ha salutato i compagni e lasciato il ritiro giallorosso.

Per conoscere le diverse opinioni al riguardo, abbiamo interpellato giornalisti e tecnici del mondo sportivo italovenezuelano.

Sergio Biferi, storica voce della Serie A in Venezuela negli anni ’90, ci confessa: “E’ una situazione complicata, venuta a galla in questi giorni, la lotta interna tra il mister toscano (Spalletti é nato a Certaldo, provincia di Firenze) ed un calciatore romano verace, nato a Porta Metronia. Il vaso é traboccato mercoledí nella sfida dell’Olimpico, quando Totti é entrato all’87’, a gara giá decisa in favore del Real Madrid. Lí é finita la pazienza dell’uomo di 39 anni, che nella cittá eterna é un símbolo.

Totti ha difeso i colori giallorossi dalla stagione ’92-’93. Per molti campioni, il momento del ritiro é quello piú difficile e per la testa di Francesco quell’idea non passa. Il suo contratto scade il prossimo mese di giugno, anche se la squadra gli ha proposto un rinnovo fino al 2017. Il capitano, nella polemica intervista forse é stato un po’ troppo sincero, però una figura come lui, sul viale del tramonto, non puó imporre il suo regolare impegno in campo, sappiamo che la sua condizione física non é la stessa.

Rispettando ovviamente la sua traiettoria sportiva e quello che lui significa ed ha significato per la Lupa, in questi 24 anni. Il tecnico Spalletti ha tutto il diritto di escludere un calciatore dalla sua rosa, ovvio, nel caso di Totti c’erano altri metodi per farlo, per tutto quello detto anteriormente. Poteva risolvere la situazione con piú diplomazia, senza toccare fibre sensibili nel popolo romano, sponda giallorossa”.

Per avere una visione piú tecnica della situazione, abbiamo contattato Rodolfo Gaetano Greco (zio del calciatore del Deportivo Táchira Edgar Perez Greco) che ha il patentino di allenatore Professionista di Prima Categoria omologato dalla FIGC e l’UEFA.

“Essere allenatore non è un compito facile, di piú quando devi gestire gruppi d´altissimo valore técnico. Luciano Spalleti lo sa, ma ci sono certi parametri e certi codici che devono essere rispettati,soprattutto con i beniamini di casa, in questo caso della Roma, e anche del calcio Italiano, come lo é stato Francesco Totti, uno degli ultimi campioni del mondo con la maglia azzurra. Non si capisce per quale ragione abbia fatto giocare per tre minuti in una partita finita, un Totti che (con consapevolezza), non sará incisivo in quei pochi minuti, e tantomeno potrá cambiare il risultato regalando una gioia ai tifosi romanisti e tutti quelli che tifiamo le italiane nelle competizioni europee.

Come allenatore e anche ex giocatore, pensó che Francesco meriti tutto il rispetto di qualsiasi allenatore per tutto quello che ha sudato e dato al grande calcio, sarebbe stato meglio non chiamarlo piú e lasciarlo andare. Con una gara d’addio e i saluti ad un grande campione come lo é stato Totti”.

Il 20 settembre 2013 Francesco Totti rinnovò il contratto con la Roma fino al 30 giugno 2016 e, tra una festa e l’altra, in conferenza stampa sottolineò come la squadra della sua vita l’avesse trattato da re, a differenza di quanto fece la Juve con Del Piero. Chissà se i fatti di questi giorni, per ora chiusi dallo sfogo al Tg1 e dalla successiva scelta di Spalletti di escluderlo dai convocati, gli abbiano fatto cambiare idea: ha chiesto rispetto, evidentemente pensa di non averne ottenuto dal tecnico e (non ancora) dalla società, con cui si siederà a tavolino per discutere del suo futuro.

I risultati di quell’incontro saranno probabilmente decisivi per restituirgli la serenità, mentre non lo consolerà sapere che la bandiera che brucia (dentro) non è una novità. Da Maldini a Zanetti, la storia è piena di capitani scoraggiati proprio sul traguardo, per motivi assai diversi l’uno dall’altro.

Sul trattamanto dei capitani-bandiera ci ha parlato il giornalista Antonino Cittadino: “E’ un peccato quello che sta succedento con Totti. Sta giocato meno e gli é difficile stare in panchina. É comprensibile per il tipo di giocatore che é: bandiera della Roma e campione del mondo con la nazionale azzurra. Ciò che complica la situazione, sono state le sue dichiarazioni ed il fatto che è stato mandato via da Trigoria dal mister, ma sicuramente questa situazione sarà risolta. La sua gerarchia è innegabile, ma nessuno è al di sopra della squadra. E da nessuna parte.

