Rio2016: la crisi non spaventa, lavori quasi completati

Pubblicato il 03 marzo 2016 da redazione

An aerial view of the Rio 2016 Olympic Park construction site in Rio de Janeiro, Brazil, July 29, 2015. REUTERS/Ricardo Moraes

An aerial view of the Rio 2016 Olympic Park construction site in Rio de Janeiro, Brazil, July 29, 2015. REUTERS/Ricardo Moraes

LONDRA. – La crisi morde il Brasile, precipitato dal boom che ne accompagnava ancora le ambizioni nel 2009, quando conquistò le Olimpiadi, ai timori e alle incognite di questi mesi. Ma i lavori per gli impianti e le infrastrutture di Rio 2016 sono “completati ormai al 90%”, mentre l’inaugurazione di agosto s’avvicina.

Parola del presidente del comitato organizzatore, Carlos Nuzman, che a Londra garantisce di fronte ai media occidentali sugli ultimi progressi e risponde a dubbi e polemiche giurando che il momento no dell’economia nazionale “non avrà impatto” sui Giochi.

A testimoniare questa realtà, afferma l’ex pallavolista della Panini Modena, sono i dati: già fruibile alla popolazione il Barra Olympic Park, pronti per i test event impianti come l’Olympic Aquatic Stadium, la struttura per il beach volley (la più grande realizzata al mondo, con una capienza di ben 12.000 spettatori, per questa disciplina tanto amata in Brasile), l’arena del tennis, i nuovi palazzetti dello sport. Oltre naturalmente al villaggio olimpico, esteso su un’area di 21.700 metri quadrati e consegnato giusto un paio di giorni fa, il primo marzo.

La macchina del più grande avvenimento sportivo mai ospitato dal gigante sudamericano lavora insomma a pieno regime, è il messaggio: con i suoi oltre 3.200 volontari e i “250.000 biglietti venduti in quattro giorni” su un primo contingente di mezzo milione messo a disposizione online. Avvocato di professione, Nuzman argomenta punto per punto la sua ‘arringa’. E anche sui dossier più problematici si mostra rassicurante.

Riguardo all’indagine francese sull’ex boss della Iaaf in disgrazia, Lamine Diack, e sui suoi presunti tentativi di condizionare l’assegnazione dei Giochi del 2016 e del 2020 (nel primo caso peraltro a favore del Qatar e contro Rio, a quanto pare), il dirigente brasiliano taglia corto: “Noi non siamo coinvolti e non abbiamo nulla da aggiungere”.

Quanto all’allarme del virus Zika, parla di “situazione sotto controllo”, riferisce d’una missione appena compiuta nel Paese dall’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) in vista di un rapporto, ridimensiona a “pochi atleti” il pericolo di forfait e annuncia aria condizionata per tutti a carico del comitato (nelle stanze del villaggio olimpico) per “ridurre al minimo il rischio di contatti con le zanzare”.

Le domande dei giornalisti inglesi battono in ogni modo sui possibili contraccolpi di una crisi che sembra aver cambiato non poco lo scenario brasiliano dal 2009 al 2016, in un panorama di proteste sociali e chiusure di scuole e ospedali. Il numero uno del comitato organizzatore non lo nega, ma insiste: il budget dei Giochi non ne risentirà, anche perché è autonomo e non alimentato da “risorse pubbliche”. Mentre l’eredità dell’evento, dice, gioverà alla gente comune: tanto più che alcuni impianti sono stati costruiti proprio nelle periferie povere della metropoli carioca, come nel caso del palazzetto della pallamano da cui “saranno poi ricavate 4 scuole”.

L’unico ritardo che Nuzman riconosce riguarda il velodromo, per il quale è stato cambiato in corsa l’appaltatore incaricato di posare il parquet di legno sulla pista. Ma i lavori sono già ripresi e conclusi per “oltre il 50%”: quindi non si dovrebbe sforare oltre le “due settimane”.

Al governo federale e a quello (boccheggiante) dello Stato di Rio restano demandate tuttavia alcune infrastrutture cruciali, gli si obietta. Ma Nuzman nota che il treno urbano di superficie e la quarta linea della metropolitana che arriverà a Barra da Tijuca – progetti aggiuntivi non indicati ai tempi candidatura, sottolinea – sono pure “pronti al 90%”. Anche se la linea 4, almeno per ora, passerà senza fermarsi da una delle favelas più popolate della città, quella di Cantagalo.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)

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