Kim brandisce arma nucleare in risposta alle sanzioni dell’Onu

Pubblicato il 04 marzo 2016 da redazione

kim

PECHINO.- L’ordine è perentorio: “Nei confronti dei nemici è ora di cambiare la posizione di contrattacco militare con un atteggiamento preventivo sotto ogni aspetto”. Kim Jong-un brandisce anche l’arma nucleare, invitando i suoi soldati a “tenerla pronta per essere usata in ogni momento”, dopo ‘l’onta’ delle nuove sanzioni contro la Corea del Nord decise mercoledì all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e le imminenti esercitazioni militari congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud.

“L’unico modo di difendere la sovranità della nostra nazione e il suo diritto all’esistenza, vista la presente ed estrema situazione, è rafforzare ancora di più la nostra forza nucleare sia in qualità sia in quantità”, dice il leader in un dispaccio dell’agenzia ufficiale Kcna, che dà conto dell’ispezione sul campo in occasione del lancio di missili multipli.
A poche ore dalle sanzioni, il Nord ha sparato sei vettori a corto raggio finiti dopo circa 100-150 chilometri nel mar del Giappone.

“La situazione ha raggiunto una fase molto dannosa che non può più essere trascurata”, aggiunge il “giovane generale” in merito alle manovre annuali di Washington e Seul che vedranno schierato da lunedì uno staordinario combinato tecnologico e militare mai visto finora nella penisola coreana, tanto da preoccupare la Cina, in base agli allarmi dei media di Pechino.

A parte la tradizionale retorica, i margini di manovra per Kim e la Corea del Nord appaiono ristretti. La Cina, l’alleato storico, vuole marcare le distanze e gli editoriali della stampa governativa vanno in questa direzione (“il nucleare porterà Pyongyang su una strada morta”, ha scritto il Global Times), mentre anche i commenti del ministero degli Esteri sembrano improntati a un certo distacco e all’auspicio che le sanzioni siano l’avvio di un percorso di compromesso e di pace.

La Cina ha problemi più urgenti che dover assecondare un vicino così imprevedibile di cui è il principale sostegno: un Congresso nazionale del popolo che deve dare il via libera al piano quinquennale 2016-20 (quello per il corpo e la forma alla “nuova normalità” del presidente Xi Jinping); l’economia da riequilibrare; infine, la questione complessa come i contenziosi con i vicini nel mar Cinese meridionale che non necessitano di variabili come i sistemi americani anti-missile Thaad in Corea del Sud e le manovre navali tra India, Usa e Giappone vicino alle Filippine.

Le nuove sanzioni, le più dure contro Pyongyang negli ultimi 20 anni in risposta al test nucleare del 6 gennaio e al lancio del razzo/satellite del 7 febbraio, ammettono tra le altre cose le ispezioni su tutti i cargo riconducibili al Nord. Una nave nordcoreana è stata fermata dalla guardia costiera filippina senza che siano state trovate anomalie.

Il regime ha minacciato azioni severe: “Mobiliteremo diversi strumenti e modi a disposizione per avviare forti e spietate azioni, incluse quelle fisiche”, ha riportato ancora la Kcna, rilanciando la dichiarazione di un portavoce del governo. “Rigettiamo con decisione le sanzioni dell’Onu che valutiamo come la più sfacciata delle provocazioni possibili”.

(Antonio Fatiguso/Ansa)

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