Ad esempio, Del Piero ha avuto situazioni simili nella sua ultima stagione alla Juve, ma non é mai arrivato a quel punto. Durante, quella stagione, giocó poco, ma quando entrava in campo segnava reti importanti. Un pezzo di quello scudetto vinto nella stagione 2011-2012 é arrivato grazie ai suoi gol, come quello segnato alla Lazio su punizione, che servì per sbloccare la gara”.

Infine, abbiamo contattato, Vito de Palma, la voce della Serie A sull’emittente televisiva Espn: “La cosa é molto complessa e abbastanta difficile per rispondere in poche parole. Da una parte Francesco Totti é un mito per la tifoseria e per la gente. É uno dei pochi esempi che rimangono di grandi campioni fedeli ad una maglia durante tutta una carriera. Dall’altra parte c’é da dire che, nonostante Totti giá da molti anni rappresenti la Roma, per la qualitá magari in un’altra squadra avrebbe potuto vincere di piú di quanto ha fatto.

Ma ultimamente la sua presenza è diventata ingrombante, lui é sempre stato il padrone, molto prima degli allenatori per i suoi rapporti con la tifoseria e con la stampa. É sempre stato il padrone della Roma, e questo molte volte alla squadra ha precluso la possibilitá di ottenere risultati migliori. Tanto é cosí che Totti addirittura pretendeva, con quasi 40 anni, di firmare un contratto per un’altro anno ancora, in fondo ancora lo pretende, nell’intervista che ha causato tutto questo problema, lui diceva: ‘mo verrà Pallotta, speriamo che ci mettiamo d’accordo’.

Quindi lui vorrebbe continuare a giocare. Un grande campione si deve saper ritirare al momento giusto. Guarda ad esempio Di Natale, nell’ultimo turno di campionato, ha sbagliato un rigore decisivo che gli poteva regalare il pareggio alla sua Udinese. Quindi, io ho come la sensazione che quando é stato contrattato Spalletti, una delle missioni assegnategli dalla dirigenza sia stata quella di risolvere il problema Totti, perche Totti alla fine é diventato un problema difficile da gestire.

Per ultimo posso dirti che la squadra tanto male non ha reagito contro il Palermo, hanno giocato bene ottenendo un risultato tondo, Dzeko é tornato al gol e addirittura ha segnato una doppietta. Attenzione, che sono stati tanti i grandi campioni che se ne sono andati da Roma cominciando da Battistituta passando per Cassano e tanti altri come Lamela, perché la presenza di Totti era veramente troppo ingrombante. Totti non ha mai sopportato che qualcuno potesse essere il protagonista al posto suo.

Quindi un grande campione come giocatore senza dubio, ma é sempre stato un tipo problematico e che ha creato non pochi problemi alla squadra e l’ha fatta vincere paradossalmente meno di quanto avesse potuto nonostante l’amore che la tifoseria ha per lui. Quindi era una situazione difficile da risolvere e non mi meraviglia che alla fine si sia risolta in una maniera traumatica. Certo rimane la tristeza di quei pochi minuti giocati in una sconfitta contro il Real Madrid come una eventuale chiusura di carriera. Però speriamo che anche lui capisca la situazione e possa accordarsi con Spalletti per una chiusura di carriera piú dignitosa”.

Leonardo Fioravanti, figlio di Vittorio autore degli almanacchi ‘Datos Sport’ ed anche ex portiere del Deportivo Italia negli anni ’90, ci confessa: “Secondo me è pù la Roma che Spalletti. Hanno tentato di disfarsi di lui con Rudi Garcia e non ci sono riusciti. Ma, siccome Luciano Spalletti è un uomo con più carattere, è riuscito a fare il cosiddetto lavoro sporco. Purtroppo, per un calciatore come Totti che ha dato anima e cuore per questa società, uscire dalla porta piccola non è giusto. Se la Juve non è stata elegante con Del Piero, quello che ha fatto la Roma con il ‘capitano’ non è stato tanto bello”.

Totti è la Roma, Totti è la vita giallorossa, Totti è l’orgoglio di questa città, Totti ha rifiutato il Real Madrid per la sua squadra e Totti è colui che ha pagato di tasca sua gli stipendi ai dipendenti quando il grano nella famiglia Sensi, per colpa della Roma, stava per finire. Lo sappiamo! Sappiamo che Totti è stato il Dio del calcio italiano e sappiamo che a Roma Totti è più amato del Papa.

Messo da parte tutto questo, e non è facile. Luciano Spalletti prima di risolvere tutti i mali della Roma, sta provando a risolvere il problema più grande. Non definiremmo mai Totti un male ma un problema sì, quello si dove ammettere. Totti sta facendo il male della Roma, da diversi anni. Per troppo amore. Sì, perché si può far male involontariamente ad una persona o una squadra anche per troppo amore. Francesco sogna di vincere un altro scudetto con la Magica, sogna di essere ancora protagonista e non vuole digerire una triste verità: il tempo passa per tutti.

(Fioravante De Simone/Voce)

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