L’Isis alza il tiro. Guerra al cuore dell’Europa

Pubblicato il 22 marzo 2016 da redazione

Aeroporto Bruxelles, testimoni, ci sono feriti fermo immagine

Aeroporto Bruxelles, testimoni, ci sono feriti
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ROMA. – L’illusione è durata poco, pochissimo. Quattro giorni dopo l’arresto di Salah Abdeslam, l’Isis porta la guerra nel cuore dell’Europa e colpisce la sua capitale. Morti e feriti, aeroporto e metropolitana, il sistema nervoso e logistico della città al centro dell’attacco, portato con pianificazione militare e preparazione forse addirittura superiore ai recenti e sanguinosi attacchi di Parigi.

E non è finita qui: nella delirante rivendicazione dell’attacco, lo Stato Islamico minaccia nuove azioni, nuovo sangue versato, nuovi attentati in Europa. “Quello che temevamo è accaduto”, ha sintetizzato il premier belga Michel confermando che la guerra dell’Isis è tutt’altro che finita e che l’arresto di Salah potrebbe, paradossalmente, aver accelerato l’esecuzione di un attentato già pianificato nei dettagli e pronto ad essere eseguito.

Una risposta dell’Isis all’arresto di Salah? Paura che Abdeslam potesse raccontare dettagli sulle cellule dell’Isis ancora attive o dormienti in Belgio? Semplicemente una pianificazione del terrore già programmata da tempo? Tutte le ipotesi contengono probabilmente una parte di verità. Sta di fatto che l’Isis ha alzato il livello della sua guerra, alzato i suoi obiettivi. E sta di fatto che l’Europa, come in un angosciante e terrificante deja vu, rivive i momenti terribili dei giorni di novembre a Parigi e si ritrova impreparata e attonita a ripetere frasi già sentite troppe volte in passato.

I terroristi dell’Isis hanno messo a ferro e fuoco la capitale europea con attacchi simultanei che hanno anche provocato un ampliamento esponenziale del terrore con falsi allarmi che si sono susseguiti per ore. Potrebbe trattarsi di un attacco portato dagli ultimi uomini in circolazione della cellula alla quale apparteneva Salah, protagonista degli assalti di Parigi. Oppure potremmo essere di fronte ad una nuova ondata di attacchi portati da una nuova cellula.

D’altra parte il numero dei foreign fighter in Belgio è sempre alto e probabilmente in aumento in seguito al rientro dalla Siria di alcuni ragazzi delle banlieue brussellesi. Così come molto alte rimangono le folli motivazioni di chi tira le fila dell’organizzazione dell’estremismo islamico.

Di fronte al nuovo tragico e devastante episodio della guerra dell’Isis all’Europa e al mondo intero, i leader europei appaiono purtroppo, ancora una volta, sorpresi e impreparati. “Siamo in guerra”, ha detto il premier francese Manuel Valls. Le stesse identiche parole le aveva pronunciate il 14 novembre scorso dopo gli attacchi di Parigi insieme alle promesse, condivise da tutti i leader europei, di una nuova cooperazione europea, di un rafforzamento delle politiche comuni e del coordinamento delle intelligence.

Purtroppo, quattro mesi dopo, si ricomincia da capo. Combattere il terrorismo è molto difficile, è un’operazione al limite dell’impossibile. Fermare i kamikaze anche. Ma la vecchia Europa deve fare di più. Deve trovare una volontà comune e concrete azioni corali. Deve avere più forza e più coraggio, più idee e più visione.

Cominciando magari con un vero tentativo nel risolvere i grandi problemi che la circondano, costruendo meno muri per i migranti e i rifugiati e ritrovando l’antica solidarietà dell’accoglienza che è alla base della sua costruzione. Si può partire proprio da lì, senza compiere l’errore di chiudersi ulteriormente. Può essere il primo tassello per la costruzione di una struttura di sicurezza comune fatta di politica, cultura, umanità, intelligence e forza militare.

Il problema del terrorismo è globale, è una delle grandi sfide del nuovo millennio e si risolve tutti insieme, con uno sforzo comune. Molti analisti prevedono che, purtroppo, ci saranno nuovi attacchi. Forse, nuovi attacchi sono già pronti. Le parole non bastano più.

(di Stefano Polli/ANSA)

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