Storico incontro tra Obama e Castro. Oggi è un giorno nuovo

L'arrivo di Obama a Cuba

OBAMA-CUBA

WASHINGTON.- “Este es un nuevo dia”: esordisce in spagnolo il presidente degli Stati Uniti Barack Obama promettendo “prima o poi” la fine dell’embargo quando prende la parola insieme a Raul Castro dopo una storica stretta di mano e un bilaterale di due ore e mezza nel simbolico palazzo della rivoluzione, dove l’inno e la bandiera americana si sono affiancati a quelli cubani.

E’ a fine di un’epoca, ma non ancora del duello su diritti umani e democrazia, sui quali i due leader hanno ribadito con “franchezza” le loro “profonde differenze” impegnandosi tuttavia ad “accettarle” e a cooperare, “privilegiando i legami che uniscono i due Paesi e i due popoli”, come ha sottolineato Castro.

Ma nella inattesa (per Castro) conferenza stampa finale, il presidente cubano è stato messo in imbarazzo quando un giornalista della Cnn, figlio di un cubano, gli ha chiesto perché nell’isola dei Castro ci sono i prigionieri politici. “Prigionieri politici? Mi dia la lista. Se ci sono, prima che cali la notte saranno liberati”, si è difeso stizzito Raul, all’indomani della retata che ha portato in carcere una cinquantina di attivisti per i diritti umani, comprese una ventina delle “Damas de blanco”, le mogli dei dissidenti in carcere.

Poi è passato al contrattacco, invitando a non politicizzare il tema e chiedendo tempo. “Nessun Paese al mondo rispetta tutti i 61 diritti umani” definiti a livello internazionale, mentre “Cuba ne rispetta 47″, ha accusato, elencando quelli tutelati nell’isola, come la salute, l’educazione, la parità di salario tra uomini e donne”.

Diritti non scontati negli Usa, come denunciano anche i candidati democratici alla Casa Bianca, anche se Castro preferisce non entrare nella campagna presidenziale americana (“Trump o Hillary? Non voto negli Usa”).

Obama accetta le rampogne di Castro sui talloni d’Achille americani “perché non dobbiamo essere immuni o timorosi delle critiche” ma sui diritti umani resta fermo pur senza salire in cattedra, sottolineando che la revoca dell’embargo da parte del Congresso dipende in parte anche dai progressi su questo terreno. Ma, pur non sapendo dire quando, promette che “l’embargo finirà” perché “quello che abbiamo fatto per oltre 50 anni non è servito né ai nostri interessi né agli interessi del popolo cubano”.

Per Castro la revoca è “essenziale”, l’embargo resta l’ostacolo principale per aprire una “nuova strada” nella relazioni tra i due Paesi, dopo i “risultati concreti” ottenuti in questi 15 mesi di disgelo con accordi e memorandum proseguiti anche oggi. Entrambi i leader insistono sulla volontà di proseguire il cammino, scommettono su un futuro, ha garantito Obama, “che sarà deciso solo dai cubani, e da nessun altro”.

Un futuro per il quale Obama ha chiesto a Castro più aperture economiche, più joint venture, assunzioni dirette dei cubani nelle società straniere. Perché la normalizzazione, e la speranza di un cambiamento del regime, passa prima di tutto attraverso il business: non a caso Obama, che poi parlerà agli imprenditori cubani, ha sottolineato di essere accompagnato a Cuba dalla più grande delegazione della sua presidenza, una quarantina tra parlamentari ed esponenti del mondo economico.

Ma il cambiamento passa anche attraverso l’accesso a internet, ora fortemente limitato dal regime e costosissimo: Obama ha promesso di voler aiutare Cuba ad andare sul web, annunciando un accordo tra Google e le autorità de L’Avana per sviluppare la rete wi-fi e la banda larga sull’isola. “Il cambiamento sta avvenendo qui e penso che Raul Castro lo capisca”, ha confidato il presidente Usa in una intervista alla Abc. “La nostra intenzione è stata di lasciare che la palla rotoli, sapendo che il cambiamento non avverrà da un giorno all’altro”, ha aggiunto.

“Distruggere un ponte è facile e richiede poco tempo, mentre ricostruirlo in modo solido è molto più difficile e lungo”, gli ha risposto a distanza Castro, che poi ha avuto tutta la famiglia Obama come ospite d’onore di una cena di Stato, sempre al palazzo della rivoluzione.

Obama ha voluto ringraziare pubblicamente il Papa e il cardinale Ortega per il loro “contributo decisivo” al riavvicinamento dei due Paesi e Castro per aver ospitato i colloqui di pace tra il governo colombiano e le Farc, proseguiti nell’isola sotto la supervisione del segretario di Stato Usa John Kerry. Dopo la giornata dedicata al governo cubano, Obama si rivolgerà direttamente al popolo cubano, con un discorso trasmesso in diretta dalla tv nazionale. E incontrerà alcuni dissidenti e assisterà ad una partita di baseball tra la nazionale cubana e una squadra americana: anche questa è diplomazia.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)