Terrorismo: Italia esposta al rischio di azioni eclatanti

Pubblicato il 02 marzo 2016 da redazione

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ROMA. – Dopo gli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre, è alto il rischio di nuove azioni “eclatanti” in Europa. E l’Italia – anche per il Giubileo in corso – è sempre più esposta alla minaccia jihadista. Che potrebbe essere portata anche da terroristi infiltrati tra i flussi migratori lungo la rotta balcanica.

Per prevenire il pericolo terrorismo e bloccare i trafficanti di uomini “fondamentale” è anche la stabilizzazione della Libia. Questo il quadro fornito dalla relazione annuale consegnata dai servizi d’intelligence al Parlamento. Il documento prende in considerazione anche gli altri pericoli per la sicurezza nazionale: dall’eversione interna, anarchici e brigatisti in prima fila, alla criminalità organizzata, al cyber, al sistema economico ed all’approvvigionamento energetico.

RISCHIO ATTACCHI ECLATANTI IN EUROPA – Parigi, evidenzia la relazione, “ha verosimilmente inaugurato una strategia di attacco all’Occidente destinata a consolidarsi”. E’ dunque “da ritenere elevato il rischio di nuove azioni in territorio europeo” e potrebbero essere “attacchi eclatanti” sullo stile di quelli francesi. Potenziali autori sia emissari dello Stato Islamico inviati ad hoc, inclusi foreign fighters addestrati in teatri di guerra, che militanti già presenti e integrati-mimetizzati in Europa.

Un “ulteriore elemento di pericolo” arriva poi dal rischio emulazione degli attentati francesi, portati avanti contro ‘soft target’ per i quali “è impensabile poter assicurare la protezione fisica”. La minaccia così delineata, ammettono i servizi, “che può concretizzarsi per mano di un novero diversificato di attori, rende il ‘rischio zero’ oggettivamente impossibile”.

ITALIA SEMPRE PIU’ ESPOSTA A MINACCIA – In questo quadro preoccupante, l’Italia non è risparmiata, anzi. Il Paese, si legge nel documento degli 007, “appare sempre più esposto” alla minaccia terroristica, anche se non sono emersi specifici riscontri su piani terroristici. La propaganda jihadista ha spesso indicato l’Italia come nemico per i suoi rapporti con Usa e Israele e per il suo impegno contro il terrorismo. La maggiore esposizione al rischio emerge anche in relazione al Giubileo e alla possibile attivazione di nuove generazioni di aspiranti ‘mujahidin’ che aderiscono alla campagna promossa dall’Isis.

IN CRESCITA FOREIGN FIGHTERS – A non far dormire sonni tranquilli sono poi i foreign fighters, circa una novantina, ed in costante aumento. Particolarmente critico appare, secondo l’intelligence, “l’auto-reclutamento di elementi giovanissimi, al termine di processi di radicalizzazione spesso consumati in tempi molto rapidi e ad insaputa della stessa cerchia familiare”.

Massima vigilanza, pertanto, è stata riservata al possibile rientro in Italia di soggetti che hanno combattuto nei teatri di guerra, nonché dei cosiddetti ‘pendolari’ in grado di muoversi liberamente nello spazio Schengen perché già residenti sul territorio italiano o i altri Paesi europei.

OCCHIO A FLUSSI MIGRATORI DA BALCANI – Problemi alla sicurezza arrivano inoltre dal massiccio flusso di migranti che preme sull’Italia. Non ci sono riscontri di infiltrazioni terroristiche tra gli arrivi dal Nordafrica, mentre il rischio “si presenta più concreto” lungo la rotta balcanica. Questo perchè la regione è zona di transito privilegiato di foreign fighters (oltre 900 sono partiti da lì per i teatri di guerra), nonchè area di “realtà oltranziste consolidate”.

Che potrebbero diventare “basi logistiche in grado di supportare pianificazioni terroristiche contro Paesi europei, incluso il nostro”. Le investigazioni fanno poi emergere l’attività di gruppi criminali brindisini nel trasferimento di migranti dalle coste della penisola balcanica meridionale verso l’Italia.

TERRORISMO INQUINA MERCATI FINANZIARI – Ed il terrorismo preoccupa anche per la sua dimensione economica. Lo segnala la relazione e lo ha detto anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. “Siamo di fronte – ha spiegato il ministro – ad una proliferazione della rete internazionale di finanziamento del terrorismo che sta inquinando i sistemi finanziari e i mercati e di conseguenza richiede particolare attenzione”. Il petrolio, ha aggiunto, “è una fonte rilevante di finanziamento per l’Isis, stimata in almeno 100 milioni di dollari annui”.

SISTEMA BANCARIO ITALIANO ESPOSTO – Infine, i servizi hanno segnalato le criticità del sistema bancario: la forte incidenza degli accantonamenti, derivanti dall’esigenza di coprire perdite potenziali per crediti deteriorati; l’ingresso nell’azionariato di soggetti stranieri animati da intenti speculativi ed il contagio, per le banche con un profilo internazionale, derivante da situazioni di instabilità in altri Paesi. La relazione evidenzia inoltre problemi, soprattutto negli istituti medi e piccoli.

(di Massimo Nesticò/ANSA)

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