Obama a Cuba, il viaggio storico del disgelo

Pubblicato il 19 marzo 2016 da redazione

cuba

WASHINGTON. – Cuba inizia una nuova rivoluzione con la storica visita di tre giorni di Barack Obama, che non solo suggella il disgelo dopo 55 anni di guerra fredda, culminata nella crisi dei missili, ma è anche la prima di un presidente americano dopo 88 anni, quando nel lontano 1928 Calvin Coolidge vi inaugurò il congresso Panamericano.

A segnare la svolta sono anche piccoli indizi, come il poster apparso davanti al ristorante La Moneta Cubana, in una Avana vecchia tirata a lucido per l’occasione, con il volto di Obama e quello di Raul Castro, con le due bandiere e la scritta ‘bienvenido a Cuba’: mai prima d’ora all’Avana era comparsa pubblicamente l’immagine di un presidente statunitense.

In pochi giorni i cubani vivranno eventi impensabili sino a qualche mese fa, rompendo un lunghissimo isolamento con il mondo: dopo aver pregustato alcuni allentamenti delle restrizioni, dalla ripresa dei voli postali diretti a quelli commerciali che cominceranno a breve, vedranno l’inquilino della Casa Bianca incontrare nella loro isola i dissidenti, parlare di diritti umani, assistere ad una partita di baseball tra l’amata nazionale e una squadra americana.

E qualche giorno dopo la sua partenza, venerdì, potranno assistere gratis ad un concerto dei Rolling Stones nella Ciudad Deportiva dell’Avana, dove si attende quasi mezzo milione di persone: anche il rock sarà sdoganato.

Il viaggio di Obama appare quindi come un giro di boa che renderà irreversibile un riavvicinamento iniziato 15 mesi fa e voluto fortissimamente dal presidente Usa per girare pagina con un nuovo approccio più soft, dopo il fallimento di sanzioni che però il Congresso – dominato dai repubblicani – ben difficilmente revocherà a breve.

Il presidente americano atterrerà domenica pomeriggio all’Avana con Michelle, le due figlie Malia e Sasha, e una delegazione di parlamentari. Il primo incontro previsto, ma non ancora ufficializzato, è quello con il cardinal Jaime Ortega, arcivescovo della capitale che, insieme al Papa, ha avuto un ruolo chiave nel lungo processo di avvicinamento tra Stati Uniti e Cuba.

Lunedì si aprirà con una visita alla Plaza de la Revolución, dove Obama deporrà dei fiori in omaggio alla statua di José Martí, eroe dell’indipendenza. Quindi l’atteso incontro con Raul Castro, ma la Casa Bianca ha escluso quello con l’ex lider maximo Fidel. La sera è prevista anche una cena di gala. Nel pomeriggio il presidente americano incontrerà gli imprenditori cubani per discutere delle opportunità di sviluppo e di cooperazione.

Martedì invece è in calendario un suo discorso al Gran Teatro dell’Avana, che sarà trasmesso eccezionalmente in diretta dalla tv cubana: “sarà un discorso ai cubani, inclusi i cubani americani”, ha spiegato il vice consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Ben Rhodes, che ha partecipato personalmente ai negoziati ‘segreti’ con Cuba. Nel pomeriggio Obama assisterà alla partita di baseball – sport amatissimo in entrambi i Paesi – tra la nazionale cubana e i Tampa Bay Rays: non solo un momento di svago, dato che qualcuno ha già parlato di ‘diplomazia del baseball’, come lo fu il ping pong con la Cina negli anni Settanta.

Dopo Obama avrà altri incontri con esponenti della società civile, tra cui forse dei dissidenti: la lista non sarà negoziata con Cuba, assicura la Casa Bianca, ma c’e’ grande curiosità sui nomi per vedere se si tratta di esponenti di prima o seconda fila. Questo appare il momento più difficile della visita per Obama, incalzato dai repubblicani sullo sfondo della campagna presidenziale e da ong come Human Rights Watch perché difenda con fermezza i diritti umani in un Paese dove poco sembra cambiato su questo fronte.

Obama ha già promesso di farlo, rimarcando le “forti differenze” che restano con Cuba: sarà da vedere quali parole e toni sceglie. Intanto nella primavera del disgelo è boom turistico all’insegna del “prima che tutto cambi”.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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