Bimbo afghano riabbraccia i genitori dopo un anno

Pubblicato il 07 marzo 2016 da redazione

bimbo

BERLINO. – Un mazzo di fiori in mano e l’aria un po’ spaesata davanti alle telecamere: Mahdi mostra tutti i suoi 10 anni all’uscita del terminal dell’aeroporto di Hannover. Il piccolo profugo afghano ha riabbracciato dopo un anno i genitori e i fratelli, alla fine di un’avventura che rimarrà per sempre scolpita nella sua memoria.

Si era perso durante il tragitto dall’Afghanistan all’Europa, a gennaio dello scorso anno. I genitori lo avevano dato per morto e ormai non speravano più di poterlo rivedere. La tenacia di un volontario della Croce rossa, che non si è dato per vinto al dolore della famiglia Ramadi, ha avuto la meglio sul destino: il piccolo è stato rintracciato vivo, in Svizzera, dove era stato nel frattempo accolto da un’altra famiglia afghana. Finalmente il ricongiungimento, prima con i genitori e un fratello all’aeroporto, poi con le sorelle a Bad Bodenteich, nel nord della Germania, dove la famiglia alloggia.

Il padre Ibrahim, che se lo abbraccia ancora incredulo, ha gli occhi cerchiati di rosso. Gli stessi che avevano pianto Mahdi. Lo aveva creduto annegato, nell’affondamento di uno dei tanti barconi che non riescono a superare il braccio di mare fra la costa turca e l’isola greca di Lesbo, specie d’inverno, quando il vento soffia gelido e teso e l’Egeo può assomigliare a un oceano in tempesta.

Ora dice: “Sono stati momenti molto difficili per noi”. Alla madre le parole quasi non escono di bocca: “Il sentimento è indescrivibile”. E sorride felice. La famiglia era partita dall’Afghanistan nel gennaio 2015 per sfuggire alle persecuzioni e al matrimonio forzato che attendeva le due sorelle. Quattro mesi di cammino, poi l’arrivo sulla costa turca. Lì si era smembrata all’imbarco: la calca, le spinte, le grida e i profughi trascinati a forza sulle barche da trafficanti senza scrupoli.

Facile perdersi, anche se si prova a tenersi per mano. E Mahdi si era perso. Per giorni, il resto della sua famiglia lo aveva atteso al porto di Mitilene, il capoluogo di Lesbo, senza successo. Quindi il mesto proseguimento verso la terra promessa, quella Germania che nei mesi successivi sarebbe diventata la meta di flussi più robusti. Mahdi era poi riuscito a salire su un’altra barca, che si era capovolta. I genitori lo avevano saputo ed erano tornati in Turchia per cercarlo. Non sapevano che era riuscito anche lui ad approdare a Lesbo. E da lì, assieme a un’altra famiglia afghana, fino in Svizzera. Finalmente il lieto fine di questa moderna Odissea.

(di Pierluigi Mennitti/ANSA)

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