Allerta Usa sui viaggi, rischio nuovi attacchi in Ue

Pubblicato il 23 marzo 2016 da redazione

A banner for the victims of the bombings reads " I am Brussels" at the Place de la Bourse in the center of Brussels, Wednesday, March 23, 2016. (ANSA/AP Photo/Martin Meissner)

A banner for the victims of the bombings reads ” I am Brussels” at the Place de la Bourse in the center of Brussels, Wednesday, March 23, 2016. (ANSA/AP Photo/Martin Meissner)

WASHINGTON. – Sale la tensione in Usa dopo gli attentati Isis a Bruxelles, con un ‘travel alert’ del Dipartimento di Stato americano che avvisa i cittadini statunitensi dei “rischi di viaggiare in tutta Europa”, almeno sino al 20 giugno, per la minaccia di altri attacchi “a breve termine”, in particolare in eventi sportivi, siti turistici, ristoranti e mezzi di trasporto. L’invito, di buon senso, è quello di essere vigili nei luoghi pubblici, evitare i posti affollati ed avere una cautela speciale durante le feste religiose (domenica è Pasqua, ndr) e i grandi eventi.

Ma, mentre spuntano falsi allarmi (agli aeroporti di Denver e Atlanta) e si allunga la lista di feriti (una dozzina) e scomparsi americani (numero ancora imprecisato), cresce anche il dilemma del presidente Barack Obama: il presidente vuole evitare un maggior impegno in Medio Oriente ma fatica a rassicurare un’opinione pubblica sempre più inquieta sullo sfondo di una crescente pressione anche elettorale, in particolare da parte dei repubblicani, con Ted Cruz che propone di rafforzare il controllo nei quartieri musulmani, appoggiato subito dal frontrunner Donald Trump, favorevole anche al bando temporaneo delle persone di fede islamica negli Usa.

Obama è costretto a intervenire ancora durante la sua visita a Buenos Aires, come a Cuba, dove si è dovuto difendere dalle accuse di Trump e Cruz di non aver interrotto il viaggio per tornare in patria a coordinare la risposta americana. Dopo aver offerto assistenza a Bruxelles nelle indagini, il presidente ha ribadito la sua volontà di distruggere l’Isis ed “eliminare la piaga di questo terrorismo barbarico”: “E’ la mia top priority, e quella dell’intelligence, dell’esercito e dei diplomatici americani”, ha assicurato a fianco del presidente argentino Mauricio Macri.

“Il mondo si deve unire nel combattere il terrorismo, gli Usa possono sconfiggere l’Isis e lo faranno”, ha promesso, sottolineando la necessità anche di bloccare i canali di finanziamento al Califfato. “Perseguiremo l’Isis aggressivamente finché non sarà rimosso da Siria e Iraq e alla fine distrutto”, ha proseguito. “Non c’è una questione nella mia agenda più importante se non la sconfitta del gruppo di miliziani che ha colpito l’Europa, la questione è come farlo in un modo intelligente, efficace”, ha aggiunto, ricordando anche “i molti musulmani che esprimono la loro fede in modo diverso da quello che vuole questo gruppo”.

Per questo ha bocciato l’incendiaria proposta lanciata a New York da Cruz, che aveva accusato il sindaco Bill de Blasio di aver tolto i programmi di sorveglianza nei quartieri islamici della città: “è sbagliata”, “è contraria ai valori americani”, “è controproducente” nella lotta al terrorismo. Pure De Blasio e il capo della polizia della Grande Mela Bill Bratton hanno reagito duramente, chiedendo se “anche i nostri circa mille agenti musulmani sono una minaccia”.

Ma la comunità musulmana americana e le associazioni per i diritti umani sono sempre più preoccupate per l’escalation di proposte contro gli islamici. Obama sta cercando di disinnescare questa miccia, anche con la sua recente, prima visita ad una moschea in America. L’onda lunga degli attacchi a Bruxelles lo costringe tuttavia a riflettere ulteriormente sulla sua prudente linea ‘low profile’ e non pesantemente interventista in un Medio Oriente sempre meno rilevante per gli interessi americani e che gli appare “corrotto”, con leader “inaffidabili” o “scrocconi”, come ha confessato a The Atlantic.

Per ora Obama, come confida una fonte della Casa Bianca al Wp, ha rinunciato a lanciare un’offensiva a Raqqa e a Mosul, le roccaforti Isis in Siria e Iraq, nel timore di lasciare poi un ennesimo vuoto. Ma se non cambierà idea, la sfida più grande per lui sarà quella di trovare il tono giusto per rassicurare il popolo americano, predicando risolutezza e nello stesso tempo moderazione nella più divisiva campagna presidenziale americana.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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