Parigi allunga la vita delle vecchie centrali nucleari. Proteste dei Paesi vicini

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PARIGI. – La Francia è molto convinta della sicurezza delle proprie centrali nucleari, tanto da pensare di prolungarne la durata di vita di dieci anni rispetto a quella inizialmente prevista. Ma i suoi vicini hanno molti più dubbi, e cominciano a mobilitarsi anche a livello istituzionale per chiedere la chiusura degli impianti più datati. A prendere la parola in materia è il portavoce del ministro dell’Ambiente tedesco, Barbara Hendricks, che ha attaccato senza mezzi termini la centrale di Fessenheim, la più longeva del parco francese, definendola “un rischio per la sicurezza” in quanto “troppo vecchia per essere ancora in attività”. E chiedendo che sia “chiusa il più in fretta possibile”.

Una dichiarazione che riprende le critiche già mosse nel settembre scorso, dall’esecutivo tedesco e dal governo locale del Baden Wurttemberg, alla decisione francese di mantenere la centrale attiva fino al 2018, e non chiuderla nel 2017 come aveva promesso Francois Hollande a inizio mandato.

La reazione delle istituzioni transalpine non si è fatta attendere. “Non ci sono motivi per chiudere” Fessenheim “dal punto di vista della sicurezza”, ha dichiarato in una nota l’Autorità per la sicurezza nucleare (Asn), spiegando che l’impianto “è del tutto nella media delle valutazioni”, ovvero “globalmente soddisfacente”. Un’eventuale chiusura potrebbe comunque arrivare, precisa l’Asn, per “decisioni di politica energetica di competenza del governo, che possono portare a scelte differenti”.

Due giorni fa era stato invece il cantone di Ginevra a prendersela con un’altra centrale nucleare francese “invecchiata”, quella di Bugey, già da anni nel mirino delle associazioni ecologiste, che sorge a una trentina di chilometri dal confine. Assistiti dall’avvocato ed ex ministro verde Corinne Lepage, i rappresentanti cantonali e municipali hanno sporto denuncia a Parigi contro la società che gestisce la centrale, con l’accusa di “messa a rischio della vita altrui ed inquinamento delle acque”.

La mossa, sottolinea il quotidiano svizzero Le Temps, era stata ampiamente preannunciata dalle autorità ginevrine, che avevano spiegato di volersi mobilitare in modo più attivo per fermare l’impianto di Bugey, anche in nome di una costituzione cantonale che li impegna a “fare tutto il possibile per opporsi a qualsiasi velleità nucleare, all’interno e nei pressi delle proprie frontiere”.

(di Chiara Rancati/ANSA)

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