Obama sfida i Repubblicani e nomina il successore di Scalia

Pubblicato il 16 marzo 2016 da redazione

Federal appeals court judge Merrick Garland, receives applauds from President Barack Obama and Vice President Joe Biden as he is introduced as Obama's nominee for the Supreme Court during an announcement in the Rose Garden of the White House, in Washington, Wednesday, (ANSA/AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

Federal appeals court judge Merrick Garland, receives applauds from President Barack Obama and Vice President Joe Biden as he is introduced as Obama’s nominee for the Supreme Court during an announcement in the Rose Garden of the White House, in Washington, Wednesday, (ANSA/AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

WASHINGTON.- E’ battaglia aperta sulla Corte Suprema tra Barack Obama e i Repubblicani, con effetti immediati sulla già infuocata campagna presidenziale. Come aveva promesso, il presidente Usa ha annunciato, dopo settimane di consultazioni riservate, la nomina del successore di Antonin Scalia, il giudice conservatore morto in febbraio, che garantiva la maggioranza di destra nella massima Corte, ma il ‘Grand Old Party’ ha già ribadito che non la esaminerà al Senato, convinto che la decisione spetti al prossimo inquilino della Casa Bianca e quindi anche agli elettori.

La scelta di Obama è caduta su Merrick Garland, 63 anni, ebreo, un giudice della Corte d’Appello del Distretto di Columbia, dove era stato nominato da Bill Clinton nel 1997 e poi confermato con un sostegno bipartisan – 76 a 23 – che Obama ha voluto sottolineare quando ha annunciato il suo nome in un discorso appassionato nei giardini della Casa Bianca.

Il presidente aveva già preso in considerazione il suo curriculum per la Corte Suprema, ma poi la scelta era caduta su due donne. Garland é nato a Chicago e ha studiato legge ad Harvard (come Obama), divenendo direttore di ‘The Harvard Law Review’. Ha un passato anche nel dipartimento di giustizia, dove si occupò delle indagini del devastante attentato che nel 1995 uccise 168 persone a Oklahoma City.

La stampa americana lo dipinge come un giudice “centrista”, un progressista moderato, stimato nell’ambiente giuridico per la sua preparazione e serietà. Obama ne ha lodato anche l’integrità e la modestia, evidenziando come nella sua lunga carriera si sia guadagnato il rispetto e l’ammirazione dei leader democratici e repubblicani. Poi ha rivendicato di aver fatto scrupolosamente il proprio dovere e ha lanciato un appello al senato perché ora faccia il proprio, garantendo una audizione “corretta” e evitando il rischio di minare a lungo il processo democratico.

“Garland è la persona giusta e si merita la conferma”, ha concluso, prima che il giudice prendesse la parola stretto dall’emozione.

Scontato l’apprezzamento sul fronte democratico, anche da parte dei due candidati per la nomination alla Casa Bianca, Hillary Clinton e Bernie Sanders. Ma dai Repubblicani è arrivata subito un’alzata di scudi. A partire da Mitch McConnell, leader della maggioranza repubblicana al Senato, che ha confermato la sua decisione di non esaminare la nomina spiegando che si tratta di questione di “principio e non di persona”.

McConnell vuole evitare “ciò che sarebbe certamente un’aspra battaglia, a prescindere da quanto valida sia la persona nominata”, e ritiene che sulla decisione debbano avere “voce” gli elettori che voteranno il prossimo presidente. Gli ha fatto eco il repubblicano Paul Ryan, lo speaker della Camera: “il presidente ha tutto il diritto di fare la sua nomina e il Senato ha tutto il diritto di non confermarla”.

Si profila quindi un pericoloso muro contro muro che potrebbe congelare la nomina e paralizzare l’attività della Corte Suprema, dove ora siedono quattro giudici conservatori e quattro liberali. Uno scontro legato al ruolo cruciale della Corte stessa, chiamata a pronunciarsi nei prossimi mesi su una serie di temi politicamente esplosivi in Usa: immigrazione, aborto, la lotta contro il cambiamento climatico.

Con l’arrivo di Garland, l’equilibrio potrebbe spostarsi a sinistra per la prima volta dopo decenni. Per questo il Gop non arretra di un millimetro. Ma con la sua scelta Obama mette il partito repubblicano in forte imbarazzo. Difficile bocciare un giudice moderato ‘bipartisan’, già approvato in passato. Non solo.

Secondo un sondaggio Washington Post-Abc, il 63% degli americani ritiene che il Senato dovrebbe concedere l’audizione del giudice nominato dal presidente, contro il 32% contrario. Non facendolo, i repubblicani rischiano quindi di perdere voti anche nelle elezioni per il rinnovo parziale del Senato, contestuali come quelle della Camera alle presidenziali.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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