Renzi sprona l’Ue a unità, sicurezza comune contro il terrore

Pubblicato il 22 marzo 2016 da redazione

 Capitoline Hill lit up in the colours of the Belgian flag on Tuesday evening as a tribute to the victims of terror attacks in Brussels which left at least 34 people dead, Rome, 22 March 2016. ANBSA/ GIUSEPPE LAMI


Capitoline Hill lit up in the colours of the Belgian flag on Tuesday evening as a tribute to the victims of terror attacks in Brussels which left at least 34 people dead, Rome, 22 March 2016. ANBSA/ GIUSEPPE LAMI

ROMA. – Dopo Parigi, Bruxelles, cuore dell’Europa e simbolo delle istituzioni europee. L’Isis torna a colpire e ad uccidere cittadini comuni nei luoghi della vita quotidiana. Un attacco del terrore al quale l’Europa deve rispondere “andando fino in fondo” con un “patto europeo” che metta in comune sicurezza ed intelligence. Il premier Matteo Renzi, e con lui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiamano l’Europa all’unità.

Compattezza di istituzioni che, però, non fotografa la politica italiana con Matteo Salvini che chiede di “ripulire” le nostre città ed il premier che mette in guardia da “soluzioni miracolistiche e dalla chiusura delle frontiere”. Una “minaccia globale con killer anche locali” è la formula con cui Renzi sintetizza (in riunioni e contatti con i suoi omologhi europei, da Merkel a Hollande e Juncker) la nuova minaccia del terrorismo jihadista che colpisce in tutto il mondo con “attentatori che però vengono da dentro e si nascondono nelle periferie delle nostre città”.

Il presidente del Consiglio, poche ore dopo le esplosioni all’aeroporto e alla metro, chiama il premier belga Charles Michel ed esprime il sostegno e la solidarietà italiana anche esponendo a mezz’asta la bandiera belga a Palazzo Chigi accanto a quella italiana ed europea.

Una vicinanza di simboli che per l’Italia vuol dire di più: per affrontare una guerra che “durerà mesi, forse anni” serve prima di tutto “una struttura di sicurezza unitaria” e una condivisione di forze alla quale Roma “si mette a disposizione con la sua esperienza di forze dell’ordine e di intelligence da offrire”.

Lotta dura al terrorismo ma anche, è la linea italiana, una strategia che con l’educazione e l’integrazione non trasformi gli immigrati delle nostre città in potenziali kamikaze.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiede di affrontare “questa sfida decisiva con una comune strategia, che consideri la questione in tutti i suoi aspetti: di sicurezza, militare, culturale, di cooperazione allo sviluppo” perchè “in gioco ci sono la libertà e il futuro della convivenza umana”.

Tutt’altro che parole di circostanza, quelle di Renzi e Mattarella, in un momento in cui L’Europa fatica a trovare ricette comuni quasi su tutto, sull’immigrazione come sulla politica economica. “Non è il tempo degli sciacalli ma neanchè delle colombe” è l’altolà che il presidente del consiglio rivolge soprattutto in chiave di polemica interna. Visto che anche nel giorno della tragedia e del lutto, i distinguo tra partiti non si fermano.

Matteo Salvini, bloccato nella capitale belga, parla di “dichiarazione di guerra” dell’Is alla quale si deve rispondere solo in due modi: “bonificare i ghetti via per via, palazzo per palazzo” e chiudere le frontiere. E dritto contro il governo va la neocandidata al Comune di Roma Giorgia Meloni: “L’Europa brucia sotto i colpi dell’integralismo islamico e il governo sembra non accorgersene: Renzi, Alfano e Mattarella ci dicono che il terrorismo si combatte con la cultura ma è una frase buona per i cioccolatini”.

Accuse alle quali il premier risponde in due modi: da un lato convocando a Palazzo Chigi i capigruppo di tutti i partiti per chiamare ad uno spirito di unità nazionale davanti al terrore. Dall’altro respingendo al mittente soluzioni sempliciste. “Chi dice ‘chiudiamo le frontiere’ – ribatte – non si rende conto che spesso i terroristi sono già dentro, chi oggi fa polemica non capisce che tutti i cittadini hanno bisogno di sentirsi parte della stessa comunità: di fronte ad attacchi come questi non c’è colore politico o partitico”.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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